Nuovo ospedale, Rende (Pd): «Superare le guerre di quartiere»

I cittadini partecipino al dibattito sulla salute. Prevale l’immobilismo campanilistico che ha impedito in un anno di convocare il Consiglio comunale chiamato a decidere sulla localizzazione

 

COSENZA – «Il caso del nuovo Ospedale regionale di Cosenza, che si trascina in modo politicamente scandaloso, si può considerare l’ennesima prova che la visione miope e spesso personalistica delle sue classi dirigenti rappresenta il vero impedimento alla crescita della Calabria. Dobbiamo aspettarci qualche altra denuncia giornalistica come quelle abituali su “La Stampa” di Torino o Il “Corriere della sera” per capire che un reperto simile non resterà ancora nascosto all’attenzione della nuova Ministra della Sanità, Grillo, che è meridionale, di Napoli e non potrà tollerare e permettere a lungo una guerra tra poveri nella peggiore Sanità regionale del sistema italiano, come rilevato spesso dall’Agenzia di valutazione delle strutture ospedaliere e territoriali?» Ritorna sull’argomento Bianca Rende, consigliere comunale bruzio del Pd

«Mentre altrove si discute di “Servizi sanitari 4.0”, con completa digitalizzazione dei percorsi di cura e visita a distanza del paziente, nella nostra Regione, con l’economia più depressa d’Italia, prevale l’immobilismo campanilistico che ha impedito, ad esempio, in un anno di convocare il Consiglio comunale chiamato a decidere sulla localizzazione del nuovo ospedale; lo stesso immobilismo campanilistico ancora oggi  procrastina la decisione senza limiti di tempo, col rischio concreto (e, forse, l’irresponsabile intenzione) di  vedere  svanire le risorse destinate a questo importante investimento dai “Patti per il Sud” dei Governi Renzi-Gentiloni.

C’è bisogno di discutere tra noi per stabilire, una volta per tutte, che nessuno dei cinque principi che i LEA devono rispettare (dignità della persona, bisogno di salute, equità nell’accesso alle prestazioni, qualità e appropriatezza delle cure, economicità nell’impiego delle risorse) viene pienamente rispettato oggi nell’esercizio dell’Annunziata per difficoltà che sono principalmente di natura strutturale? Ed è necessario premettere ogni volta che solo grazie all’abnegazione di personale medico, paramedico ed ausiliario la situazione, specie del Pronto Soccorso, non precipita a bolgia dantesca? Non si può sopperire alla carenza strutturale di un Ospedale nato quando la medicina non era entrata ancora nell’era dell’informatica, della telematica, delle diagnosi e delle cure a distanza, con la personale bravura e dedizione delle persone che lavorano lì dentro: c’è bisogno di una struttura che riesca a cogliere tutte le più recenti scoperte in fatto di diagnosi e cura delle malattie.

Acquisito questo dato, il problema dello spopolamento a sud opposto come obiezione alla decentralizzazione del sito, è un problema risolvibile con la realizzazione della casa della salute e la concentrazione dei servizi sanitari di base e territoriale sulla quale si è già registrata ampia disponibilità da parte dell’ente finanziatore e che può essere formalizzata in un Accordo di programma per la maggiore tranquillità di tutti. Non vi è, poi, chi non veda, come un insediamento così importante in un’area riqualificata ma ancora poco dinamica economicamente come quella di via Popilia, porterebbe opportunità di lavoro e maggior benessere laddove le percentuali di reddito pro capite sono ancora tra le più basse della città. Perché continuare ad agitare pretesti? Perché opporre questioni rionali, laddove il tema è icto oculi di dimensioni più vaste e strategiche?

Il Consiglio comunale di Cosenza, per quanto provocato da opacità e ritardi nel dialogo delle parti istituzionali, non può limitarsi ai verbali di una Conferenza di servizi né sollevare questioni di carattere meramente localistico, ma deve ora, e non solo nelle campagne elettorali, sollevare il tema dell’area urbana e della città unica come premessa a un rinnovamento istituzionale e politico. Non averlo fatto sulla localizzazione dell’Università o sul piano trasporti collettivi ha costretto e costringe sempre a iniziare daccapo il discorso della città-territorio che non decollerà mai per i ritardi del politicismo, mentre decollano modelli più virtuosi e incisivi come quelli di Rossano-Corigliano e dei Casali del Manco.

La questione in campo non è solo urbanistica, ma eminentemente politica e richiede visioni alte e prospettiche. La classe dirigente attuale è capace di illuminare un percorso che condizionerà la vita delle generazioni che ci succederanno per i prossimi decenni? O vogliamo limitarci a guardare ai prossimi 24 mesi di campagna elettorale per le elezioni regionali, scommettendo magari di lucrare sul fallimento altrui? Qui la partita è molto più impegnativa e dovrebbe vederci tutti sulla stessa linea, a difesa della salute dei cittadini e del loro diritto a curarsi in ambienti performanti e confortevoli.

Personalmente non assisterò inerme a polemiche di bassa politica su questioni così determinanti e invito i cittadini a fare altrettanto, a formarsi una idea e rappresentarla in ogni sede, a partecipare ad una decisione che non può che essere collettiva e che ha già visto l’assunzione di una posizione chiara e autorevole da parte degli operatori di settore oltre che delle associazioni di difesa dei diritti del malato. E’ tempo di far prevalere la Politica, quella alta, e di superare le guerre di campanile, anzi di quartiere, anzi personali. La città ci guarda e soprattutto ci guarderà il futuro che non vedremo, ma che dobbiamo favorire e costruire in maniera altruista e responsabile».

 

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