Dirigenti Comune di Cosenza: gli ‘esclusi’ vincono, ma restano fuori dal Municipio

Condannato per aver collocato ai “posti di comando” persone non vincitrici di concorso escludendo gli aventi diritto il Comune non provvederà, per ora, al loro reintegro

 

COSENZA – Il bando per ottenere una poltrona da dirigente a Palazzo dei Bruzi risale al 2010. Indetto dall’allora sindaco Salvatore Perugini prevedeva la selezione di undici dirigenti (sette di area tecnica e quattro di area amministrativa) attraverso tre prove (due scritte e una orale). Il concorso si tenne a marzo, la graduatoria finale venne pubblicata tra aprile e maggio. I vincitori avrebbero dovuto prendere servizio nei giorni a seguire. Nel frattempo però le elezioni ribaltano gli equilibri politici del Comune di Cosenza. Nuovo sindaco è Mario Occhiuto. La graduatoria non viene convalidata e già a giugno bando e concorso vengono revocati a causa del ridimensionamento della pianta organica. Cosenza ha troppi debiti e non può più pagare 33 dirigenti, il numero viene ridotto a 24 fino ad arrivare oggi ad essere quasi dimezzato con circa una dozzina di ‘capi settore’ attivi. Ufficialmente il Comune non ha i soldi per assumere nuovi dirigenti però chiama a svolgere le loro veci i primi tre ‘esterni’: Domenico Cuconato, Lorenza Tucci e Lucio Sconza.

 

Nel 2013 dopo una raffica di pensionamenti a Palazzo dei Bruzi arriva un altro piccolo esercito di dirigenti senza aver espletato alcun tipo di concorso ad evidenza pubblica: Francesco Converso, Giampaolo Calabrese (nipote del procuratore Mario Spagnuolo), Mario Campanella, Giuseppe Nardi (che era già stato mandato via dalla Regione Calabria e dalla Provincia di Cosenza per dei ‘problemi’ con la Corte dei Conti), Angela Carbone, Giovanni De Rose (capo della Polizia Municipale che però non possiede il porto d’armi). Di ‘interni’ restano Carlo Pecoraro, ora in pensione, e Arnone. Gli aspiranti dirigenti del Comune di Cosenza però non si arrendono fanno ricorso al Tar, perdono, e si rivolgono al Consiglio di Stato che, finalmente, due giorni fa dopo sette anni di attesa dà loro ragione. In primo grado il concorso non era stato considerato, di fatto, valido. Con Sentenza n. 03387 del 05 giugno 2018 la Sezione V del Consiglio di Stato, ha accolto le tesi difensive dei vincitori del concorso del 2011 che hanno impugnato la loro esclusione dai vertici di Palazzo dei Bruzi. Si tratta dell’ing. Alessia Loise, dell’ing. Antonella Rino, dell’arch. Walter Bloise, dell’ing. Giuseppe Filice, della dott.ssa Matilde Fittante e della dott.ssa Annarita Pellicori. Aspiranti dirigenti a Palazzo dei Bruzi, alcuni dei quali son comunque riusciti a ricollocarsi, nel frattempo, in altre poltrone alla Cittadella della Regione Calabria.

 

Il Comune di Cosenza, secondo il disposto della sentenza, dovrà approvare le graduatorie dei concorsi illegittimamente revocati e procedere all’immissione in ruolo dei vincitori in ossequio al principio costituzionale sull’accesso alla qualifica dirigenziale nella pubblica amministrazione mediante concorso. Nonostante ciò il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, non considerando affatto l’idea di licenziare i dirigenti attualmente in carica, afferma che per ora il Comune non può fare nuove assunzioni. “Essendo in regime di predissesto – spiega il primo cittadino – la spesa per il personale non può superare una determinata soglia. In più deve essere il Ministero dell’Interno ad autorizzare nuove assunzioni, noi non possiamo fare nulla. Nel momento in cui il Comune avrà bisogno di altri dirigenti attingerà a questa graduatoria che resterà valida per i prossimi tre anni. Non possiamo assumere dirigenti o licenziare quelli che hanno un contratto, ne deriverebbe un danno erariale enorme. Ogni dirigente costa 120mila euro l’anno”. Intanto uno dei difensori dei vincitori del concorso si riserva di valutare le dichiarazioni del sindaco affermando di non credere che questa “sia la corretta interpretazione della sentenza del Consiglio di Stato che ha sancito l’illeceità della mancata assunzione degli aventi diritto. Dovrebbero essere riassunti, così era stabilito”.