Apocalisse, chieste condanne per oltre 240 anni di carcere

Ventotto anni di reclusione per Marco Perna, figlio del boss Perna, ritenuto  il capo del gruppo dedito allo spaccio; per i “luogotenenti” Francavilla, Giannone e Minieri rispettivamente 22, 25 e 23 anni di carcere

 

COSENZA – Richieste severe e pesanti quelle formulate dall’accusa nel processo Apocalisse contro il presunto clan Perna. A formulare le accuse i pubblici ministeri della Distrettuale Antimafia di Catanzaro Camillo Falvo e Domenico Assuma. I 21 imputati sono accusati a vario titolo di “associazione tra loro al fine di commettere piu’ delitti e in particolare quelli di importazione, trasporto, detenzione e cessione, a qualsiasi titolo, di quantitativi di sostanza stupefacente tipo marijuana, hashish e cocaina, svolgendo in seno al sodalizio i ruoli Marco Perna di promotore e dirigente che svolge tenendo i rapporti con i cedenti lo stupefacente e quale necessario referente dell’organizzazione e degli altri affiliati, che gli si rivolgono per ogni decisione riguardante l’attivita’ di approvvigionamento e spaccio dello stupefacente, nonche’, per qualsiasi altra operazione di rilievo.

Pasquale Francavilla, Giovanni Giannone e Andrea Minieri con il ruolo di organizzatori esplicato nel coordinamento dell’attivita’ di spaccio e nella sua contabilizzazione; Giuseppe Chiappetta, Alessandro Andrea Cairo, Andrea D’Elia, Ipolito Tripodi, Luca Pellicori (oggi collaboratore di giustizia), Giuseppe De Stefanis, Riccardo Gaglianese, Danilo Giannone, Paolo Scarcelli, Francesco Scigliano, con il compito di trasportare e vendere stupefacente in Cosenza e luoghi viciniori; Giacinto Bruno, Ivano Ragusa e Alessandro Marco Ragusa, con il compito di custodire o stupefacente destinato allo spaccio; Denis Pati, Domenico Caputo, Francesco Porco, Giuseppe Muto, poiche’ “pusher” che trovano nel gruppo “Perna” una fonte stabile e duratura di approvvigionamento di stupefacente da successivamente reimmettere sul mercato al dettaglio

Le aggravanti: del metodo mafioso; gli associati sono in numero superiore a 10; la consorteria annovera persone dedite all’uso di sostanza stupefacenti; lo stupefacente viene adulterato con altre sostanza, in modo che ne risulti accentuata la potenzialita’ lesiva; lo stupefacente viene trasportato, ricevuto, ceduto  detenuto in luogo di deposito in ingenti quantitativi; la consorteria e’ armata in particolare i promotori dispongono di armi che tengono appostate e fanno scorrere fra gli associati alla bisogna.

Dunque 34 capi di imputazione per i 21 imputati snocciolati uno dietro l’altro durante una requisitoria durata piu’ di quattro. Il collegio difensivo ha richiesto l’acquisizione di copiosa produzione documentale. L’accusa ha richiesto l’acquisizione della sentenza di condanna con rito abbreviato per Silvio Gioia, oggi collaboratore di giustizia insieme a Luca Pellicori: per ognuno il pentimento e’ giunto dopo l’arresto: Gioia nel 2013, Pellicori nel 2017; verbali di perquisizioni dei sequestri della contabilita’, verbali di perquisizioni domiciliari e di viaggi all’estero del 10 dicembre 2014 con l’individuazione dei soggetti oggi imputati.

IL DELITTO ASSOCIATIVO

Il pubblico ministero della Dda Camillo Falvo inizia la requisitoria che continuera’ poi il collega Assumma, parlando del delitto associativo, articolo 74 “in un dibattimento lungo con alternanza di pubblici ministeri da Pierpaolo Bruni oggi procuratore capo della Repubblica di Paola, al pm della Dda Falvo e successivamente Assumma”. Per Falvo “l’istruttoria dibattimentale ha fornito la dimostrazione della penale responsabilita’ degli imputati perche’ le prove raccolte sono piu’ che sufficienti per sgomberare ogni ragionevole dubbio. Questo procedimento nasce con un carico probatorio gia’ sufficiente per il rinvio a giudizio a cui si sono aggiunte le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gioia e Pellicori. Nessuno dei collaboratori parla per sentito dire e a loro si sono aggiunti altri due collaboratori di giustizia Francesco Noblea e Vincenzo De Rose che a Cosenza hanno sempre trattato lo spaccio di droga e la conoscono bene, aggravando la posizione degli imputati.

