Morire a 4 mesi per una “banalità” ma nessuno è colpevole. La drammatica storia di Cloe (VIDEO)

Ha lasciato attoniti la storia della piccola Cloe Grano raccontata dalla trasmissione Le Iene di Italia Uno. Una tragedia che evidenzia, qualora ce ne fosse bisogno, come non servano strutture mastodontiche con centinaia di posti letto, ma medici responsabili e capaci. Il papà “andrò avanti fino a che non sarò sazio di Giustizia. Lo devo a mia figlia… lo devo al mio essere uomo” 

 

COSENZA – Sono passati tre anni dal decesso della piccola Cloe e il padre Dino Grano ancora non è riuscito ad avere giustizia per la sua piccola di 4 mesi, morta per una diagnosi “sfuggita” ai medici dell’ospedale di Cosenza. Lo scorso aprile il giudice del Tribunale di Cosenza, Francesco Luigi Branda, ha disposto l’imputazione coatta per tre medici cosentini e l’archiviazione per altri tre colleghi tutti indagati per la morte della piccola Cloe Grano ad appena quattro mesi e mezzo, deceduta nell’ospedale Santobono di Napoli dove era arrivata in gravissime condizioni nell’aprile del 2014.

Il papà ha raccontato lo straziante calvario della sua piccola all’inviato delle Iene, Gaetano Pecoraro. La felicità per l’arrivo di quella bimba bellissima e poi le sue lacrime, il vomito, il primo arrivo al pronto soccorso e le rassicurazioni: “non si preoccupi, sta girando un virus intestinale… torni a casa“. Dopo una notte di pianto straziante e di domande e disperazione da parte dei genitori di Cloe, la piccola viene riportata in pronto soccorso. E’ sabato sera, e sono circa le 22:00. Al pronto soccorso viene nuovamente risposto ai genitori di Cloe: “Non perdiamo tempo, voi siete genitori ‘freschi’…” ma la piccola neanche la guardano, neanche la toccano nonostante presenti l’addome molto gonfio. Cloe viene nuovamente dimessa con una diagnosi di “vomito”. Eppure è sempre più evidente il caso di invaginazione intestinale, che non è altro – spiega il medico legale, dott. Antonio Scalzo – che un tappo che chiude l’intestino che provoca il rigonfiamento dei tessuti. Un caso non raro e soprattutto risolvibile se, a seguito di un’ecografia, si fosse proceduto addirittura con una peretta. Pediatri, chirurghi pediatrici e medici del Pronto Soccorso pediatrico insomma, nè approfondiscono…. nè capiscono.

Dino GranoDomenica arriva la febbre e il papà di Cloe chiama il pronto soccorso, dal quale una dottoressa risponde anche in maniera un pò seccata: “vi ho già dato indicazioni mettete la tachipirina; anzi è meglio che abbia la febbre”. Ma Cloe non migliora anzi…. peggiora ed entra in uno stato di shock. Non risponde neanche agli stimoli del dolore e per la quarta volta viene riportata al pronto soccorso di Cosenza dove una flotta di medici aspetta prima di pronunciarsi, 3-4 ore, fino all‘arresto cardiaco della piccola che le provoca seri danni cerebrali. “Se fosse stata idratata con le flebo – spiega nel servizio il dott. Scalzo – non ci sarebbero stati danni cerebrali” e lo afferma guardando la TAC: “non hanno visto la massa? Da queste immagini emerge che di sicuro c’è qualcosa” dice il medico legale. Disposto il trasferimento a Napoli, un medico del Santobono tocca lo stomaco di Cloe e dice immediatamente: “questa bambina è invaginata” e dispone un intervento d’urgenza. Operazione che permette agli organi di Cloe di riprendersi ma il danno cerebrale è irreversibile. “E’ morta il giorno di Pasquetta – racconta Dino Grano tra le lacrime – mentre tutti festeggiavano a me cadeva il mondo addosso”.

GUARDA IL SERVIZIO DELLE IENE 

Un caso assurdo prima e dopo. Eh si, perché per i tre medici del Pronto Soccorso che non si sono ‘degnati’ di ricoverare la piccola Cloe facendo fare ai genitori avanti e indietro è stata disposta l’archiviazione nonostante non abbiano saputo leggere neanche un’ecografia dove chiaramente si vede una massa”. Una prima perizia della difesa infatti, ribalta tutto e punta il dito sui genitori che non avrebbero saputo gestire a domicilio il caso. Perizia e controperizia, ma soprattutto i medici che difendono altri medici nonostante sia plateale l’errore commesso. Il prof. Roberto Villani infatti, intervistato dall’inviato delle Iene risponde: “Quello che ho scritto fa fede e i colleghi si sono comportati correttamente in quel momento”. Per decidere di fare un’ecografia si deve avere un sospetto”.

Ma non è normale che una bimba muoia per una invaginazione intestinale. Eppure con quella perizia è stata chiesta l’archiviazione per tre medici del Pronto Soccorso di Cosenza. Di tutt’altro ‘tenore’ invece i commenti dei colleghi di Napoli che hanno parlato di errore “molto grave” asserendo che quei medici cosentini sono “responsabili della morte della bambina…. Io li caccerei e li sospenderei affinchè non capiti ad altri. Caccerei loro e chi li ha messi lì… Questo è omicidio colposo e questi medici dovrebbero fare altro, stare dietro alle scrivanie e non visitare pazienti“.

 

Poi Pecoraro entra all’Annunziata per avere risposte dai medici: il dottor Roberto De Rose, quello che, dalla tac non ha visto l’invaginazione risponde: “vedranno i magistrati, se ho sbagliato pagherò”. Come dire: ci penseranno i magistrati perché i medici non hanno capito niente. Il dottor Gaetano Pugliese, dice di aver trovato in condizioni drammatiche la bimba e operarla non avrebbe cambiato nulla. Chissà perchè a Napoli invece hanno provato in tutti i modi a salvarla, procedendo con un intervento chirurgico d’urgenza per riparare all’immobilismo dei medici dell’Annunziata. E poi c’è Luigi Carpino, fratello di un giudice del tribunale di Cosenza, che dice di “lavorare per i bambini” ma sul quale non si procederà. Processo che non ci sarà per i medici del PS che per tre volte hanno rimandato la piccola a casa.

I genitori della piccola, Edyta e Dino Grano ora hanno Desirè, ma il vuoto e il dolore per la morte di Cloe non riusciranno mai ad accantonarlo. A consolarli è solo sapere che gli organi della loro piccola vivono in altri bambini. Il papà stamattina su Facebook ha voluto rispondere ai tantissimi messaggi di solidarietà: “è una promessa che ho fatto alla mia piccola bambina. Quello che è successo a Cloe non succeda mai più a nessun bambino. E’ una promessa al mio essere uomo e andrò avanti fino a che non sarò sazio di Giustizia”.