L’accordo tra le cosche per ‘far fuori’ il pm Bruni. Libera: ‘Sdegno e condanna’

COSENZA – Ormai è chiaro; le cosche volevano uccidere il pm Bruni il magistrato antimafia.

Almeno secondo quanto dichiarato da un detenuto del carcere di Cosenza che ha partecipato ad una discussione nel penitenziario. La ‘ndrangheta sapeva tutto di lui, i suoi spostamenti e anche la composizione della scorta del magistrato. Secondo il racconto del detenuto, al progetto di attentato contro Bruni avrebbero partecipato le cosche della ‘ndrangheta del crotonese, del cosentino ed anche di Lamezia Terme. Tutte insieme per organizzare un attentato, che sarebbe dovuto avvenire lungo la strada statale 107 percorsa dal magistrato per recarsi a Cosenza in occasione delle udienze di processi contro esponenti della criminalità organizzata. Il detenuto, che ha raccontato tutto ad un funzionario della polizia penitenziaria, sapeva anche che Bruni viaggia sempre su una Bmw di colore grigio blindata con due persone di scorta e che sarebbe stato pedinato per scoprire i suoi spostamenti abituali. La relazione fatta dal funzionario della penitenziaria è stata consegnata al Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, per essere trasmessa alla Procura di Salerno, competente ad indagare sulle vicende che riguardano, i magistrati del Distretto di Catanzaro, ovviamente come vittime. Bruni da anni è in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata. A lui si devono numerose inchieste contro le cosche di Crotone, Vibo Valentia e Cosenza. Recentemente il magistrato si è occupato delle procedure per l’applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. L’ultimo è quello nei confronti del boss della ‘ndrangheta di Cosenza, Adolfo D’Ambrosio sottoposto al 41 bis nel carcere dell’Aquila e ritenuto il reggente della cosca Lanzino.

 

La condanna di Libera

“Apprendiamo con viva preoccupazione del criminale progetto di attentato ai danni del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, da sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta attraverso inchieste contro le consorterie criminali delle province di Crotone, Vibo e Cosenza. L’attacco a chi è in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta suscita, ancora una volta, lo sdegno e la ferma condanna di Libera e di tutti i calabresi onesti”. Lo sostiene il coordinamento regionale di Libera. “Ma siamo sempre più convinti – è scritto in una nota – che esprimere sostegno e solidarietà a chi quotidianamente lotta contro tutte le mafie non basta. Oggi più che mai per il cambiamento della nostra terra e la sconfitta della ‘ndrangheta è indispensabile la corresponsabilità. Delle istituzioni, ovviamente, ma anche di tutti noi cittadini che siamo chiamati a impegnarci quotidianamente per affermare verità e giustizia contro ogni forma di violenza. Siamo certi che il dott. Bruni, come ha ormai ampiamente dimostrato anche nel passato, proseguirà nel suo proficuo lavoro con la stessa determinazione ed efficacia. Ma vogliamo ribadire al dott. Bruni che se gli ‘ndranghetisti hanno da tempo individuato i magistrati come loro nemici, i loro nemici sono nostri amici. Amici di tanti gruppi, associazioni e singoli cittadini che, anche in Calabria,con il loro crescente impegno, hanno finalmente scelto di provare a costruire una società migliore”.