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Processo morte Giancarlo Esposito, dott. Marchese: “la lettera dei genitori? Diritto sancito dalla Costituzione”

Nel processo per la morte di Giancarlo Esposito, il bambino che perse la vita nella piscina di Campagnano il 2 luglio 2014, è stato sentito anche il dottor Giorgio Marchese, psicoterapeuta che assiste la famiglia di Giancarlo. Molte testate però si sono soffermate su un passaggio anche ‘banale’ relativo all’accusa del legale difensore di Manna e su una lettera scritta dai genitori di Giancarlo Esposito prima delle Amministrative 2016… perchè?

 

COSENZA – Ieri mattina presso il tribunale di Cosenza si è svolta una nuova udienza nel processo utile a fare luce sulla tragica morte del piccolo Giancarlo Esposito, deceduto a soli 4 anni nella piscina di Cosenza il 2 luglio del 2014 mentre era al suo primo giorno al Kinder Garden, struttura dedicata ai più piccoli. Il processo vede sul banco degli imputati Carmine Manna presidente della Cogeis (società che ha in gestione l’impianto di Campagnano) e delle educatrici Franca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove. L’udienza (come abbiamo scritto nell’articolo pubblicato ieri) ha registrato l’escussione degli zii del piccolo e la deposizione del dottor Giorgio Marchese stimato psicoterapeuta che assiste moralmente e psicologicamente Alessandra e Mimmo, i genitori del piccolo Giancarlo, che dal giorno della  ‘disgrazia’ vivono uno stato di profonda depressione. Uno sconforto legato alla perdita prematura del loro bambino di soli quattro anni. Un dolore inconsolabile e una ferita che non si potrà richiudere.

Quasi al termine dell’udienza, dopo aver risposto alle domande degli avvocati di parte civile, la parola è passata al difensore di Carmine Manna, la dott.ssa  Sabrina Rondinelli, che ha contro ‘interrogato’ il dottor Marchese che, lo ricordiamo, è anche giornalista pubblicista nonché direttore responsabile del sito Web La Strad@ (www.lastradaweb.it). Fin qui tutto regolare, con una normalissima, quanto corretta, narrazione e trasposizione dei fatti. Se non fosse che, alcuni organi di stampa e siti Web, ieri hanno riportato la notizia(?), senza la firma di nessun giornalista e “stranamente” condivisi sulle pagina Facebook di Carmine Manna e proprio dall’avvocato Rondinelli, come tiene a sottolineare lo stesso dottor Marchese con una descrizione degli eventi che appare “quella di un burlone o di chi ha scritto sotto dettatura di eventi che non ha riscontrato in alcun modo”. Secondo lo psicoterapeuta dunque, dall’udienza di ieri sarebbe emerso il solo attacco del difensore Rondinella al dottor Marchese. Eppure così non è stato.

Nel ‘mirino’ dell’avvocato difensore di Manna ci sarebbe una lettera, pubblicata dal dottor Marchese sul sito Web sopracitato e relativa alla candidatura del signor Manna al Comune di Cosenza nel 2016. Una lettera scritta dai genitori del piccolo Giancarlo, nella quale si parlava anche della ‘carriera’ politica e da imprenditore del signor Manna, tra lustri e non. E proprio Manna si sarebbe preso addirittura la briga di scrivere all’Ordine dei giornalisti per quella lettera, che secondo il legale Rondinelli, appaleserebbe una sorta di attacco politico da parte del dottor Marchese verso Manna. L’avvocato Rondinelli ha chiesto ed ottenuto l’acquisizione dell’articolo e il processo è stato aggiornato al 10 maggio prossimo.

 

Genitori giancarlo con dott Marchese

I genitori del piccolo Giancarlo e il dottor Marchese

Dunque, si è cercato di far passare il dottor Marchese, che ha in cura due genitori che hanno perso prematuramente e tragicamente il proprio figlio, per una persona che voleva attaccare ‘politicamente’ Manna e che, va precisato, racimolò in quelle elezioni amministrative solo 130 voti. La lettera, che è stata redatta dai genitori di Giancarlo, Mimmo e Alessandra Esposito e poi pubblicata sul sito www.lastradaweb.it è la seguente: “Figli di un Dio Minore?”.  

E così ieri il dottore Marchese ha voluto scrivere un post su Facebook sottolineando quanto accaduto in aula ieri: “Conoscere Alessandra e Mimmo e, attraverso loro, il piccolo Giancarlo è stato un privilegio. Poter stare accanto a loro ormai da più di due anni, rappresenta, per me un punto d’onore. E di affetto. Ed è naturale, quindi, che io abbia dato (di me) tutto quello che ho potuto (e di cui ho sentito il dovere) nell’udienza odierna del processo per la morte di chi considero, ormai, più di un parente acquisito: Giancarlo Esposito Jr. Forse più di un’ora in cui ho delineato i contorni emotivi di chi, all’improvviso scopre il vero significato della massima Ungarettiana: “Si sta. Come, d’autunno, sugli alberi, le foglie”.

“Ecco, non è stato facile trattenere le mie, di emozioni, quando ho descritto il pensiero ricorrente in maniera ossessiva nella mente dei “piccoli”, “grandi” Alessandra e Mimmo: “Mentre Giancarlo moriva, ci avrà cercato? Avrà teso, vanamente, le sue manine speranzose? E mentre il buio soffocava i suoi giovani bronchi, ci avrà perdonato per non essere stati lì con lui, a salvarlo?”.

