Offesi nella reputazione sui social network, condannato responsabile

I fratelli Rubino, furono accusati su un profilo Facebook di essere affiliati al clan Perna e di avere favorito la campagna elettorale bruzia nel 2011

 

COSENZA – Una ditta offesa nella reputazione, perchè accusata di una presunta affiliazione al clan Perna, nelle aule del Tribunale di Cosenza, il 30 aprile scorso, Vincenzo, Alessandro e Maurizio Rubino, legali rappresentanti della società Alvir, sono stati riabilitati agli occhi della società, dalla sentenza del giudice monocratico, dimostrando l’estraneità ai fatti riportati su una determinata pagina Facebook che avrebbe tentato di screditarli

Il 24 agosto del 2015 si leggeva sulla pagina Facebook “…tutti sanno che la loro attività è riconducibile a quelle di una serie di affiliati al clan Perna, che ha sempre appoggiato elettoralmente il candidato a sindaco di Cosenza, sia al primo turno che al ballottaggio delle elezioni 2011. Il quadro che ne esce fuori non sorprende neanche un po’ e ci restituisce l’immagine di un Comune totalmente inginocchiato rispetto alle esigenze della ditta Alvir”. E ancora altri due scritti pubblicati tra il 24 e il 27 agosto 2015 dipingevano i Rubino come personaggi riconducibili alla malavita cosentina: “il quadro che ne esce fuori non ci sorprende neanche un po’ e ci restituisce l’immagine di un Comune totalmente inginocchiato rispetto alle esigenze della ditta alvir ma soprattutto dei suoi ispiratori mafiosi”

I fratelli Rubino, tramite il legale Antonio Quintieri hanno presentato formale denuncia recriminando la loro estraneità ad alcun contesto malavitoso cosentino per come invece accusati. Il giudice monocratico, esaminati gli atti e accogliendo la tesi rappresentata dal legale dei fratelli Rubino, ha ritenuto dover dichiarare colpevole il titolare della pagina Facebook dei reati a lui ascritti e, riconosciute le aggravanti contestate e recidiva e unificati i fatti sotto il vincolo della continuazione, condannarlo ad una pena  severa con la multa di 7200 euro, oltre il pagamento delle spese processuali