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Caso Bergamini, spunta un nuovo supertestimone: la verità sta per venire a galla

Gli inquirenti hanno ascoltato il supertestimone che, tempo fa, contattò la famiglia del calciatore del Cosenza. Incongruenze con la vecchia autopsia.

 

COSENZA – Dopo la riesumazione del corpo di Denis Bergamini, il centrocampista del Cosenza, tragicamente scomparso il 18 novembre 1989; spuntano nuove realtà. Il mistero sulla sua morte, pian piano si arricchisce di inediti particolari che porteranno, una volta per tutte, a svelarne la verità effettiva. L’ipotesi iniziale, sostenuta da sempre, dall’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò è quella di un suicidio: Bergamini  si gettò sotto un camion, sulla statale Jonica al chilometro 401, a Roseto Capo Spulico. Quell’ipotesi, col passare del tempo, viene smontata pezzo per pezzo. E proprio lo scorso 12 aprile, il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, fa sapere alla donna di essere indagata per l’omicidio premeditato di Denis, aggravato da crudeltà e futili motivi, in concorso con Raffaele Pisano, il conducente del camion.

Riesumazione BergaminiDopo aver effettuato l’autopsia sulla salma del calciatore ferrarese, lo scorso 11 luglio, sono emerse alcune contraddizioni rispetto alla prima autopsia: innanzitutto, la parte del corpo maggiormente interessata dal trauma sarebbe quella sinistra e non quella destra, come si era sempre pensato. Su questa parte sinistra ci sarebbe anche un taglio longitudinale sospetto della testa del femore che – a detta dei consulenti e dei periti – apparirebbe anomalo e innaturale. Dalle lesioni riscontrate il corpo del calciatore sarebbe stato schiacciato dal ventre verso la schiena e non viceversa. “Come è possibile – chiede l’avvocato Fabio Anselmo – sotto il peso di un camion? Lo squarcio si apre sulla pancia e quindi è evidente dai risultati che Denis fosse coricato supino e non prono, esattamente il contrario di quello che mostrano le fotografie dell’epoca.” Poi sulla ‘testa’ del femore: “Non c’è traccia di nessun taglio nell’autopsia che fece Avato“. Un altro punto interrogativo restano i vestiti che indossava quel giorno il calciatore: “scomparsi”. Alla sorella, Donata Bergamini, dissero che vennero buttati in un inceneritore. Di lui rimasero le scarpe, “messe in salvo” da un magazziniere. Scarpe estremamente pulite, “immacolate” per essere quelle di una persona che si è buttata sotto ad un camion e che è stata trascinata per circa 50 metri, l’orologio e la catenina d’oro. Tutti gli oggetti sono rimasti perfettamente integri nonostante il presunto impatto dichiarato dall’ex fidanzata.

Riesumazione BergaminiLa riesumazione del corpo di Denis, ora, ha portato alla luce tutto ciò che gli fa compagnia da quasi 28 anni. “Per colpa di qualcuno – si legge in una nota di Donata Bergamini – torturato nella vita e nella morte. Per colpa di qualcuno non ho potuto baciare mio fratello quel 18 novembre perché mi dissero che si era salvato solo il viso. Per colpa di qualcuno quando fecero la prima autopsia nel 1990 non mi permisero neppure di varcare il cancello del cimitero. Con la seconda autopsia mi è stata data la possibilità dopo 28 anni di vedere con i miei occhi il corpo di mio fratello e di non abbandonarlo mai sino a quando non è stato riportato nuovamente nella sua piccola reggia colorata di rosso e blù. Seguirò ogni cosa di lui.”

Ma la novità assoluta (come si legge in un articolo del Resto del Carlino, a firma di Nicola Bianchi) è “la presenza di un super testimone, già sentito dagli inquirenti, che avrebbe visto momenti determinanti della scena di quel maledetto 18 novembre. Un uomo che, negli ultimi giorni, ha contattato la famiglia Bergamini.” Ma su questo e su tutte le indagini che il procuratore capo Eugenio Facciolla sta portando avanti, vige il massimo riserbo.