L’accordo con Principe, l’ex hotel Executive ‘condonato’ e altri ‘giochi’ del politico cosentino arrestato

Ercole Barile racconta le ‘malefatte’ del fratello Mimmo: “Mi ha spogliato di tutto. Dopo averlo denunciato risulto indagato. Il danno e la beffa”.

 

COSENZA – L’Hotel Centrale di Cosenza, la Ebi ceramiche di Piano Lago (poi trasformata in call center), Preziosi Pret a Porter nota gioielleria su corso Mazzini, l’impresa edile Tincson srl a Rende. Tutte aziende riconducibili a Domenico Barile, il noto politico cosentino (fu consigliere sia comunale sia provinciale) finito da qualche giorno nuovamente dietro le sbarre. O meglio, agli arresti domiciliari nella propria abitazione di via Minzoni a Cosenza. ‘Mimmo’ ha già scontato quattro anni di detenzione dopo essere stato nominato dall’ex presidente della Regione Calabria Scopelliti a capo della Fondazione Field. L’ente pubblico serviva a creare lavoro e sviluppo in Calabria, ma si trasformò in un bancomat per Barile all’epoca consigliere regionale in quota Gentile.

 

Oggi insieme al politico-imprenditore noto nel settore alberghiero (fu suo l’Hotel Executive nel periodo di massimo splendore) nel registro degli indagati risultano anche Ercole Barile, Giovanni Battista Guzzo e Gianfranco Tenuta in qualità di ex amministratori della Nord Hotel (Hotel Centrale ed ex Executive) accusati di aver distratto dalle società milioni di euro che sarebbero serviti a liquidare i creditori. A voler chiarire la propria versione dei fatti attraverso alcune dichiarazioni rilasciate alla redazione di QuiCosenza è il fratello del politico/imprenditore, Ercole Barile, che a suo dire da truffato si sarebbe, per la magistratura cosentina, trasformato in presunto truffatore. 

 

I RAPPORTI CONFLITTUALI TRA I FRATELLI BARILE

 

“E’ una vicenda molto sporca. Sono stato io a denunciare mio fratello nel 2005 e i suoi tentativi di bancarotta fraudolenta non adeguatamente approfonditi dalla Procura di Cosenza. E’ da allora – spiega Ercole Barile – che con lui neanche ci salutiamo. Adesso dopo dodici anni mi ritrovo indagato. Ha distrutto la mia vita e quella dei miei figli. E tutti devono sapere. Io figuravo come amministratore, ma in realtà non lo ero, mi occupavo della produzione. Mio fratello essendo in politica, mi disse, ‘onde evitare che aggrediscano le mie aziende fai tu l’amministratore’, però a gestire tutto era lui. Mi portava dei documenti da firmare, neanche li guardavo, mi fidavo essendo mio fratello. Il suo progetto consisteva nel far saltare in aria le aziende e addossare a me tutta la responsabilità. Sarei così finito in carcere e lui avrebbe ricomprato le aziende alle aste, con i soldi rubati alle banche e ritornando ad essere socio unico. Il nostro rapporto si è consumato per la sete di potere di Mimmo. Non è una questione di soldi, ma ripeto di potere. Stavamo bene economicamente, non avevamo bisogno di denaro”.

 

DA TRUFFATO A PRESUNTO TRUFFATORE

 

“Sono parte offesa. I tentativi di bancarotta fraudolenta – tuona Ercole Barile – sono stati posti in essere a mio danno. Mimmo mi ha spogliato di tutto ciò che avevo. L’unica cosa che sono riuscito a salvare è un terreno a Rende, a Piano Monello (la famigerata Tincson). Avevamo anche una fabbrica a Piano Lago, ma l’ha presa lui anche se inizialmente non risultava nell’assetto societario. Al suo posto c’era una prestanome, stretta parente di un cancelliere del Tribunale di Cosenza. Sembra fantascienza. Risultano prelievi dal 2005 al 2008 di oltre 800mila euro, soldi che non ho mai visto. Firmavo senza leggere, veniva a portarmi i documenti il fratello del cancelliere. Materialmente non andavo io in banca.