Abbiamo le indagini intercettive – continua Falvo – notevolmente probanti del delitto associativo; il sequestro della droga, il verbale di arresto e gia’ tutto questo era sufficiente con le dichiarazioni  di Gioia e gli altri collaboratori di giustizia. Stendo un velo pietoso su cio’ che e’ successo all’esterno del processo con i manifesti e quello detto sui collaboratori. Del delitto associativo contestato nell’udienza preliminare sono stati esclusi D’Elia, Pati, Caputo, Porco e Muto. Le contestazioni individuano il capo in Perna Marco. Gli organizzatori in Francavilla, Minieri e Giannone detto “U gaddrinaru”. Forse manca Pellicori ma c’e’ un dato di cui non si puo’ non tenere conto: durante le indagini era detenuto. Tutti gli altri devono rispondere a titolo di partecipazione”. Falvo poi elenca le aggravanti contestate e passa a delineare il perimetro entro cui ci si muove per l’associazione dedita al narcotraffico. “Non e’ necessaria una organizzazione dettagliata con spacciatori individuali; la giurisprudenza dice che sono organizzazioni che nascono sul campo. Gli elementi individuati per il delitto associativo sono: l’esistenza del vincolo associativo stabile nel durare nel tempo; l’indeterminatezza nel programma; l’esistenza della struttura organizzativa: l’associazione aveva una distribuzione di ruoli ben determinata con luogotenenti di Perna: Francavilla, Minieri e Giannone. Tutti questi elementi emergono dall’istruttoria.

Nel corso delle intercettazioni loro parlano di lavoro. Per loro spacciare era un lavoro. Alcuni si lamentavano, non avevano un giorno di liberta’, non arrivavano gli stipendi, facevano il rendiconto di quanto avessero guadagnato nell’arco di due anni suddividendoli in mesi;  e poi ci sono i luoghi e la disponibilita’ delle armi e la consapevolezza di agire nell’ambito del gruppo. Secondo l’articolo 74 siamo davanti ad una associazione e mi riferisco ad una pronuncia di merito prodotta stamattina nei confronti di Gioia Silvio in cui si riconosce la sua appartenenza al gruppo Perna.

E’ da questo dato che dobbiamo partire; il gruppo Perna si colloca in un territorio particolare, quello cosentino. La criminalità organizzata cosentina è diversa, tenta a distribuirsi lo spaccio di droga. Cosenza è dilaniata. Tra i collaboratori sentiti ce nè uno che ci fa un elenco di 300 – 400 spacciatori. Il gruppo Perna si era ritagliato uno spazio per lo spaccio di droga. Le piazze si assegnano dalle organizzazioni criminali, ma il gruppo Perna è esso stesso organizzazione criminale.

IL RUOLO DI MARCO PERNA

Marco Perna è figlio di Francesco Perna, detenuto al 41bis. E’ il riconoscimento di questa appartenenza ne abbiamo traccia nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Perna Marco è definito da tutti il capo. Sul suo ruolo ci sono innumerevoli intercettazioni: in alcune il ruolo di leader è riconosciuto da Francavilla. Il ruolo di Perna viene illustrato in modo preciso da Pellicolri Luca, che prima di essere appartenente al gruppo era anche legato da vincoli di amicizia: abitava nella stessa palazzina, erano predisposte le telecamere, mangiavano assieme agli arresti domiciliari, facevano entrare sostanza stupefacente in carcere, continuavano a spacciare anche ai domiciliari. In una conversazione ambientale tra Perna e Francavilla, parlano di scala gerarchica, obiettivi raggiunti nel tempo (10 anni fa) e Francavilla gli riconosce il ruolo di leader». Il pubblico ministero Falvo parla poi del gruppo riferendosi ad una intercettazione “all’indomani della sorveglianza speciale di Perna in cui Tripodi si preoccupa di una probabile esistenza di indagini “Noi siamo un gruppo, ci danno lo stampo mafioso. Me l’ha detto Marcuzzo, il capone””. Cita ancora una intercettazione tra Perna e Chiappetta “Anche se viene a mancare qualcuno dell’associazione, l’associazione va avanti”. “Qui c’è gente che infila da 10 anni: già è assai quello che vi siete mangiati senza fare niente”.

LA BACINELLA

Falvo ricorda che l’attività di spaccio è talmente tanta “che non potevano ricordare i soldi che gli dovevano e quindi aveva una doppia contabilità. Si parla di droga indicate con le lettere, quantità, somme da versare e ammontare che veniva aggiornato di tanto in tanto che ci dà la misura della droga smerciata. Pellicori dice “il guadagno netto di Perna mensile era di 50 mila euro”. “Di questo ne parla pure Gioia Silvio. Pellicori ha parlato di questi accumuli di denarodi Marco Perna e ne abbiamo traccia in uan conversazione in cui Chiappetta commenta i lavori eseguiti a casa di Perna: aveva una tale disponibilità di denaro da spendere 12 mila euro per rubinetteria in oro e swarovski e mattonelle marchiate Versace”.

