Condanne per gli omicidi della guerra tra cosche nel Cosentino: carcere a vita per quattro boss

Ergastolo per Abbruzzese, Acri, Lanzino e Presta considerati i mandanti o esecutori delle morti avvenute a cavallo degli anni ’90 e primi del 2000 nel Cosentino.

 

ROMA – La Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Franco Presta, Ettore Lanzino, Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo” e Nicola Acri; imputati del processo nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro “Terminator 3”. Il processo si riferisce agli omicidi di Primiano Chiarello (avvenuto a Cassano Jonio l’8 giugno del 1999), di Francesco Bruni senior detto “Bella Bella” (avvenuto a Cosenza il 29 luglio del 1999), e di Antonio Sena (avvenuto a Castrolibero il 12 maggio del 2000). I giudici della Suprema Corte hanno confermato in gran parte l’impianto accusatorio, considerando i quattro responsabili a vario titolo di diversi omicidi, avvenuti durante la guerra di mafia nel territorio cosentino, a cavallo degli anni ’90 e i primi del 2000. Alcuni considerati gli esecutori, altri i mandanti.

Carcere a vita per Franco Presta, Ettore Lanzino, Francesco Abbruzzese (detto “Dentuzzo”) e Nicola Acri, rispettivamente boss delle cosche Lanzino di Cosenza, Abbruzzese di Cassano allo Jonio e Acri di Rossano. Condannati anche i collaboratori di giustizia Vincenzo Dedato, ritenuto l’ex contabile del clan Lanzino, e Francesco Bevilacqua  conosciuto come “Franchino i’ Mafarda”, considerato boss degli “zingari” di Cosenza tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000. Acri e Abbruzzese sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio Chiarello, ma entrambi sono stati assolti per il delitto Bruni “Bella bella”. Colpevoli Ettore Lanzino e Franco Presta, assieme a Dedato: ergastolo per i primi due e 14 anni per il collaboratore di giustizia. Per l’assassinio di Sena sono stati condannati Presta e Dedato.