Terremoti a Cosenza, il sismologo: “Nessuna persona vivente ne conosce la violenza”

La distruzione e morte che può causare un ‘tipico’ terremoto calabrese è oggi inimmaginabile

 

COSENZA – “La preoccupazione per i terremoti è sacrosanta”. A dirlo è il professor Ignazio Guerra che dal 1978 monitora gli eventi sismici in Calabria. Pioniere del gruppo di Sismologia dell’Università della Calabria presso il dipartimento di Fisica, in quaranta anni di lavoro è riuscito a creare una rete che controlla le oscillazioni dell’intero territorio calabrese da lui definito “estremamente propenso alle frane perché molto IMG_20171128_113841giovane”. “I terremoti impressionano, – spiega Guerra – ma incidenti stradali, alluvioni e tumori provocano certamente più morti e comportano costi di gestione più alti. Oggi la sismicità della Calabria non sta mostrando nulla di particolarmente significativo. In generale i terremoti si presentano a grappoli sia se visti su scala plurisecolare sia su scala quotidiana.

 

Infatti se andiamo a vedere la storia dei terremoti della Calabria troviamo molti secoli di silenzio in merito a notizie di violenti terremoti. Non è un dato attribuibile alla carenza di cronisti, perché mancano registrazioni archeologiche sia a livello di faglia sia di danni alle costruzioni. I cosentini ricordano i terremoti della notte di Carnevale del 1980: due scosse, la prima alle 2:40 e la seconda alle 2:44. O quello del 1986 a San Demetrio Corone. Sono convinti che siano questi i violenti sismi calabresi, ma non è così. Nessuna delle persone oggi viventi ha provato l’esperienza dei terribili terremoti della Calabria. Cominciati nel 1783 e terminati il 1908. Da allora – chiarisce il professor Guerra osservando il sismografo dell’Unical – abbiamo una serie di piccoli terremoti, scosse con frequenza sporadica oppure periodi in cui nell’arco di quindici giorni registriamo 50 eventi sismici”.

 

BREVE STORIA DEI TERREMOTI CALABRESI

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