 

Il ragioniere Marrello, che poi finì indagato con mio fratello nella faccenda Field dove fungeva da direttore amministrativo, mi dava una mano nella contabilità. Sottobanco però lavorava per ‘scavarmi la fossa’ insieme a mio fratello. Quando ho poi iniziato a fare l’amministratore, mi sono reso conto di quello che stava succedendo. Ho quindi chiesto al collegio sindacale di dimettersi perché non aveva vigilato sulle aziende. Mio fratello, illegalmente, da semplice socio ha indetto l’assemblea dei sindaci già dimissionati a casa di un commercialista che quella sera stessa viene nominato illegittimamente amministratore al mio posto.

 

Il giorno dopo vado a lavoro e lo trovo seduto sulla mia poltrona che mi dice: ‘Vattene, sono io ora l’amministratore’. Mi rifiuto di dargli i documenti dell’azienda e vengo denunciato per violenza privata. Scoperti i movimenti di denaro fatti a mia insaputa sono andato in Procura a denunciare e sono uscito dalle aziende. La storia è così assurda che inizialmente il pm Anastasio, il quale aveva in mano le indagini, non mi credeva. Poi si rese conto che avevo ragione e ‘stranamente’ fu trasferito. Facemmo un ‘accordo-trappola’ con mio fratello in cui lui si prese praticamente tutto l’alternativa era: ‘O la bancarotta e tu non prendi nulla o tieni queste quattro cose e te ne vai’. Recuperai solo i terreni della Tincsson a Piano Monello e altre due ‘cavolate’. Una vera e propria estorsione. Lui invece dopo il fallimento e dopo aver distratto il denaro per i creditori, avrebbe poi ricomprato le aziende all’asta pagandole quattro soldi”.

 

IL RUOLO DI POLITICI E MAGISTRATURA

 

Intanto – ricorda Ercole Barile – Scopelliti diventa presidente della Regione e nomina mio fratello presidente di Field. Mimmo non può più andare in bancarotta altrimenti perde la nomina. Poi la bancarotta ci fu lo stesso perché distrasse soldi anche dalla Field (500mila euro) con la complicità del ragioniere Marrello e fu arrestato. E’ stato detenuto per quattro anni infatti, da poco era tornato a piede libero. Ad onor del vero devo dire però che Luberto, pur essendo un magistrato e cognato di mio fratello Mimmo (hanno sposato due sorelle), non è suo complice. Non lo ha mai protetto, però ha assistito a quello che mi faceva in silenzio. Tra i due non corre buon sangue. Da sempre. Mi assumo la responsabilità di quello che dico. I giudici che hanno coperto mio fratello sono altri”.

IL PRATO DELL’EX HOTEL EXECUTIVE DIVENTA UN PALAZZO

 

“Un esempio di come ‘lavora’ mio fratello? Eccolo. Parliamo del palazzo di fronte all’ex hotel Executive di Quattromiglia. Quello – afferma Ercole Barile – era il prato dell’albergo dove facevamo i ricevimenti, ora lì c’è un edificio di sette piani con una pizzeria nei magazzini. Il terreno era mio al 50%. Se ne sono però appropriati mio fratello e mio cugino, Piercarlo Chiappetta cognato del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto nonché attuale consigliere provinciale. Avevamo già litigato e senza dirmi nulla vende il terreno anche se non poteva farlo senza un’autorizzazione del Tribunale perché faceva parte del patrimonio societario a tutela dei creditori. Io me ne sono reso conto solo quando ho visto le truffe che scavavano. Nuovamente torno a sporgere denunce perché i soldi della vendita illegale non sono mai entrati nelle casse della società: metà li ha intascati e con l’altra metà è entrato in affari con Chiappetta.

 

Ma c’è di più. Quel terreno dove è stato costruito il palazzo era accatastato come parcheggio, non ci si poteva costruire. Nel frattempo, mio fratello era candidato alla carica di sindaco durante le elezioni al Comune di Rende. Fa un accordo con Sandro Principe per ritirare la sua candidatura. In ventiquattro ore il terreno viene trasformato da parcheggio in suolo edificabile. Gli autorizzano la costruzione di tre piani, ma l’edificio è di sette piani. ‘Condonano’ l’ultimo piano e, ovviamente, non potendo abbattere quelli sottostanti, lasciandolo sospeso nell’aria, automaticamente l’intero stabile diventa legale. Potrei parlare per una settimana di fila raccontando tutte le malefatte di mio fratello. Questa situazione – conclude Ercole Barile – mi indigna. Sono indagato per vicende che ho denunciato io. E’ assurdo”.

 

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