Inchino della madonna: una chiesa che scappa non serve alla Calabria

L’inchino al boss di Oppido Mamertina da parte della Madonna delle Grazie, è destinato a far discutere e non poco.

A parte le prese di posizioni di natura politico – istituzionale, quelle che, secondo me preoccupano, sono quelle dei nostri Vescovi. Qualche giorno addietro era toccato al Presule di Reggio, monsignor Morosini di affermare che “per combattere i boss bisogna sospendere per 10 anni la figura dei padrini ai battesimi e alle cresime”. Dopo i fatti di Oppido ecco altre dichiarazioni che ripercorrono la stessa scia. Questa volta le dichiarazioni sono dell’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano che è anche presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Monsignor Salvatore Nunnari: “bisogna avere il coraggio di fermare le processioni sarebbe cosa gradita alla Madonna”. Per aggiungere: “dispiace che i preti non abbiano avuto il coraggio non di andare via ma di scappare dalla processione”. Un atteggiamento, questo che si sta cercando di far passare che, a mio avviso, è più arrendevole delle venti persone che hanno portato la statua della Madonna davanti a casa dello ndranghetista: scappare, arrendersi. Vocaboli che non devono appartenere alla chiesa. La chiesa deve invece mostrare il suo coraggio e parlare con la “consueta” chiarezza. Del resto papa Francesco lo ha detto con estrema limpidezza: “i mafiosi sono scomunicati”, naturalmente fino a pentimento. Ecco la chiesa, quella che accoglie con l’amore della Madonna ma anche quella che parla chiaro di Gesù al Tempio. Scappare o sospendere sacramenti e processioni, a mio avviso sono segnali di debolezza: che faremo se i mafiosi vengono a messa? Chiuderemo le chiese o non celebreremo più messe? La chiesa ha già le sue regole per i padrini e per le processioni: basta avere solo il coraggio di farle osservare.