L’ex Questore di Cosenza condannato dopo la denuncia sporta dal sindacato di Polizia

Guido Maria Marino, oggi Questore di Roma, è stato condannato per comportamento antisindacale

 

COSENZA – L’ex Questore di Cosenza condannato per comportamento antisindacale. “Soddisfazione legittima del Segretario Provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia Antonio Giordano  – si legge in una nota del sindacato SAP – per la sentenza della Corte di Cassazione che pone la parola fine alla vicenda che lo ha visto protagonista contro l’allora Questore di Cosenza Guido Maria Marino. Quest’ultimo secondo la Suprema Corte adottò un provvedimento disciplinare nei suoi confronti, ponendo in essere un comportamento riconosciuto definitivamente come antisindacale. Il SAP – Segreteria Provinciale di Cosenza in persona del suo Segretario Antonio Giordano, rappresentato e difeso dagli avvocati Brunella e Pierluca Bonofiglio del foro di Cosenza – aveva presentato appello avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Cosenza proposto dal SAP contro la Questura di Cosenza. Appello accolto dalla Corte di Catanzaro, con riconoscimento del comportamento antisindacale dell’allora Questore di Cosenza, oggi Questore di Roma.

 

Impugnando la sentenza il Ministero dell’Interno aveva presentato ricorso presso la Suprema Corte che, ancora una volta, ha riconosciuto la correttezza del comportamento del sindacalista e la assoluta inammissibilità del ricorso del Ministero posto che “le censure dallo stesso mosse miravano esclusivamente a prospettare un diverso apprezzamento delle prove e delle circostanze di fatto valutate dal Giudice di merito in senso contrario alle aspettative del ricorrente” e a ottenere una, inammissibile, rivalutazione della condotta tenuta dal Giordano. I fatti prendono spunto da un articolo apparso nel giugno 2006 sui quotidiani locali nel quale il Sindacato Autonomo di Polizia denunciava incapacità gestionali ed amministrative all’interno della Questura di Cosenza, allora diretta da Marino, nonché disparità di trattamenti e negligenze ed alla quale era seguita l’apertura di un procedimento disciplinare con contestazione di addebiti allo stesso sindacalista del SAP, presupponendo una strumentalizzazione della sigla sindacale.

 

Così a seguito della contestazione, il sindacato aveva inoltrato ricorso per comportamento antisindacale dell’allora Questore di Cosenza. Il Tribunale di Cosenza, D.ssa Verde, aveva ravvisato che la condotta per cui era causa fosse da qualificare come antisindacale ed aveva conseguentemente accertato e dichiarato antisindacale anche la contestazione di addebiti fatta al sindacalista, ravvisando che il medesimo avesse legittimamente esercitato il diritto sindacale di critica diretta nei confronti della gestione dei poteri amministrativi e disciplinari senza mai effettuare attacchi di natura personale al Questore o considerazioni relative ad aspetti esorbitanti dallo svolgimento delle funzioni istituzionali. Successivamente, però, il Tribunale di Cosenza, a seguito di opposizione al decreto, aveva riformato la decisione. Con la sentenza, emessa ieri dalla Suprema Corte, si cristallizza il riconoscimento della correttezza del comportamento del Dott. Giordano e l’antisindacalità di quello dell’allora Questore di Cosenza che oggi dirige, addirittura, la Questura della Capitale, con le evidenti conseguenze connesse.

 

Naturalmente enorme è la soddisfazione, anche dei Legali protagonisti, per il risultato raggiunto perché dopo i pur comprensibili lunghi tempi della giustizia, durante i quali si è verificata una vera gogna mediatica per Giordano, quasi fosse stato un denigratore e che ha provocato alla sigla sindacale ed allo stesso Segretario notevoli danni, finalmente – conclude il SAP – vi è stato il riconoscimento della sussistenza dei legittimi diritti esercitati in difesa degli operatori di Polizia. La statuizione costituirà senz’altro un valido precedente giurisprudenziale da utilizzare in casi analoghi in difesa dei sacrosanti diritti di ciascun appartenente alle forze di Polizia contro l’illegittimità di alcuni provvedimenti ingiustamente adottati”.