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Convegno su “Foreste e boschi. Tutela e valorizzazione”, la prevenzione contro gli incendi (FOTO)

Negli ultimi anni il problema degli incendi boschivi ha assunto dimensioni a dir poco drammatiche, tanto da destare preoccupazione e allarme a ogni livello

 

COSENZA – Ogni anno, con una cadenza quasi prestabilita, assistiamo a questo gravissimo fenomeno che tanti danni, sia economici che ecologici e sociali, apporta nel nostro paese. Per parlare della possibile azione di prevenzione che possa contenerlo e limitarlo, si è tenuto nei giorni scorsi presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza il convegno “Foreste e boschi. Tutela e valorizzazione” organizzato dalla stessa Biblioteca, dal Club  per l’UNESCO di Cosenza, dal Comitato “Stop Incendi  Calabria”, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali Provinciali di Cosenza, dall’Associazione “Verdi Ambienti e Società” (VAS) e dal Club Alpino Italiano Sezione di Cosenza; ed in concomitanza con l’evento la Biblioteca Nazionale ha organizzato anche una mostra bibliografica sui boschi e sull’ambiente.

Il convegno è stato introdotto e moderato dal direttore della Biblioteca Nazionale, Rita Fiordalisi, che ha sottolineato in apertura l’importanza che riveste la tutela e la valorizzazione dei boschi e delle foreste alla luce del rilevante numero di roghi che si sono verificati in tutta la Regione e, in particolare nella nostra provincia.
È intervenuto successivamente Enrico Marchianò del Club UNESCO Cosenza che ha introdotto le novità introdotte dall’approvazione nello scorso aprile del Testo unico forestale. Il documento ha suscitato in parte pareri positivi dai soggetti coinvolti, poiché esso può rappresentare un strumento utile per studiare meglio il patrimonio forestale, l’abbandono delle colture e tentare di sviluppare un’economia verde che stenta a decollare.

L’aspetto negativo, a parere di Marchianò, è invece rappresentato dall’equiparazione dei boschi ai terreni agricoli abbandonati e l’introduzione del concetto di “gestione attiva delle foreste”. Il nuovo decreto considera, infatti, “incolti” i boschi che non sono stati tagliati e allo stesso modo sono giudicati i terreni agricoli che hanno vissuto un rimboschimento spontaneo. Viene anche previsto che le regioni, in base alla loro funzione centrale di gestione del proprio patrimonio forestale, possano persino imporre il taglio dei boschi ai privati contro la loro volontĂ . Il piano sembra privilegiare lo sfruttamento economico delle foreste, a discapito del loro ruolo ecologico e della biodiversitĂ  e tralasciando del tutto l’impegno a tutelare i boschi per poter conservazione meglio la natura.

Altro intervento è stato quello di Francesco Cufari, ordinario dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali della Provincia di Cosenza che ha segnalato soprattutto il mancato coinvolgimento, a tutti i livelli istituzionali, di validi professionisti della materia, come i dottori agronomi e forestali, per studiare le attività necessarie per preservare foreste e terreni agricoli. Questo mancato coinvolgimento può rappresentare un ostacolo alla possibilità di intervenire preventivamente su situazioni catastrofiche come il disboscamento incontrollato e il dissesto idrogeologico che rappresenta spesso la prima causa di frane e smottamenti.

Pino Boccia di VAS Calabria ha invece sottolineato che con l’arrivo della stagione estiva, ritorna il rischio incendi per il patrimonio boschivo italiano. Il 2017 è stato un anno orribile per le foreste e i boschi italiani, con oltre 140.000 di ettari andati in fumo, quasi tre volte quelli del 2016. I fondi per la prevenzione in Italia negli ultimi anni sono stati sostanzialmente azzerati, eppure la prevenzione – ha continuato Boccia – è l’unica via possibile per combattere gli incendi e ridurre la pericolositĂ  di eventi catastrofici come frane, incendi e alluvioni. “Quello che si spera, ha poi dichiarato Boccia a latere dell’evento, è che il nuovo ministro dell’ambiente di questo governo, il Generale Costa proveniente dall’ex Corpo forestale dello Stato, voglia impegnarsi a reperire risorse finanziarie per fronteggiare e prevenire tali eventi”.

