Madre e figlia uccise in cimitero: un arsenale, tre lutti e il fantasma dei clan

Udienza ad un anno esatto dal duplice omicidio di San Lorenzo Vallo. Accusato il fratello del ragazzo ritrovato cadavere ad Arcavacata

 

COSENZA – Un anno fa Edda Costabile e Ida Attanasio, madre e figlia di 77 e 52 anni, pregavano sulla tomba del giovane figlio/fratello morto anni fa in un incidente. In vista della commemorazione dei defunti stavano sistemando la cappella che gli era stata incendiata qualche mese prima dopo l’arresto di Francesco Attanasio per l’omicidio di Damiano Galizia. Una raffica di 14 proiettili si è accanita su di loro in pieno giorno nel camposanto di San Lorenzo del Vallo. La dinamica degli intrecci che hanno portato al cruento assassinio avvenuto il 30 ottobre 2016 non è ancora stata stabilita con esattezza. L’unica certezza è che il duplice omicidio sia stato posto in essere per indurre ad amare riflessioni Francesco Attanasio. La perdita di sua madre e sua sorella è stata inserita nel contesto della morte di Damiano Galizia, suo amico fraterno. Un delitto apparentemente maturato a causa di un debito da diciassettemila euro.

 

Il piccolo Comune della provincia di Cosenza non è nuovo a tragici eccidi e presunte vendette di sangue. Nel 2011 furono uccise la madre e la sorella dell’assassino del figlio del boss Franco Presta, Domenico, nel trigesimo della sua morte. E proprio Damiano Galizia ritrovato cadavere avvolto in un tappeto nel residence la Collinetta di contrada Dattoli ad Arcavacata di Rende, risulta essere il nipote di Costantino Scorza presunto boss di San Lorenzo del Vallo, ritenuto elemento di spicco del clan Presta cosca sodale ai Lanzino di Cosenza. Galizia muore a poche ore dal ritrovamento di un arsenale di armi (tra cui kalashnikov e mitragliette Uzi) all’uscita dell’autostrada di Cosenza Nord. Del suo omicidio, dopo giorni di ‘meditazione’ si autoaccusa l’amico: Francesco Attanasio. E’ l’agente immobiliare che funge da intermediario tra la donna crotonese titolare dell’immobile e Galizia il quale a suo dire ha fittato il magazzino. Attanasio è l’unica persona con cui ha rapporti, a suo dire, l’unico che media tra i due. Da quanto emerso oggi in aula non esiste però nessuna prova di questo accordo: né un contratto, né una caparra versata, né un inizio di pagamento, né la presenza del Galizia nell’immobile.

 

LE ARMI NEL BOX AUTO E IL DUPLICE OMICIDIO

Di reale però c’è il corpo di Damiano Galizia, scomparso circa una settimana prima del ritrovamento delle armi. I due si sarebbero incontrati, a detta di Attanasio, per parlare del debito e per visionare l’appartamento di Arcavacata in cui lo stesso giorno in cui divenne padre Galizia fu trovato privo di vita. Sapeva che la polizia aveva rintracciato la titolare del garage per chiedere informazioni. A ricostruire parte della vicenda oggi presso la Corte d’Assise di Cosenza sono stati alcuni teste che hanno risposto alle domande del presidente del collegio giudicante Giovanni Garofalo, del pm Rana e dei legali in aula.

 

Nel corso dell’udienza Giuseppe Zanfini, vice questore aggiunto della polizia di Stato all’epoca dirigente della squadra mobile, ha affermato che Luigi Galizia era stato intercettato nei mesi successivi alla morte del fratello mentre parlava con un’amica. A lei avrebbe confessato che “un dolore così grande non me lo dovevano dare. Potevano ammazzare me, lo preferivo. Neanche ci si avvicina il dolore che ho passato con mia mamma (morta anni addietro ndr). Tu dici una mamma è una mamma, ma mio fratello è mio fratello. La giustizia me la faccio io. E poi mi faccio 30 anni di galera”.

 

LA RABBIA, LA FUGA E LA PAURA DI GALIZIA

 

Una rabbia incolmabile a cui segue il terrore di essere coinvolto in una vicenda ingestibile. Dopo la barbara uccisione della mamma e la sorella di Attanasio nel cimitero di San Lorenzo del Vallo, Luigi Galizia attualmente imputato per il duplice delitto fa perdere le sue tracce. Dopo qualche giorno si consegna alle forze dell’ordine. Aveva paura ed è scappato ”perché non so cosa ci sia dietro questa storia”. Questa la spiegazione che avrebbe dato alla ragazza che frequentava dopo essersi reso irreperibile confermata la versione dei fatti resa in caserma poche ore prima. In quei giorni di ‘latitanza’ si era rifugiato in una casa abbandonata di proprietà dei nonni di un suo amico. I carabinieri a cui si consegnò ricordano come quel giorno Luigi Galizia avesse diverse ferite sul volto, con delle evidenti ecchimosi sul naso e sulla fronte. 

 

Faticava a parlare davanti al maresciallo Cristofaro e si dimostrava molto scosso quando lo portò nella casetta in cui diceva di essere rimasto nascosto per giorni. Anche alla sua ex fidanzata, come spiegato oggi dalla stessa nel corso dell’udienza, disse di aver trascorso quei giorni nella casa che la ragazza ben conosceva. La ventenne ha poi ricordato dei particolari che potrebbero rivelarsi molto interessanti. L’ex di Galizia infatti ha affermato che Luigi nei giorni antecedenti all’uccisione delle due donne ripeteva di sentirsi pedinato, di aver percepito che un’auto lo seguiva e di temere che il proprietario delle armi dell’arsenale di Quattromiglia potesse avercela con lui. Testimonianze che potrebbero aprire nuovi scenari in attesa della prossima udienza del 17 novembre quando verrà ascoltata la moglie di Francesco Attanasio.

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