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Sanit√† cosentina su La7: “mancano regole basilari per salvare una vita umana” – VIDEO

Numeri su numeri, attese estenuanti per un prelievo. Case della Salute fantasma, come quella di San Marco Argentano e poi, il pronto soccorso dell’Ospedale di Cosenza: una bomba ad orologeria.

 

COSENZA – Ospedale di Catanzaro: sale d’attesa piene di utenti gi√† alle 6.00 della mattina. “Numero per la registrazione dell’impegnativa, numero per la chiamata dalla segreteria e poi la segreteria¬†rilascia il numero per accedere al prelievo”. Cos√¨ si apre il servizio di Piazza Pulita dal titolo “Curarsi al sud, tra caos e attese infinite”¬†sulla sanit√† calabrese,¬† un settore commissariato da anni che continua a registrare solo inefficienze.¬†Non mancano i¬†casi d’eccellenza, certo, ma sono una goccia in una mare di malagestione.¬†Curarsi in Calabria √® difficile, per alcuni impossibile. Altri non ci pensano nemmeno e scelgono di¬† in massa¬† di farsi curare fuori regione… come biasimarli!

Per accedere a visite, controlli, consulti ed esami, √® un’attesa continua, infinita… estenuante. A Catanzaro, ha raccontato ieri la trasmissione Piazza Pulita¬†e¬†condotta dal giornalista Corrado Formigli, la gente si organizza come pu√≤: per stabilire chi arriva prima le impegnative vengono messe sulle sedie e sotto le pietre. La distribuzione dei numeri avviene con l’appello in base alle impegnative. Nel servizio di quasi 10 minuti al telespettatore vengono mostrate le situazioni in cui versano le strutture ospedaliere della Calabria. Per fare una “chemio” si pu√≤ attendere anche tutto il giorno¬†in un’unica sala d’attesa e senza finestre. Malati oncologici che attendono mezza giornata per un prelievo perch√© c’√® un solo medico a disposizione. Casi di persone che per mancanza di posti letto, anche se in fase terminale, sono costrette a restarsene a casa e recarsi in ospedale per le cure in day hospital.

Per fare delle radiografie le attese sono lunghissime. Qualcuno sottolinea che questa disorganizzazione favorisce (ovviamente) le strutture private. Poi le visite intramoenia: “la mattina il medico per un’ecografia, se non trova l’infermiere non inizia le visite. Il pomeriggio, che intasca i soldi, l’infermiere non serve – racconta un medico – √® un ospedale che viene usato come serbatoio di voti, qui il paziente non viene neanche preso in considerazione”.

GUARDA IL SERVIZIO  DI IERI A PIAZZA PULITA

San Marco Argentano: “mancano le regole basilari per salvare una vita umana”

Il servizio di Piazza Pulita poi si focalizza¬†sulla provincia di Cosenza, tra le pi√Ļ grandi del sud Italia e che conta circa 500 mila abitanti. Negli anni, sei ospedali sono stati chiusi e alcuni sono stati invece “riconvertiti” in case della Salute.¬†Strutture chiuse, ospedali fantasma e personale che guarda la televisione. Una signora addetta al centralino nell’ex struttura di San Marco Argentano √® letteralmente sola¬†e racconta alla giornalista: “un tempo questo ospedale funzionava benissimo, soprattutto la chirurgia. Io sono di San Marco e quando sono stata male sono dovuta andare a Cosenza. Se fossi venuta qui non avrei trovato nessuno“.

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Per la “Casa della salute”, dove di salute c’√® ben poco, sono stati¬†stanziati otto milioni di euro. Dovrebbero esserci attivi e funzionanti poliambulatori e un pronto soccorso attrezzato. Ma non vi √® nulla di tutto ci√≤: la struttura nei festivi e di pomeriggio (durante la settimana) resta desolatamente vuota. La Casa della Salute di San Marco Argentano √® aperta da luned√¨ a sabato dalle 8.00 alle 14.00, poi basta. Di pomeriggio e la notte non¬†c’√® √® nulla. “Qui – racconta un medico – ci facciamo il segno della croce. Mancano le regole basilari per salvare una vita umana. Ti pu√≤ arrivare un paziente in arresto cardiaco: noi defibrilliamo, stabilizziamo, facciamo quello che possiamo ma non √® l’ideale per un paziente: un cardiologo, un chirurgo, un rianimatore… mancano figure reperibili, √®¬†tutto chiuso! Non possiamo fare neanche un emocromo”.

Il pronto soccorso di Cosenza: “qui se viene qualcuno che sta cos√¨ cos√¨, se ne va morto”

E a servire decine di piccoli centri della¬†provincia, l’unico ospedale √® quello di Cosenza dove vige¬†il caos pi√Ļ totale. La sala d’attesa¬†del Pronto Soccorso, vista la mancanza dei posti letto, viene adibita a sala degenza e il parere della gente, ormai esausta, √® sempre lo stesso: “Qui se viene qualcuno che sta cos√¨ e cos√¨, se ne va morto!“. Pazienti che arrivano in condizioni allarmanti e che non trovano le cure necessarie. Solo ore d’attesa e l’umiliazione di essere bisognosi di cure e di non poterle ricevere. Per una visita in Pronto soccorso si attende anche un giorno intero e spessi si arriva anche a quello successivo. Persone ammassate per giorni su lettini e barelle che perdono pezzi, pazienti che si lamentano, chiedono aiuto… Assistere a tutto questo √® davvero vergognoso: luoghi deputati alla cura e alla salute dove il paziente viene letteralmente dimenticato.¬†Situazioni che in molti casi, generano rabbia e frustrazione soprattutto tra i parenti che accompagnano i loro cari e se la prendono con i medici per le inefficienze di un ospedale, ridotto cos√¨ per responsabilit√† ben diverse da quelle di dottori, infermieri e operatori che fanno quello che possono visto che si lavora sotto organico da anni. Fanno ci√≤ che possono.

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C’√® poi ¬†chi racconta di aver perso la madre¬†per una diagnosi e per sintomi presi sottogamba: “io a dicembre ho perso mia madre qua, non ci capiscono niente, aveva un’occlusione intestinale. Le hanno infilato due cannule dal retto e dopo due ore mia mamma non camminava pi√Ļ, intubata… via. La mattina dopo alle 10.00 era gi√† morta. Due fori all’intestino e al colon ed √® morta di setticemia”. Storie di persone che entrano e non escono pi√Ļ, di emergenze che diventano decessi, di prognosi sbagliate. Medici in tilt e che parlano di una brutta realt√†. E un territorio, quello cosentino, che ha letteralmente paura di affidarsi alle cure della sanit√† pubblica che ormai, da anni, non funziona pi√Ļ.