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Il Rendano Off inaugura con le donne

Si inaugura questa sera alle ore 21.00, la rassegna “Rendano Off” che propone cinque serate di teatro all’aperto, in piazza XV marzo, dinanzi allo storico teatro di tradizione

cosentino.

Fino al 9 settembre, “Rendano Off “ presenta una serie di proposte teatrali di compagnie calabresi accanto ad altre di respiro nazionale, tutte sotto il comune denominatore del tema della legalità, nelle sue diverse sfaccettature, al quale l’ideatrice ed organizzatrice Isabel Russinova, ha voluto si ispirasse la rassegna.
Rompe il ghiaccio la compagnia “Gioco di Dame” con la performance-spettacolo “Linee di città…profili di donna”, scritta e diretta da Monica Rovito che ne è anche interprete insieme ad altre due attrici, Marisa Casciaro e Giada Grandinetti. Tre donne che, attraverso i loro racconti, disegnano una città in equilibrio tra il reale e l’ideale.
Giovedì 6 settembre (ore 21.00), la rassegna “Rendano Off” entra nel vivo di una problematica sociale molto delicata e della quale sempre troppo poco si parla, quella del disagio psichico, affrontata da un autore-attore la cui drammaturgia è specchio del suo impegno civile. Piero Zucaro scrive e interpreta – dopo i testi teatrali su Gramsci e Pasolini – “Lasciateci almeno la notte” (Monologo dall’immaginario poetico di un ciclotimico). In anteprima per la città di Cosenza – dove Zucaro vive da molti anni e dove ha fondato l’associazione culturale Ottavomiglio Laboratorio – lo spettacolo sarà riallestito ad Arezzo dove sarà oggetto di un laboratorio teatrale in collaborazione con il Centro di Salute Mentale della città toscana, che coinvolgerà alcuni pazienti.
Lo spunto è la legge Basaglia, quella sugli accertamenti e i trattamenti sanitari volontari e obbligatori, e le recenti proposte di modifica “che – commenta Zucaro – hanno fatto riapparire lo spettro, sempre in agguato sul disagio psichico, del ritorno a tutti i livelli dell’istituzione e dell’amministrazione psichiatrica, delle leggi che regolano la psichiatria, dei rapporti tra medico e malato, fra infermiere e malato, fra medico e infermiere e fra malato e societĂ , di antichi e pericolosi procedimenti costrittivi. Nonostante alcuni luoghi comuni della seconda metĂ  del secolo scorso, in realtĂ , la nostra societĂ  ha avuto bisogno non di fabbricare schizofrenici, come si riteneva ideologicamente allora, ma di famiglie che, a differenza di quelle schizofreniche, fossero capaci di adattarvisi senza difficoltĂ . Queste famiglie normali sembrano possedere tutte le caratteristiche considerate tipiche di ciò che veniva, e viene tuttora, definita maggioranza silenziosa.
A quasi quarant’anni di distanza dalla Legge Basaglia, insomma, una rinnovata azione di rivoluzione culturale nella gestione del disagio psichico potrebbe e dovrebbe passare, almeno dal punto di vista creativo, anche attraverso la narrazione della soggettività dei suoi protagonisti principali: i matti. Proprio il coinvolgimento creativo dei soggetti più fragili, infatti, potrebbe far emergere meglio le contraddizioni insite nei tentativi di re-introduzione dei procedimenti costrittivi citati prima”.
“Lasciateci almeno la notte” vuole raccontare attraverso la narrazione del suo protagonista Pasquale la qualità di quella cosiddetta maggioranza silenziosa, ispirandosi creativamente al vissuto di antiche e recenti conoscenze dell’autore Zucaro nell’ambito del disagio psichico, come ad esempio l’immaginario letterario di un poeta cosentino misconosciuto, Massimo Cosentini. Collabora allo spettacolo Vladimir Costabile con le sue sonorizzazioni.
Il testo dello spettacolo – così come gli altri scritti di Piero Zucaro – è in corso di pubblicazione con la prefazione di Fernando Maraghini (collaboratore di Peter Stein, Luca Ronconi e presidente di Almasen Artisti Associati ) che curerĂ  l’allestimento aretino. «Nel testo di Zucaro […] – scrive – rumori, bisbiglii, parole e sussulti, creano una partitura che aspetta di essere eseguita. Nel laboratorio teatrale che allestiremo con la consulenza scientifica della dr.ssa Loredana Betti, (responsabile del C.S.M. di Arezzo), metteremo tutta la nostra attenzione nella costruzione di un mondo sonoro parallelo a quello agito sulla scena. Nella testa di Pasquale, il protagonista che sente le cose arrivare da lontano, ci sono lame, lame taglienti che incidono la carne ogni volta che ritornano indietro. Nei ricordi c’è maggior dolore che altrove. Le parole non avranno bisogno di una finta disperazione perchĂ© saranno attorniate dalla disperazione, trasformandosi in un abbraccio di amore […]».