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‘Pentiti’ e lavori pubblici a Cosenza, dichiarazioni e appalti ‘incriminati’

‘Amicizie’ e appalti a Palazzo dei Bruzi. Ecco i primi beneficiari del denaro speso dai cosentini individuati dalle indagini

 

COSENZA – Un groviglio di rapporti ‘anomali’ tra dirigenti e imprenditori. Centinaia di contratti e migliaia di delibere ‘sospette’. Palazzo dei Bruzi ha ricevuto nei giorni scorsi le ‘attenzioni’ della Guardia di Finanza. Si sospetta che il Comune di Cosenza favorisca solo poche ditte ‘amiche’ nell’esecuzione dei lavori pubblici. Un metodo posto in essere ai danni della cittadinanza che paga e subisce i disagi conseguenti ad opere realizzate con ‘leggerezza’. Ad oggi le indagini coordinate dalla Procura di Cosenza hanno portato ad allontanare dalla propria ‘poltrona’, con la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio di direttore del settore e/o Responsabile Unico del Procedimento presso il Comune di Cosenza: Arturo Bartucci, Carlo Pecoraro e Domenico Cucunato. All’imprenditore Francesco Amendola è stato invece imposto il divieto temporaneo di esercitare la propria attività. Ventitré le ipotesi di reato che appaiono nell’atto che porta la firma del giudice Giuseppa Ferrucci.

 

I NOMI DI AZIENDE E FUNZIONARI

L’ingegnere Carlo Pecoraro e l’architetto Domenico Cucunato sono accusati di aver agevolato ‘amici’ nell’esecuzione di lavori per conto del Comune di Cosenza anche approvando atti inesistenti. Iter che sarebbe stato, secondo gli investigatori, seguito per giustificare l’esecuzione di lavori di somma urgenza. Tra i ‘preferiti’ dell’amministrazione Occhiuto scelti da Pecoraro e Cuconato, spesso con il contributo di Arturo Bartucci risultano: la Alvir di Vincenzo Rubino, la Effabi di Francesco Rubino, la MedLabor cooperativa che ha come presidente Antonio Scarpelli, la CMT di Francesco Amendola, la F.lli Amato di Antonio Amato. Imprenditori che risultano indagati insieme ai RUP, cui funzione è quella di disporre l’immediata esecuzione di lavori nel limite di 200mila euro, o comunque, quanto indispensabile per rimuovere lo ‘stato di pregiudizio alla pubblica incolumità: Ferruccio Stumpo, Renato Cerzosimo e Michele Fernandez. Tra i RUP citati nelle indagini appaiono anche Giuseppe Carolei, Fausto Pastore e Giuseppe Sasso che però pare abbiano avuto un ruolo marginale nella vicenda tale da non implicare, per ora, alcuna conseguenza.

I COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

Dopo l’avvio delle indagini e le prime acquisizioni documentali si sono registrate alcune dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia che profilavano la verificazione di gravi reati di corruzione. Adolfo Foggetti nel gennaio del 2016 dichiarò di avere conosciuto un imprenditore di nome Antonio Scarpelli, il quale gli aveva riferito di ottenere incarichi presso il Comune di Cosenza, grazie all’intercessione di Carmine Potestio (soggetto per il quale non è richiesta alcuna misura cautelare), lasciando intendere di avere pagato una non meglio precisata somma di denaro. Un altro imprenditore di cui Foggetti affermava, genericamente, di sapere che vantava rapporti privilegiati con il Comune di Cosenza era Antonio Amato.

 

Analoghe dichiarazioni in merito a rapporti privilegiati intrattenuti dagli imprenditori Antonio Scarpelli e Antonio Amato con i fratelli Potestio sono state rese nel febbraio del 2016 dal collaboratore di giustizia Francesco Galdi il quale diceva di averli incontrati durante delle feste a casa di Potestio. Infine, nel luglio del 2016 Franco Bruzzese indicò Antonio Scarpelli come un tale ‘Antonio’ impegnato in attività di smercio di stupefacenti facilitato dalla sua attività imprenditoriale. Dichiarazioni assai generiche che una volta approfondite attraverso intercettazioni e documenti dell’amministrazione comunali hanno permesso di vergare l’ordinanza di custodia cautelare.

 

I DUE EX ASSESSORI AI LAVORI PUBBLICI: GIULIA FRESCA E KATIA GENTILE

 

Non appaiono particolarmente significative le dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti escusse nel corso delle indagini: Giulia Fresca e Katia Gentile (entrambe ex assessori ai Lavori Pubblici del Comune di Cosenza). Ascoltate dagli investigatori hanno manifestato dubbi e perplessità in ordine all’operato di funzionari e amministratori comunali, in merito alla scelta delle imprese a cui affidare lavori, riferendo di alcune difficoltà incontrate nel corso del loro mandato. In merito alla lista (inesistente di ditte a cui attingere) Katia Gentile aveva riferito di alcuni imprenditori che pur proponendosi ai dirigenti comunali per svolgere incarichi non venivano mai chiamati per l’affidamento di lavori.

