Inchiesta “Reale”: chiesti 4 anni e otto mesi per Quartuccio

COSENZA – Quelle complicità in “camice bianco”. La maxi operazione “reale”, coordinata dalla Direzione distretuale antimafia di Reggio Calabria, entra nel vivo della fase giudiziaria. Il procuratore aggiunto dell’antimafia reggina, Michele Prestipino, e il pm, Giovanni Musarò, titolare dell’inchiesta, hanno usato il pugno di ferro, contro due indagati eccellenti dell’operazione: lo psichiata Guglielmo Quartuccio, 58 anni, proprietario e direttore sanitario della casa di cura privata “Villa Olendri” di Mendicino e Francesco Moro, medico 76enne di Bagaladi,

all’epoca dei fatti oggetto d’indagine, in servizio al 118 di Locri. Per i due medici, l’accusa è pesante: aver favorito i boss della ‘ndrangheta ad uscire dal regime carcerario del 41bis, facendoli figurare in cattive consizioni di salute, troppo incompatibili con la durezza del regimne restrittivo. Per facilitare la concessione di di quell’uscita dal 41bis e dalla ristrettezza dell’isolamento, secondo l’impianto accusatorio della Dda reggina, i due non avrebbero esitato, in cambio di lauti guadagni e regalie di valore per il loro interessamento, a firmare finti certificati medici a “malati immaginari”, non affetti da nessuna patologia grave. Per questo, per i due sanitari, i magistrati hanno chiesto la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione. Una richiesta di condanna, non gradita dagli avvocati difensori dei due imputati eccellenti che, hanno subito messo in dubbio quella trama accusatoria. nel corso delle loro arringhe,. infatti, gli avvocvati Marcello manna e Mario D’Ambrosio, unitamente al professor Dario Grosso, hanno cercato di disintegratìre la stabilità del castello d’accuse, edificato dagli inquirenti e dal pool di magitrati dell’antimafia reggina. Lunedì sarà la volta di un altro penalista di grido, Armando Veneto, proseguire nel suo lavoro difgensivo. Dopo la parola paserà al gup distrettuale di Reggio calabria che, in camera di consiglio, deciderà sull’accoglimento o meno sulla richiesta dell’accusa o sulle validità dellimpianto difensivo. Il verdetto avverrà tramite, per scelta dei due indagati, con il rito abbreviato.

L’INCHIESTA: E’ il 20 gennaio del 2012 e i medici che con una firma aprivano ai capi della cosca le porte della prigione, «inadeguata a accogliere un paziente in tali condizioni» e dall’altra parte spalancavano i cancelli di una bella clinica privata in provincia di Cosenza, rilassante già dal nome: Villa degli Oleandri. Il sistema era semplice: a ogni nodo c’era un professionista compiacente: il medico del carcere, quello del 118 e quello, ça va sans dire, della clinica. Un oliato meccanismo da romanzo che, in attesa di trovare il Roberto Saviano o l’Andrea Camilleri che trasformi la ‘Ndrangheta in racconto, è stato portato alla luce dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria. Che il 20 gennaio nell’indagine “Reale-Ippocrate”, hanno arrestato due medici e un avvocato per avere prodotto false certificazioni mediche finalizzate a far uscire dal carcere il capo cosca Giuseppe Pelle e il figlio Antonio. Sei persone sono state accusate di concorso in falsa attestazione in atti destinati all’autorità giudiziaria e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, aggravati dalle finalità mafiose. Al centro dell’inchiesta, i rapporti tra la cosca Pelle di San Luca, i medici dell’Azienda sanitaria di Locri e quelli di una casa di cura privata. Dalle indagini è stata accertata, in particolare, la falsa diagnosi di patologie neuropsichiatriche, ritenute incompatibili con il regime detentivo.

