Dino Grano dopo “Le Iene”: “voglio risposte dai ministri della Salute e della Giustizia” (AUDIO)

Ora tutta Italia conosce ora il caso della piccola Cloe, la bimba di 4 mesi morta per una invaginazione a Napoli dopo la mancata diagnosi dei medici dell’Annunziata di Cosenza, nonostante i quattro accessi della piccola al Pronto Soccorso.

 

COSENZA – Sono passati tre anni e purtroppo il desiderio di giustizia si affievolisce per i genitori di Cloe Grano. Il papà Dino, che ha raccontato la sua tragica storia alla trasmissione Le Iene però, non ha alcuna intenzione di fermarsi fin quando non sarà scritta la parola “Giustizia” sulla morte della sua bimba avvenuta nel 2014. “Purtroppo sono tre anni che aspetto una giustizia che non è ancora arrivata. Eppure la posizione dei tre medici del Pronto soccorso di Cosenza è stata archiviata, mentre gli altri tre medici indagati per omicidio colposo hanno scelto il giudizio con il rito abbreviato e il prossimo 6 novembre dovrebbe tenersi la prima udienza per loro”

I medici cosentini Gaetano Pugliese, Maria Raffaella Aceti e Roberto De Rose saranno giudicati con il rito abbreviato mentre è stata disposta l’archiviazione per Rosanna Camodeca, Luigi Carpino e Sofia Cristiani. Sono tutti medici che hanno avuto a che fare con il caso della piccola Cloe deceduta poi all’ospedale Santobono di Napoli nel giorno di Pasquetta del 2014 al termine di un vero e proprio calvario, fatto di entrate e uscite dal pronto soccorso dell’Annunziata per quattro volte in pochi giorni.

Proprio i medici partenopei, in via confidenziale, non hanno lasciato dubbi a tutta l’Italia: quello dei medici cosentini è stato un grave errore. Un’invaginazione intestinale, una sorta di attorcigliamento dell’intestino abbastanza comune nei neonati doveva essere diagnosticato subito. Ma la Procura in questi tre anni, quei medici di Napoli, “non ha ritenuto necessario ascoltarli”. Eppure sono gli unici che hanno subito capito cosa stava accadendo, che si sono detti molto ‘meravigliati’ della mancata diagnosi della piccola che poteva avvenire con una semplice ecografia.

“Non solo l’ho portata quattro volte in pronto soccorso – sottolinea il papà di Cloe – ma per quattro giorni mia figlia è stata ricoverata senza che nessuno facesse niente per salvare la sua vita. Eppure l’invaginazione era lampante. I giorni che sono stato in reparto, quasi quasi mi sembrava che loro sapessero cosa stava accadendo ma aspettassero solo la sua morte. Il mio è un sentore da genitore”.

“Tutta Italia ha sentito le conclusioni dei medici di Napoli verso i medici di Cosenza – ha sottolineato Dino Grano ai microfoni di Rlb Radioattiva, all’indomani del servizio delle Iene”

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“Quella ecografia per i medici (non per me che sono una persona normale) doveva essere chiara, così come l’invaginazione, e la perizia dell’autorevole Roberto Villani del Bambin Gesù di Roma, che ha difeso i medici cosentini sottolineando che “hanno fatto ciò che dovevano fare” lascia tanta rabbia. “Se si va su internet – racconta il papà di Cloe – tutti possono vedere i protocolli pediatrici per un caso come quello di Cloe. Una bambina con vomito deve essere sottoposta ad una diagnosi ben differenziata. Questo “professore”, è andato contro i suoi protocolli pediatrici e quelli di tutti gli ospedali d’Italia che parlano chiaro, soprattutto se una bambina che presentava vomito è stata portata per 4 volte al Pronto soccorso e non è stata ricoverata. Io non so davvero più cosa dire”.

cloe granoLa Giustizia? Non ho molta fiducia

Parla un padre che guarda il cielo e spera ancora di poter dare la giustizia che merita alla sua creatura: “Io non ho molta fiducia nella giustizia a questo punto, anche se mi auguro che vengano presi provvedimenti alla luce delle dichiarazioni dei medici di Napoli che, ha sentito tutta l’Italia. Io avrò contatti con il ministro della Salute e della Giustizia perchè non mi fermo qua. Devono darmi una risposta per me, per tutti gli italiani e per la città di Cosenza. E voglio dire – conclude Dino Grano – che non cerco vendetta, soprattutto perchè ho una bimba piccola, di due anni che è stata ed è la nostra pillola di salvezza, altrimenti non so cosa sarebbe potuto accadere. Però una cosa io la devo dire: la giustizia a volte, incita una persona onesta che lavora come me da 40 anni, a perdere la testa”.

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