 

LE LUMINARIE

Le indagini sono partite dagli appalti più ‘luminosi’. Ne è emersa un”anomala’ gestione degli affidamenti sistematicamente in carico alla cooperativa MedLabor. Presieduta da Antonio Scarpelli la coop. sociale ha visto tra gli anni 2012 e 2015 lievitare notevolmente il suo volume d’affari con gli incarichi riguardanti l’illuminazione artistica nel Comune di Cosenza passando da 10mila euro del 2011 agli oltre 400mila euro del 2015. In un solo anno con il ‘giochetto’ dei lavori al di sotto dei 40mila euro furono affidati appalti nel 2013 per un totale di 101,925 euro (senza IVA). Nel 2012, sempre la MedLabor di Scarpelli, si aggiudica 125mila euro grazie a cinque delibere. Nel 2014 153mila euro e nel 2015 125mila euro. Il tutto con il contributo di Carlo Pecoraro e Domenico Cucunato i quali come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare “in modo evidente, ponevano in essere ripetute violazioni finalizzate ad avvantaggiare l’imprenditore ‘amico’”.

 

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BARRIERE ARCHITETTONICHE, CANILE E FRANE

Chi attraversa Cosenza con un bimbo nel passeggino o in sedia a rotelle ha la percezione di come il denaro pubblico per rampe e marciapiedi sia stato speso. Per abbattere le barriere architettoniche l’amministrazione Occhiuto ha deciso di spezzettare gli appalti. Non si è pensato ad un progetto unico, ma a ‘mini-interventi’. Lavori, senza alcuna logica apparente, affidati nel 2014  alla stessa ditta: la Alvir di Rubino Vincenzo. Forse la realizzazione di un’unica opera avrebbe potuto far risparmiare qualche euro al Comune di Cosenza, forse no. Ciò che è palese è il non senso del dividere i lavori per poi farli eseguire alla stessa impresa. In questa ottica appare un’utopia pensare di investire in percorsi studiati collegando i diversi quartieri o tenendo conto dei servizi di trasporto pubblico. Si divide la realizzazione di rampe e scivoli presso gli edifici comunali e le strade cittadine a Cosenza. A fare tutto, con poco più di 82mila euro, ci penserà l’azienda di Rubino Vincenzo incaricata da direttore del dipartimento tecnico del Comune di Cosenza Carlo Pecoraro e dal direttore del settore Domenico Cucunato.

 

La Alvir di Rubino Vincenzo inoltre insieme alla Effabi di proprietà del padre Francesco Rubino e alla CMT di Francesco Amendola in pochi mesi nel 2012 si aggiudicano 134mila euro per ristrutturare il canile di Donnici. Rubino Junior lo stesso anno riesce ad ottenere dal Comune di Cosenza lavori per 70mila euro. Come? L’appalto per la ristrutturazione di palazzo Secreti in via Rivocati viene suddiviso in due ‘mini-appalti’, al di sotto dei 40mila euro (quindi senza l’obbligo di espletare gara ad evidenza pubblica) con degli atti in cui mancano sia date sia firme. Per mitigare il rischio frane nel cimitero di colle Mussano invece si sceglie di far costruire nel 2015 un muro alla FILVIN di Filice Francesca per un importo di 38mila euro. La stessa impresa nel 2012 per la realizzazione di lavori di manutenzione presso il Tribunale di Cosenza e gli Uffici del Giudice di Pace si aggiudica, senza gara ad evidenza pubblica, un appalto ‘urgente’ da 244mila euro con la compiacenza di Cuconato e Fernandez. Nell’arco dei mesi successivi la FILVIN beneficerà invece di commesse per un totale di 80mila euro affidati con il ‘metodo spezzatino’.

 

AMENDOLA: CASE RISTRUTTURATE E APPOGGIO ELETTORALE

L’amicizia più ‘vera’ che ha fatto riflettere gli investigatori è quella tra Arturo Mario Bartucci e Francesco Amendola. Un legame tale che avrebbe portato, secondo le indagini, a barattare lavori per il Comune di Cosenza con la ristrutturazione di una casa di famiglia del dirigente comunale. Bartucci avrebbe infatti ricevuto utilità consistite in lavori compiuti all’interno di un immobile in uso alla figlia da parte di Amendola titolare della CMT. Un ‘regalo’ corrisposto in cambio di quattordici determine con le quali si versava il denaro dei lavori pubblici eseguiti dalla stessa ditta. L’imprenditore Francesco Amendola titolare della CMT tra il gennaio del 2013 e il novembre del 2016 ha infatti beneficiato di liquidazioni di ingenti somme da parte del Comune di Cosenza. Tra i lavori eseguiti la bonifica degli argini del Crati su cui insisteva il villaggio Rom, il ripristino del canile di Donnici, la demolizione del palazzo crollato in via Bombini a Cosenza Vecchia e potature alberi.

 

Di seguito il resoconto di parte di appalti pubblici destinati alla ditta di Amendola per un totale di circa 230mila euro. Somme a cui vanno aggiunte altre tre commesse da 80.481 euro, 27.654 euro, 32.217 euro, 48.263 euro e 70.271 euro che sono state configurate tra le ipotesi di reato. Nel corso delle indagini è inoltre stata intercettata una telefonata in cui Amendola prometteva a Fernandez di impegnarsi a sostenere la candidatura della moglie durante la campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Cosenza del 2016.

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