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Revocato provvedimento per un uomo in divisa segnalato per stalking

“Ricevevo da lui anche sessanta telefonate al giorno”. Lo sfogo dell’ex compagna che terrorizzata lamenta di essere stata delusa dalle istituzioni

 

COSENZA – Una donna di Cosenza lamenta di non sentirsi tutelata dalle autorità a cui si è rivolta per chiedere aiuto. Le sue richieste sono state inizialmente accolte, ma adesso l’uomo che da un anno l’ossessionava ha ottenuto la revoca del provvedimento emesso a suo carico. Si tratta di un cinquantenne che indossa la divisa e che dall’avvio delle indagini non ha più posto in essere alcun tentativo di approccio con la sua ex compagna. Nei mesi precedenti però era arrivato sino al punto di pedinarla, appostarsi vicino casa e di telefonarle fino a sessanta volte al giorno. Nel suo appello la donna chiede all’autorità se vi siano mai stati altri casi di revoca in tempi così rapidi.  

 

“La violenza, – scrive la donna cosentina che per mesi è stata oggetto delle attenzioni ‘morbose’ del suo ex compagno – non è solo uno schiaffo o portare dei lividi sul corpo. E’ molto di più. E’ vergogna, è paura, è ansia, è timore di non essere compresi, è timore di non essere creduti, è sopratutto la consapevolezza di scontrarsi con il sospetto che chi è preposto non ti aiuti. Puoi anche accettare l’omertà intorno a te, ma non il senso di abbandono che percepisci confrontandoti con le istituzioni a cui ti rivolgi per chiedere tutela, protezione, aiuto e supporto. Da anni si legge che Forze dell’Ordine ed Enti vari, avviano continue campagne per sensibilizzare le donne, che subiscono silenziosamente violenza, inducendole a denunciare, ad uscire dal silenzio, a farsi coraggio, a fidarsi ed affidarsi alle Istituzioni gridando contro chi fa leva in modo vigliacco, su stati di ansia e paura.

 

E poi? Cosa succede? Difficile immaginarlo se non hai “toccato con mano”, ma io si lo so bene e voglio raccontare la mia storia e nello specifico cosa succede. Varchi la soglia dell’Istituzione alla quale decidi di chiedere aiuto e tutela, dopo un’enorme sofferenza e disagio, difficile da spiegare e quasi impossibile da comprendere, con un senso finalmente di sollievo e pensando che ti accoglieranno, dandoti tranquillità, serenità e protezione. Sin dal primo approccio, per quanto mi riguarda, ho riscontrato invece atteggiamenti ostili. Avrei voluto sentirmi dire ‘tranquilla, ora ci siamo noi’, però ho trovato scarsa considerazione, atteggiamenti volti a scoraggiarmi, sguardi solo di curiosità, nessun beneficio del dubbio (almeno nel primo momento). Mi sono trovata ‘sbattuta’ da un ufficio all’altro con poco tatto. Nonostante avessi appreso dalle varie campagne di sensibilizzazione che esiste un ufficio e gente che dovrebbe occuparsi solo di questo mi ero premurata di portare con me una richiesta scritta per segnalare la mia situazione di estremo disagio.

 

Un foglio che è passato da un dipendente all’altro per ore alla ricerca di qualcuno preposto ad apporre una semplice firma e un numero di protocollo. Alle 9:30 del mattino di martedì non c’era nessuno ad accogliere una donna in difficoltà, ho aspettato nei corridoi, mentre oltre 15 impiegati a turno hanno fatto il passamano della mia istanza: facevano telefonate, si allontanavano, mi chiudevano la porta davanti, mentre io continuavo ad attendere in piedi in corridoio. Non c’era nessuno che potesse firmare la segnalazione contro il collega presunto stalker. Poi mi sono infastidita, ho preteso che fosse protocollata e sono andata via demotivata, delusa e incredula, dalla leggerezza con la quale viene gestita una richiesta di aiuto per violenza di genere. Ho dovuto aspettare il mattino seguente quando sono stata invitata a ritornare per firmare un “verbale di ratifica” che probabilmente poteva essere compilato il giorno prima.

 

Inizia così una triste vicenda, con un fine incredibile che racconterò solo in parte dovendo omettere nomi ed episodi non documentabili. Dopo la segnalazione ricca anche di messaggi e telefonate che provavano ciò che sostenevo la persona segnalata, che peraltro porta una divisa, ha continuato ad assillarmi, incurante della richiesta depositata. Mi ha angustiata per oltre 15 giorni fino a quando, incredula, mi sono nuovamente rivolta all’Autorità integrando la richiesta con altra documentazione attestante i contatti successivi e chiedendo impaurita che questo soggetto fosse allertato e allontanato da me. Le indagini sono poi durate quattro mesi, alla fine dei quali è arrivato finalmente l’inevitabile provvedimento amministrativo richiesto. Provvedimento al quale, lo stalker, come da sua facoltà, si è opposto facendo ricorso al TAR. La sua richiesta è stata però rigettata e ho pensato: ‘finalmente è finita, sanno che ho ragione. Ho fatto bene a denunciare’.

 

Invece no. Dopo soli 20 giorni dall’ordinanza del TAR il mio ex compagno ha chiesto di nuovo la revoca del provvedimento e in data 27 luglio 2018 l’ha ottenuta, firmata dalla stessa persona che lo aveva emesso. Ha ‘fatto il bravo’ sei mesi, queste le loro motivazioni. A chi ha firmato questa revoca chiedo il perché, visto che solo 20 giorni prima la stessa Autorità si era opposta in modo fermo all’annullamento. Come mai un cambio così repentino di idee? Donne: denunciate, denunciate. Non abbiate timore, così dicono, ma la realtà per me è stata diversa. Mi sono sentita come se la mia dignità, i miei diritti, il mio dolore e la mia sofferenza fossero stati calpestati. Sono stata costretta a difendermi a mie spese. State attente a chi denunciate. A prescindere dalla mia vicenda personale, non ritengo accettabile nelle Istituzioni, nelle quali sottolineo di aver incontrato anche esempi di persone splendide e aperte al dialogo, ve ne siano altre che così operando non fanno sentire tutelato chi denuncia. In ogni caso mi sforzerò a dare ancora loro fiducia opponendomi legalmente a questa revoca”.

 

L’Autorità a cui la donna si è rivolta, contattata dalla redazione, ha confermato la vicenda, affermando che però vi sono stati alcuni fraintendimenti.




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