PARENTELE, ASSOCIAZIONE ARMATA ED ASSISTENZA AGLI ARRESTATI

“Oltre al legame associativo e di amicizia vi è anche il legame di parentela: Chiappetta è fratello della moglie; i giannone sono zio e nipote come anche la posizione di Minieri. qualora uno degli appartenenti al gruppo veniva arrestato e detenuto in carcere, c’era l’assistenza di Perna. In una intercettazione Chiappetta dice a Cairo “ha detto il capone a Pellicori se gli serve qualcosa”. L’associazione era armata – continua Falvo -. Lo riscontriamo nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, nelle conversazioni in macchina , dal sequestro della sostanza stupefacente e delle armi in via Pisani. Prima delle dichiarazioni di Gioia e Pellicori era già stato individuato un deposito. C’era una metodologia utilizzata dagli associati nel comunicare tra loro: essere guardinghi». Falvo nel terminare il profilo di Perna sottolinea come questi siano gli elementi probatori, granitici, dell’esistenza di ciò che faceva Perna Marco.

FRANCAVILLA, GIANNONE “U GADDTINARU” E MINIERI

Il pubblico minisetro della Distrettuale si soffrma anche ad illustrare i “luogotenenti” di Perna. “Sono coloro i quali dispongono della sostanza stupefacente; riconoscono il ruolo di Perna Marco e si occupano del recupero crediti. Gioia parla del ruolo di Pasquale Francavilla nell’occuparsi del recupero credito e per fara “accendere” dei crediti. Anche Noblea Francesco parla del ruolo di Francavilla. Quest’ultimo si occupa per conto del gruppo Perna dello spaccio sul litorale tirrenico. Ci sono contatti con altre associazioni (gli Abbruzzese “Banana”)  e ne troviamo traccia nelle intercettazioni in cui si evincono i contatti; gestisce una delle piazze di Cosenza. Francavilla non è solo luogotenente nell’attività ma anche factotum nella vicenda di acquisto di una casa in Sila. Giannone Giovanni molto vicino a Perna Marco che gli riconosce il ruolo di capo. Tra le tante mansioni svolte Giannone ha in custodia la contabilità, la droga, ha attività di spaccio e recupero crediti. Pellicori, Gioia e Noblea indicano Giannone come uno dei capi. Falvo conclude la sua requisitoria illustrando poi la figura di Andrea Minieri “lo spazio operativo dell’associazione, parlando di armi e canali di approvvigionamento.  La parola poi è passata al collega delle Distrettuale, il pubblico minisetro Domenico Assumma dove con precisione certosina ha elencato tutti e 34 i capi di imputazione sistinguendoli per ogni imputato e ricollegandoli con intercettazioni come comprova dell’accusa mossa e della certezza ed esistenza della stessa con i fatti. Quattro ore di requisitoria che hanno portato alal richiesta di oltre due secoli di condanne.

 

LE CONDANNE

Marco Perna 44 anni – 28 anni di reclusione

Pasquale Francavilla 43 anni – 22 anni di reclusione

Giovanni Giannone 49 anni – 25 anni di reclusione

Andrea Minieri 37 anni – 23 anni di reclusione

Giuseppe Chiappetta  35 anni – 17 anni di reclusione

Alessandro Andrea Cairo 26 anni – 15 anni di reclusione

Andrea D’Elia 26 anni – 3 anni di reclusione e 8 mila euro di multa

Ippolito Tripodi 25 anni – 12 anni di reclusione

Denis Pati 26 anni – 4 anni di reclusione  e 8 mila euro di multa

Danilo Giannone 29 anni – 11 anni di reclusione

Paolo Scarcello 27 anni – 12 anni di reclusione

Francesco Scigliano 26 anni – 12 anni di reclusione

Domenico Caputo 41 anni – 4 anni di reclusione e 3 mila euro di multa

Alessandro Marco Ragusa 31 anni – 8 anni di reclusione

Francesco Porco 30 anni – 5 anni di reclusione e 40 mila euro di multa

Giuseppe Muto 34 anni – 3 anni di reclusione e 8 mila euro di multa

Luca Pellicori (collaboratore di giustizia) 41 anni – 3 anni e sei mesi tenendo conto delle attenuanti generiche

Ivan Ragusa 30 anni – 8 anni di reclusione e sei mesi

Riccardo Gaglianese 25 anni – 12 anni di reclusione

Giuseppe De Stefanis – 8 anni di reclusione

Giacinto Bruno – 11 anni di reclusione

 

Gli avvocati che compongono il collegio difensivo sono Quintieri, Cinnante, Nucci, Tucci, Pugliese, Lanzino, Rigoli, Vanadia, Caputo, Calabrese, Manna, Scarpelli,  Ingrosso, Cappuccio, Bilotta, Dodaro, Perri, Gallucci, Gigliotti. Dal prossimo 22 giugno iniziera’ a discutere la difesa