Decessi all’Annunziata, chiesto risarcimento per 20 milioni di euro

Due pazienti deceduti ed altri due rimasti gravemente invalidi a causa di infezioni ospedaliere di diversa natura. Violate le norme sulla sicurezza pubblica, igiene e sanità

 

COSENZA – E’ questo il bilancio della raffica di richieste di risarcimento dei danni notificate all’Azienda Ospedaliera di Cosenza per un importo che si aggira intorno ai venti milioni di euro da parte dei familiari delle famiglie per il tramite del loro pool di legali composto dagli Avvocati Massimiliano Coppa, Paolo Coppa, Luigi Forciniti e Marianna De Lia, i quali hanno già  affidato da tempo alla magistratura le conclusioni di una impressionante sequela di eventi avversi verificatisi nei vari reparti dell’Ospedale di Cosenza a partire dal 2015 fino al 2017. Ed infatti tutta la terribile documentazione, anche fotografica, attestante la gravità delle singole vicende e le presunte responsabilità che a vario titolo interessano i vari reparti dell’Ospedale di Cosenza era stata già depositata presso il Carabinieri del NAS di Cosenza  con una formale richiesta di punizione avanzata dai familiari per i loro congiunti.

 

L’indagine è ancora in corso

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L’avvocato Massimiliano Coppa

Successivamente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza – guidata da Mario Spagnuolo – in data 14.11.2016  dispose – in un altro procedimento – e dopo accuratissimi controlli effettuati dai NAS il sequestro di sette  sale operatorie del nosocomio cosentino, con facoltà d’uso per i sanitari – a causa delle gravi carenze igienico sanitarie riscontrate e di una capillare attività di prevenzione disposta dall’Ufficio Giudiziario guidato dal Procuratore Spagnuolo. Le singole vicende, così come si legge nelle richieste di danni, sono gravi e documentano il decesso di alcuni pazienti a seguito di atroci sofferenze e gravissime omissioni, come provato anche mediante reperti fotografici che lasciano sgomenti e lasciano ben comprendere la qualità assistenziale e sanitaria ricevuta dai singoli pazienti. Sono state accertate chiare ipotesi di malfunzionamento di Cateteri Venosi Centrali e femorali con riposizionamento degli stessi in sala operatoria e successiva infezione da staphylococcus epidermidis – un’altra specie di germe patogeno ospedaliero – che ha già condotto a morte un’altra paziente nel 2016 con riconoscimento – in un altro procedimento – da parte dei periti del Tribunale bruzio di gravi responsabilità omissive da porre in capo a medici e personale dirigente dell’A.O. di Cosenza.

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E’ stata, poi, riscontrata un’ulteriore specie di batterio nosocomiale da  staphylococcus aureus che ha provocato il decesso di un altro paziente in seguito ad atroci sofferenze, come documentato dal dato fotografico ancora prima e precisamente nell’anno 2015. E’ stato riscontrato ancora un caso di serratia marcescens nell’anno 2016 che ha totalmente ridotto permanentemente invalida una paziente, sebbene questo stesso batterio gram-negativo avesse già ucciso Cesare Ruffolo con una trasfusione infetta il cui processo a medici e vertici dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza è alle battute finali dinanzi al Tribunale Penale di Cosenza. Risale invece al giugno 2017 un altro caso di infezione contratta sempre in ospedale per un paziente sottoposto ad intervento chirurgico e costretto a trasferirsi in un ospedale del nord per poter evitare il decesso a causa di una gravissima infezione da pseudomonas aeruginosa,  altra pericolosa specie di batterio nosocomiale isolato sempre nell’ospedale di Cosenza. Altri casi sono stati portati all’attenzione della magistratura con conferme di infezione nel 2010 e successivi decessi senza alcuna adeguata assistenza.

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L’avvocato Paolo Coppa

Le richieste risarcitorie inoltrate e quelle che verranno successivamente inviate puntano essenzialmente chiaramente sulla individuazione di molteplici e gravi inadempienze della struttura ospedaliera (la più grande della Provincia di Cosenza) in persona dei suoi legali rappresentanti in via apicale ed amministrativa, i quali rischierebbero di vedersi condannati ed incriminati per essersi sottratti a quegli obblighi imposti dalla legge  di mettere a disposizione del paziente le strutture ed i mezzi necessari per l’effettuazione della prestazione sanitaria. In altri termini i consulenti del pool di legali nominati dalle famiglie dei pazienti hanno chiaramente evidenziato – richiamandoli – tutti i comportamenti omissivi e violatori di norme posti in essere dai medici ma anche da tutti i vertici generali, amministrativi e demandati al risk management  della struttura ospedaliera cosentina per inidonea organizzazione e diretta violazione della sicurezza nella erogazione delle cure, paradigma questo previsto dalla vigente legge sanitaria (Dlgs 502/92 e L.229/99) che – anche a mente della nuova legge Gelli – Bianco sulla responsabilità sanitaria – impone la sicurezza delle cure come diritto costituzionalmente garantito –  ben potendo slatentizzare contestazioni anche personali di rilevanza penale dei vertici dell’Ospedale, in ambito di palese violazione di norme sulla sicurezza pubblica, igiene e sanità. Inoltre i familiari con i loro consulenti ed i loro legali hanno posto l’attenzione sulla delibera n.328 del 25.03.2011 dell’A.O. di CS la quale, a seguito della costituzione del Comitato per il controllo dello Infezioni Ospedaliere (C.I.O.) aveva già lanciato un preoccupante allarme sin dall’anno 2009 a causa di un incremento notevole proprio delle infezioni per le quali morirono i pazienti. Come mai ancora nel 2017 persistono i decessi per le stesse infezioni? La parola passa ora alla magistratura che dovrà fare luce su tutti questi strani decessi e verificare ogni possibile inferenza umana nella causazione degli stessi.