Asp Cosenza vergogne e debiti dell’ente dalle ‘consulenze d’oro’

COSENZA – GIanfranco Scarpelli è un uomo dei fratelli Gentile, è ormai noto.

Solo Pino infatti votò a Maggio, in Regione, contro la sua rimozione a seguito dello scandalo delle consulenze affidate al nipote, l’avvocato Andrea Gentile. Incarichi da decine di migliaia di euro che si presume siano stati ‘regalati’ ad avvocati amici, ed amici di amici, pur avendo l’ASP cosentina una folta schiera di legali regolarmente retribuiti. Dopo lo scandalo, i giudici ne decretarono la sospensione. Avrebbe dovuto lasciare il posto al successore, Alessandro Moretti, ma è ancora al suo posto. Moretti, pur essendo stato designato come l’erede dell’Asp cosentina dalla presidente facente funzioni Antonella Stasi, pare non possieda neanche i requisiti minimi per accedere all’alta carica dirigenziale, mentre Scarpelli, attuale dirigente, indagato per falso in atto pubblico ed abuso d’ufficio può essere sollevato dal suo incarico solo dal commissario ad acta per il piano di rientro sanitario, che però non esiste. O meglio al suo posto, prima della condanna ricoperto da Scopelliti, non è stato ancora nominato nessuno dal Governo. Quindi il ‘rais’ dell’Asp resta lui, Gianfranco Scarpelli.

 

Nel frattempo la contabilità traballa. Ieri il collegio dei revisori dei conti dell’Asp bruzia ha bocciato il bilancio 2013 dell’azienda. Il documento, secondo quanto riportato in una nota divulgata dallo stesso Scarpelli, sarebbe invece stato approvato stamattina in Regione. Diverse anomalie nei conti dell’Asp hanno fatto irrigidire i revisori determinando il ‘no’ secco all’approvazione. Innanzitutto si parte con un incremento dei debiti dell’ente nel 2013 di 26 milioni di euro, a cui si aggiungono i costi per l’erogazione dei servizi che hanno subito un aumento pari ad 84 milioni di euro e gli oltre 100 milioni di euo per i contenziosi legali contenuti in un elenco giudicato dal collegio ‘non attendibile’. I revisori puntano il dito contro quegli incarichi esterni ‘allegri’ e costosissimi che hanno mandato a processo nove persone tra i vertici dell’azienda sanitaria bruzia. Irregolarità che fanno da sfondo a un modus operandi in cui gli appalti ai fornitori vengono affidati senza Durc nè certificazione antimafia, il personale viene promosso senza alcun criterio, i dirigenti nominati senza requisiti e i buoni pasti (e questo sarebbe il meno) spariscono a ritmo di 2.600 ticket l’anno.

 

Osservazioni che non sono piaciute a Scarpelli il quale ha iimediatamente divulgato una nota in cui precisa che tutto ciò che è ritenuto anomalo è stato “risolto dalla certificazione dei dati contabili fatta dal settore finanziario del dipartimento tutela della salute che sta provvedendo a stilare una relazione di risposta al fine di chiarire le criticità evidenziate”. Una contabilità tutta da studiare quella dell’Asp di Cosenza, che come continua a sbandierare Scarpelli nonostante abbia aumentato i sui debiti, ha ridotto le passività del 38% portandole a 34 milioni di euro. Il direttore, che peraltro non dovrebbe più essere seduto su quella poltrona, però dimentica che l’Asp di via Alimena pur non lesinando consulenze esterne ad avvocati prezzolati, per risparmiare ha tagliato terapie ed esami diagnostici ai pazienti imponendo ai medici di ridurre le richieste di prestazioni sanitarie.