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Contrae l’epatite C a causa di una trasfusione all’Ospedale di Cosenza

Il trattamento trasfusionale avvenuto all’Annunziata risale al 1973. Oggi la Legge le riconosce l’indennizzo e condanna la Regione Calabria

 

COSENZA – Un’altra storia di sangue infetto che “riecheggia” nei corridoi dell’Annunziata già 44 anni fa quando questa donna si sottopone a trattamenti trasfusionali. Grazie alle indagini difensive condotte dai legali Massimiliano e Paolo Coppa è stata provata la colpevolezza della Regione Calabria. L’ente sarebbe responsabili del danno, pervenuto alla donna, biologico, morale, esistenziale e patrimoniale. La malcapitata risulta affetta da epatopatia cronica evolutiva, HCV correlata a sindrome ansioso-depressiva endoreattiva di grado medio, implicante riduzione dell’integrità psico-fisica in misura del 15%. Nelle prime richieste risarcitorie inizialmente l’Asp di Cosenza, poi la Regione Calabria, negarono la legittimità dei coppa1diritti reclamati dalla vittima di malasanità.

 

 

Nella sentenza di condanna del giudice monocratico Carmen Misasi, invece, si legge: “Nel merito va ritenuta la responsabilità dell’Ospedale di Cosenza e per esso della Regione convenuta”. La vittima sottoposta alle trasfusioni di sangue era affetta da Morbo di Cooley (Anemia mediterranea) sin dal 1973. La diagnosi di Epatopatia Irreversibile da virus HCV positivo risale invece al 18 febbraio 1992. Dalla documentazione prodotta e dalla consulenza tecnica effettuata risulta inoltre che l’infezione scaturì da una trasfusione all’ospedale di Cosenza.

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In particolare, la vittima ha recapitato al Ministero della Sanità la relazione della Commissione Medica Ospedaliera di Catanzaro con la quale è stata accertata l’esistenza di nesso causale tra le trasfusioni e la contrazione di Epatite C. Ipotesi confermata anche da una perizia che evidenzia come non sia emersa la presenza di altri fattori a rischio infezione. Dal suo canto l’ente non ha provato la natura incolpevole del suo inadempimento, ma la indisponibilità di cognizioni atte a prevenire ed impedire l’evento nefasto. Il Tribunale di Cosenza ha quindi condannato la regione Calabria al risarcimento del danno, quantificato in 48.157 euro, e al pagamento delle spese legali.