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Perna Marco

I soprannomi dei presunti sodali del clan Perna, dal Capone al Gallinaro

Dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, gli inquirenti hanno attribuito ad ognuno il proprio nomignolo.

 

COSENZA – Ventuno indagati e un quintale di marijuana in un garage di Serra Spiga, in via Pisani. Un deposito nelle disponibilità del clan Perna, da loro trasportato, ricevuto, ceduto e detenuto. Marco Perna, figlio del boss Franchino Perna (attualmente condannato all’ergastolo) e Giannone Giovanni abitano nello stesso quartiere in cui è stato rinvenuto l’ingente quantitativo di stupefacente e, altresì, due pistole revolver con matricola abrasa e munizioni. Per raggiungere il deposito si deve passare, verosimilmente, proprio davanti le loro abitazioni.

Apocalisse armiNuova udienza, ieri, del processo che vede alla sbarra i ventuno presunti sodali del clan Perna, scaturito dall’operazione Apocalisse; scattata nel novembre del 2015. Le modalità in cui avveniva lo spaccio erano sempre molto simili: per lo più nella macchina del ‘cliente’, a Città 2000 nei pressi del negozio di calzature G22. Ieri presso il Tribunale di Cosenza il collegio giudicante, presieduto da Enrico Di Dedda con a latere i giudici Urania Granata e Giusy Ianni, ha ascoltato i resoconti di alcuni degli uomini che hanno condotto le indagini. Tra loro il tenente che ha curato la raccolta del materiale captato attraverso le intercettazioni ambientali, veicolari e telefoniche.

Apocalisse drogaIl ‘quartier generale’ sarebbe stato allestito in un autolavaggio nei pressi di via degli Stadi, in cui venivano presi gli accordi per distribuire la droga e i compensi ai collaboratori del gruppo che partecipavano allo smistamento di hashish, marijuana e cocaina in città. Marco Perna, deteneva il ruolo di promotore e di dirigente, tenendo i rapporti con i “cedenti” dello stupefacente  e con gli altri affiliati. Essendo lui il referente, per qualsiasi decisione, gli altri si rivolgevano a lui, con compiti di coordinamento dell’attività di spaccio, trasporto e vendita, approvvigionamento di stupefacente da reimmettere sul mercato al dettaglio.

Apocalisse depositoDal deposito di stoccaggio, ubicato in via Pisani (le cui chiavi di apertura erano custodite dal Giannone), veniva prelevato lo stupefacente e consegnato ad altri soggetti, avvalendosi dell’ausilio del Giannone nel ruolo di “palo”, al fine di scongiurare eventuali controlli. Gli investigatori, dietro domanda dell’accusa e del giudice Di Dedda, hanno identificato gli imputati anche attraverso i soprannomi, venuti fuori, dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Silvio Gioia (condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere con rito abbreviato); dalle intercettazioni ambientali e telefoniche e da riconoscimenti visivi effettuati dai carabinieri.

 

A processo ci sono:

Pasquale Francavilla

Giovanni Giannone (Gianni il Gallinaro)

Marco Perna (Capa Grossa o Capone)

Andrea Minieri

Giuseppe Chiappetta

Alessandro Andrea Cairo (il Nipote di Andrea Minieri o Muzzafiore)

Andrea D’Elia (il Cornuto)

Ippolito Tripodi

Denis Pati (Patamone)

Danilo Giannone (Danilo il Gallinaro)

Paolo Scarcello (Ciotone)

Francesco Scigliano (Sbampato)

Domenico Caputo (Becchino)

Alessandro Marco Ragusa

Francesco Porco

Giuseppe Muto (Birillo)

Luca Pellicori

Ivano Ragusa (il Gemello (in quanto fratello di Alessandro Marco Ragusa))

Riccardo Gaglianese  (Ric o Richard)

Giacinto Bruno  (Buma o Massimo)

Giuseppe De Stefanis (Peppuccio)

 

Durante l’udienza passata, inoltre, è emerso un nuovo collaboratore di giustizia: Luca Pellicori, il braccio destro di Marco Perna che ha deciso di “pentirsi”. Il processo è stato aggiornato al prossimo 6 giugno.

 

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