«UN FILM…. BELLO PULITO!»:. «Un film … bello pulito!», diceva Francesco Moro in servizio al 118 di Locri, assecondando la richiesta del boss Giuseppe Pelle di inscenare un finto malore dovuto a uno stato d’ansia simulato. Il colloquio è stato intercettato il 27 febbraio 2010. L’intesa, secondo gli investigatori è andata effettivamente a buon fine, dal momento che la sera del 2 marzo, Giuseppe Pelle, con la complicità della moglie e del figlio, ha contattato il 118 facendo arrivare un’equipe medica coordinata, indovinate da chi, ma da Francesco Moro. Dalle intercettazioni a carico di Pelle, gli investigatori hanno scoperto che il boss si rivolgeva a due medici che producevano false certificazioni in cui si attestava che il boss era affetto da «depressione maggiore». Un male grazie al quale, in passato, Pelle era già stato scarcerato. L’attenzione si è concentrata su Moro e Guglielmo Quartucci, titolare della casa di cura ‘Villa degli Oleandri’ di Mendicino. Secondo l’accusa, Quartucci aveva aiutato Pelle già nel 2008, favorendo un suo ricovero al termine del quale aveva certificato falsamente che era «affetto da sindrome depressiva maggiore con tratti psicotici». Quando alla Villa degli Oleandri arrivò il boss di ‘ndrangheta, il medico Quartucci ne parlò al telefono con amici: «Mi hanno mandato, da Reggio Calabria, i Pelle! .. il secondo giorno venivo ammazzato… Dice che il padre, è il vangelo, era…». Nello stesso colloquio, il primo settembre 2010, dopo l’arresto di Pelle, rivelava che l’accondiscendenza derivava dal suo assoggettamento alla potente famiglia mafiosa: «La legge? Se ne frega di te! Quando venivano quelli da Reggio Calabria, i Pelle i cosi gli dicevo: ‘non ti visito’? Che quelli il secondo giorno venivano qua e mi mangiavano». Secondo l’accusa, Quartucci aveva redatto dei certificati ‘compiacenti’ anche nei confronti di Andrea Conforti, un agente di polizia arrestato per il tentato omicidio della moglie, che grazie a questi ed all’intercessione del suo difensore, l’avvocato Francesco Marcello Cornicello, dal 20 gennaio agli arresti domiciliari, è tornato in libertà nel giro di pochi mesi.

IL BOSS SCARCERATO PER DEPRESSIONE: L’accusa, secondo gli investigatori, ha trovato riscontri anche nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Samuele Lovato, un tempo associato al clan dei Rorastefano operante nell’alto cosentino, che ha spiegato i meccanismi dei ricoveri a Villa degli Oleandri. Lovato ha detto che la patologia normalmente inscenata dagli ‘ndranghetisti per sfuggire al carcere era la ‘«depressione», che, ha aggiunto, «è una di quelle patologie astratte ed in secondo luogo che tu non sai mai dire che uno sta fingendo o non sta fingendo». Inoltre, i provvedimenti restrittivi sono stati notificati al boss di San Luca Giuseppe Pelle al figlio Antonio, entrambi già detenuti, e alla moglie di Giuseppe, Marianna Barbaro.

INDAGATO ANCHE IL MEDICO DEL CARCERE: Risulta indagato anche il medico-psichiatra in servizio nel carcere di Cosenza, Giuseppe Moro. Giuseppe è il fratello di Francesco, uno dei medici arrestati. Secondo l’accusa, fu lui infatti a redigere falsi certificati in favore del boss Pelle. Tra gli indagati in stato di libertà, raggiunti da informazione di garanzia, anche Rosaria Quartucci, sorella di Gugliemo, l’altro medico arrestato. La donna è direttore sanitario della clinica ‘Villa degli Oleandri’ e anche lei avrebbe apposto la firma più volte a favore di Pelle. I carabinieri hanno anche sequestrato le quote facenti capo a Quartucci della casa di cura. L’ultimo indagato è Mario Puntillo, dipendente della Telecom, al quale si era rivolto Quartucci nel tentativo di accertare se le sue utenze telefoniche fossero sottoposte ad intercettazioni.