Il successivo intervento di Marcello Nardi del Club Alpino italiano è stato incentrato sulla assoluta mancanza di collaborazione con le istituzioni nazionali e regionali, più volte sollecitate dall’associazione e sulle centrali a biomasse oggi presenti in Calabria, a Rende, Stromboli, Crotone, Cutro e Laino Borgo. In particolare è rilevante la posizione della centrale situata a Laino Borgo, all’interno del Parco del Pollino, che produce un alto grado di inquinamento anche attraverso l’approvvigionamento di materiale di riciclo effettuato in zone lontane dall’impianto di produzione dell’energia, ben oltre il limite massimo imposto dalla legge di 70 km. Non ultima poi la scelta incomprensibile di installare una tale centrale in un parco nazionale le cui aree dovrebbero essere vincolate e protette.

A seguire è stato introdotto Remo Garropoli che ha illustrato obiettivi e attività del Comitato “Stop incendi in Calabria” creato in collaborazione con dell’associazione longobucchese “Spegniamo il fuoco, accendiamo il futuro” e la petizione online “#stopincendicalabria”, che ha raccolto migliaia di firme. L’obiettivo del CSI Calabria è quello di comprendere e denunciare le cause della distruzione di ettari ed ettari di macchia mediterranea e sensibilizzare la società civile, realizzando una rete di associazioni su base comunale che si occupi della salvaguardia del patrimonio boschivo e del paesaggio calabrese. Solo facendo rete e fronte comune, ha affermato Garropoli, si potranno prevenire gli innumerevoli episodi di incendi dolosi che ogni anno in estate devastando il patrimonio boschivo della Calabria.

La causa principale di questi disastri è, tra l’altro attribuibile al fallimento del Sistema anti incendio boschivo regionale (Aib), all’assorbimento del corpo forestale nell’arma dei carabinieri e al passaggio di funzioni dell’Aib al corpo dei vigili del fuoco. Fondamentale resta comunque il coinvolgimento della intera cittadinanza chiamata a vigilare e a lanciare allarmi nel caso di avvistamento di incendi. Anche per questo l’associazione a creato un applicazione chiamata “Comitato Stop incendi Calabria” che permette di avere a disposizione i dati aggiornati relativi agli incendi boschivi.

La questione posta da Francesco Iovino, del laboratorio di Cartografia ambientale e Modellistica idrogeologica dell’universitĂ  della Calabria, è stata incentrata, invece, in una accurata disamina del fenomeno degli incendi boschivi che viene definito un problema antico ma attuale, addebitale nella maggior parte dei casi all’azione umana. La Calabria appare una regione veramente sfortunata in questo senso se è vero che nel corso del 2017 si sono verificati oltre 10mila incendi che hanno portato alla distruzione di oltre 30mila ettari di superficie boschiva. È un fenomeno antico che ogni anno, quasi sempre negli stessi periodi, si ripete e investe il bosco in tutte le sue molteplici funzioni e procurando danni diretti ed indiretti. Quelli propriamente diretti sono facilmente valutabili poichĂŠ rappresentati dal valore della massa legnosa andata perduta, mentre quelli indiretti sono legati a funzioni inestimabili quali la difesa idrogeologica, la produzione d’ossigeno, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico e le possibilitĂ  di lavoro per numerose categorie.

Tra le cause degli incendi boschivi la prima va ricercata con il forte spopolamento delle zone dell’alta collina e della montagna che hanno di fatto eliminato tutte quelle pratiche agronomiche e selvicolturali che nel passato venivano effettuate nelle campagne e nei boschi per rendere il bosco piĂš resiliente agli incendi.

Ultimo a intervenire il capitano Angelo Roseti dei Carabinieri Forestali che richiamando il passaggio di competenze ai Vigili del Fuoco e a Calabria Verde ha chiarito quali sono i compiti investigativi a cui sono chiamati oggi i Carabinieri Forestali dopo gli incendi e la mancata attuazione, in alcune realtà territoriali, del Catasto degli Incendi da parte dei Comuni interessati. L’attività di prevenzione e di repressione a cui sono chiamati i Carabinieri Forestali, spiega il capitano Roseti, è spesso difficile a causa delle scarse possibilità di individuare gli autori degli incendi in flagranza di reato per l’ampiezza delle aree da sorvegliare. In questo caso è assolutamente indispensabile che la cittadinanza partecipi attivamente segnalando tempestivamente i focolai o gli eventuali piromani all’opera. La chiusura dell’evento è stata, infine, affidata alle immagini del video “Dulce Lignum”, realizzato dal “CSI Calabria” e “Longobucchesi Contro gli Incendi” con le musiche del maestro Sandro Meo.