“Cari Amici – scrive ancora – chi è stato nell’Aula numero 9 del Tribunale di Cosenza, quest’oggi, potrà testimoniare di fronte agli Uomini e a Dio (per chi ci crede, ovviamente) che, durante tutto il tempo del mio intervento, in risposta alle domande degli avvocati di parte civile degli studi Chiaia, D’Ippolito e Ledonne (la citazione segue un rigido ordine alfabetico) e del Pm, non si è sentita volare neanche una mosca. E si, che i presenti, non erano pochi! Solo alla fine di tutto, l’avvocato Rondinella, difensore dell’imputato Manna Carmine, ha preteso che ricordassi un mio riferimento (a suo dire, dannoso) alla candidatura politica del Manna Carmine, all’interno di una lettera aperta pubblicata (il 7 maggio 2016) sul Webmagazine “La Strad@” (www.lastradaweb.it) di cui sono direttore responsabile, a firma di Mimmo e Alessandra Esposito in cui si è esercitato un diritto di espressione sancito con l’articolo 21 della Costituzione Italiana. Il tutto, con garbo e moderazione”.

“Non si è riusciti a procedere ad un chiarimento – prosegue il dott. Marchese su Facebook – per via della mancanza di una copia cartacea dell’articolo in questione, così da intenderci in maniera oggettiva. Il Presidente ha deciso di acquisire, appunto, copia di tale lavoro, alla prossima udienza. Tutto qui. Ora, sulla stampa di un certo livello, l’evento è stato riportato nel coretto determinarsi dei fatti”.

Il dottore Marchese, sottolinea che la “descrizione degli eventi su alcune testate, appare quella di un burlone, oppure di chi ha scritto, sotto dettatura, eventi che non ha riscontrato in alcun modo. Già dai titoli, sembrerebbe che, io (e tutti gli altri presenti), sia stato vittima di una allucinazione che vi ho sopra riportato perchè, invece, al posto del mio intervento, preciso e puntuale, ci sia stata una “tirata d’orecchi”, cioè un attacco, contro di me, da parte del difensore dell’imputato Manna Carmine: l’avvocato Rondinella, appunto”.
“Ora a parte il fatto che, l’unico che si è permesso, in aula, di mancarmi di rispetto (un avvocato penalista) all’interno di un processo celebrato un paio di anni fa, sta ancora scappando per la mia veemente reazione, ritengo di avere, dalla mia parte, capacità di linguaggio e, soprattutto, di pensiero, tali, da non essere messo in crisi da nessuno. Giusto per ristabilire un criterio di realtà. Per tornare al punto focale, in premessa alla lettera aperta pubblicata il 7 maggio 2016, ho testualmente riportato, quanto segue: “Cari lettori, abbiamo accettato volentieri la richiesta di Alessandra e Mimmo Esposito di vedere pubblicata, sul nostro Webmagazine, perchè si è intesa, la loro lettera aperta, come un’azione non “contro” qualcuno ma, semmai, per provare a chiarire alcuni aspetti della posizione di questo qualcuno (nella fattispecie, il dott. Carmine Manna) all’indomani dell’ufficializzazione della sua candidatura a consigliere comunale del Comune di Cosenza, per le elezioni che si terranno nel mese di giugno 2016…. Ovviamente, se la cosa potrà interessare, forniremo ampio spazio per ogni diritto di replica. Purchè richiesto e proposto, con il dovuto rispetto, garbo e cortesia. Secondo i principi della nostra linea editoriale (Giorgio Marchese direttore La Strad@)”.

“Cari Amici – scrive ancora Marchese – noterete, immediatamente che il riferimento di cui mi si fa “addebito” era indispensabile per spiegare il motivo per cui era stata scritta questa lettera aperta. Inoltre, come correttezza vuole, si è chiaramente offerto il diritto di replica. Non esercitato da nessuno. In quasi un anno di tempo”.

noi stimao con Giancarlo

“A questo punto, un veloce passo indietro: qualche giorno fa – scrive Marchese – ho ricevuto da Manna Carmine, un “esposto e contestuale richiesta di provvedimento di censura – richiesta di rimozione di informazioni dannose e oscuramento dei relativi link” indirizzata, tra gli altri, al mio ordine regionale dei giornalisti (nella mia veste di giornalista pubblicista) per via della pubblicazione dell’articolo di cui ho fatto, poc’anzi, menzione (di cui mi si addebita, erroneamente, la paternità). Ovviamente ho immediatamente chiesto, per le vie ufficiali, al Presidente del mio ordine regionale dei Giornalisti che la valutazione avvenga in tempi brevissimi affinchè, delineata l’ovvia infondatezza delle accuse, io possa determinarmi, altrettanto ovviamente, nelle sedi opportune. In conclusione, vorrei invitare quanti più amici possibile, ad unirsi a me in un abbraccio virtuale (o reale, fate voi) nei confronti di Alessandra e Mimmo Esposito che, in oltre due anni, sono rimasti composti nel loro muto dolore. È stata una grande giornata. Altre ne seguiranno. Speriamo non siano molte: due genitori orfani, hanno (legittimamente) fretta che Giustizia trionfi. Com’è giusto che sia”.

Anche la nostra redazione, come ribadito dal dottor Marchese, è aperta a qualsiasi tipo di replica o di intervento e ci teniamo inoltre a sottolineare che, se la nostra redazione giornalistica, avesse ricevuto quella lettera dai genitori di Giancarlo non avrebbe esitato a procedere alla sua pubblicazione.