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Rom attendono sgombero baracche, si teme la disastrosa ghettizzazione di Cosenza Vecchia

Mario Occhiuto ricorda con entusiasmo l’estate 2015 quando fu smantellato l’insediamento rom lungo il Crati e annuncia di voler demolire via Reggio Calabria.

 

COSENZA – Con un post il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ricorda lo sgombero del luglio 2015. In quell’occasione furono distrutte le casette in cui vivevano i rom lungo il Crati e tutte le famiglie furono trasferite in delle tende di plastica allestite in un parcheggio della stazione ferroviaria di Vaglio Lise. Fu un estate da incubo per i rom costretti a vivere tra l’asfalto rovente e i topi. Anche queste strutture vennero poi smantellate e le famiglie a cui erano state distrutte le case furono ‘risarcite’ dal Comune con poche centinaia di euro. Così l’amministrazione Occhiuto affrontò e intende ancora oggi affrontare la questione abitativa dei rom cosentini. A dichiararlo è lo stesso sindaco di Cosenza Mario Occhiuto che sul proprio profilo descrive come un successo l’allontanamento dei rom dalle proprie abitazioni. “Il campo abusivo sul fiume dopo vent’anni smantellato. Ricordiamo, insieme a Facebook che ce li rimanda, questi successi dell’Amministrazione Occhiuto. Fra poco – annuncia Occhiuto – elimineremo anche la vergogna della baraccopoli di Via Reggio Calabria che esiste da più di quarant’anni. Abbiamo trovato mille disastri, che un po’ alla volta stiamo risolvendo. Il centro storico è stato lasciato all’abbandono e al degrado per settant’anni, in una condizione ormai quasi di non ritorno”.

 
 

E proprio da Cosenza Vecchia, quartiere che ha assorbito i rom sfrattati dalle tende della stazione ferroviaria, arriva la risposta indignata dei residenti. “I Rom che stavano sul fiume, – scrive in una nota il Comitato Piazza Piccola – ora vivono nei vicoli di Santa Lucia, alla garrubba e in via Marini Serra. In particolare nei vicoli di Santa Lucia la situazione è di totale degrado e abbandono. Si vive in case diroccate, pericolanti e in condizioni igienico sanitarie disastrose. I bambini non frequentano la scuola e nessun assistente sociale si è mai fatto vedere da queste parti. Nessuna politica di integrazione e nessun dialogo si è mai instaurato, facendo finta che il problema non esistesse. Le condizioni per ricreare un ghetto simile a quello di via degli Stadi ci sono tutte, e ignorare il problema o reprimerlo non è la soluzione. Noi abbiamo voluto conoscerli, soprattutto i bambini, molti di loro sognano una vita normale e hanno una grande vitalità. Dovrebbe essere lo scopo di tutti far si che nessuno rimanga indietro, che sopratutto quei bambini abbiano un futuro migliore.

 
 

Perché a Cosenza vecchia, che un bambino sia rom o originario del posto non fa differenza, rischierà lo stesso di essere carne da macello della malavita vendendo droga e rischiando il carcere per quattro spicci. Perché ancora oggi nel 2017 tanti giovani italiani e rom entrano in contatto con droghe pesanti in tenera età. Ancora oggi nei quartieri Rivocati e via Milelli c’è chi prova ad adescare bambini in cambio di pochi euro per delle prestazioni sessuali. La maggior parte dei ragazzi abbandona gli studi e quasi la maggioranza non ha prospettive universitarie. Insomma, la differenza è sottile e per lo più si tratta di provenienze diverse. Nonostante tutto questo, i cittadini del centro storico che vivevano già in situazioni di forte degrado e disagio, oltre ad una grande precarietà, hanno dato dimostrazione di saper accogliere e condividere. Hanno tollerato situazioni di degrado e molte volte aiutato. Ma proprio per le condizioni in cui versa il centro storico se non si creano delle soluzioni e delle politiche che diano una prospettiva diversa, la situazione rischia di degenerare. Evitiamo facili strumentalizzazioni, evitiamo di soffiare sul fuoco dell’intolleranza che sta dilagando in Italia, evitiamo guerre fra poveri e tensioni, evitiamo di usare tali argomenti per la propaganda politica”.

 
 

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