Servizio Rai sul caso Bergamini, Donata: “un atto di sciacallaggio, querelerò” (AUDIO)

“‎Il servizio di Rai2 – Tg Sport è un atto di sciacallaggio smentito dalle indagini”. Donata Bergamini annuncia querela sui contenuti del servizio andato in onda 28 marzo nel notiziario delle 18,30 e firmato da Nuccio De Simone.

 

COSENZA – Un servizio a dir poco fantasioso e definito dalla sorella di Denis Bergamini, un vero e proprio atto di sciacallaggio. Il giornalista in questione è Nuccio De Simone, cosentino che da tempo propone ipotesi bizzarre sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza, ma stavolta ha superato se stesso, con il beneplacito della Rai. Nel servizio del 28 marzo scorso il giornalista racconta di una camera, di un incontro e di testimoni oculari: “Bergamini, la mattina di sabato del delitto, quel 18 novembre 1989 in una camera al primo piano incontrò Padovano, frate Bisceglia, la fidanzata e, “attenzione”, Massimiliano Catena talentuoso centrocampista che forse era al corrente di tutto… che voleva parlare, prima però di morire in un incidente stradale di ritorno da Roma”.

Catena però, all’epoca dei ‘fatti’ giocava nella Reggiana in serie B, ed era addirittura in ritiro. A Cosenza si trasferì nella stagione successiva 1990/91. Come faceva ad essere a Cosenza, se il 19 novembre 1989 giocò titolare a Barletta nell’incontro vinto 1-0 dalla sua Reggiana? Ma nonostante ciò De Simone, torna a parlare di festini a base di cocaina, dei clan Perna, Sena ed ipotizza che Catena sia stato ‘fatto fuori’ perchè ‘voleva parlare’.

Donata Bergamini, intervenuta ai microfoni di Rlb, ha ulteriormente sottolineato: “sono rimasta allibita, mi limito a dire che questo servizio lo definisco come un atto di sciacallaggio. E’ stata un cattiveria inaudita”

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Andiamo con ordine. Il conduttore del Tg Sport parla di “clamorosi risvolti” e lancia il servizio che riportiamo testualmente e che è accompagnato da immagini del Procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla: “ ‘Ndrangheta cosentina, il potente clan camorristico Zaza, calcioscommesse, cocaina e una piccola cupola di soggetti che può costituire il movente, mai smentito dalla Procura, che ha portato alla morte per soffocamento di Donato Bergamini. Era la Cosenza degli anni di mafia – racconta il ‘giornalista’ –  del clan Pino/Sena, dei rapporti con la criminalità napoletana con qualche boss, Bruni e Paese, infiltrati nella società rossoblu. La Cosenza dei festini, l’ultimo dei quali dopo il funerale; ospite Isabella Internò, ora signora Conte, ex poliziotto di Palermo trasferito a Paola e monitorato da tempo“.

“In un noto hotel alla periferia nord di Rende, Donato Bergamini, secondo testimonianze oculari, la mattina del famoso sabato del delitto, in una camera al primo piano, incontrò Padovano, frate Bisceglia, guida spirituale rossoblu, la fidanzata e, attenzione, Massimiliano Catena, talentuoso centrocampista che forse era al corrente di tutto (?) voleva parlare prima però di morire in un incidente stradale di ritorno da Roma (Catena morì il 1 ottobre 1992). C’era un ‘supertestimone’ – racconta De Simone – uscito improvvisamente di scena, parole degli inquirenti, proprio nel periodo in cui lo storico capitano Gigi Marulla, fu stroncato da una bibita ghiacciata. E magari ci si chiede dove siano ora, i resti del povero Denis, riesumati il 10 luglio scorso“.

donata bergaminiUna sorta di accozzaglia di ipotesi strampalate che sporcano il ricordo non solo dei familiari di Catena, morto tragicamente a 23 anni in quell’incidente stradale in prossimità dello svincolo autostradale di Tarsia Nord a pochi chilometri da Cosenza, ma soprattutto quelli di Denis. Donata Bergamini infatti, ha già annunciato querela contro la testata e il cronista e su Facebook ha commentato “un durissimo colpo al cuore dei familiari di Massimiliano che francamente non meritano e che spero sappiano reagire in maniera ferma e determinata”.

Donata Bergamini commenta così il servizio: “Dopo essere stata costretta a riesumare per la seconda volta mio fratello per portare alla luce una verità che era già visibile 28 anni fa, non intendo soprassedere a chi addirittura oggi mette in dubbio i resti di mio fratello e lo calunnia. Mi sono consultata con il mio avvocato e intendiamo querelare. Spero che anche chi è stato coinvolto ingiustamente faccia altrettanto”.