Il medico cosentino Misiti che opera in Africa, quando la sanità è “scienza e coscienza” (AUDIO e VIDEO)

Tutti dovrebbero per una volta, da medici, provare l’esperienza di mettere le proprie competenze al servizio dei paesi più poveri del mondo. Un bagno di umiltà che arricchisce e che non solo rende speciali, ma cambia la visione della sanità che non è quella che conosciamo

RENDE (CS) – Carmelo Massimo Misiti è un chirurgo ortopedico cosentino, membro del direttivo del Collegio Italiano Chirurghi e direttore scientifico della Società Italiana di Artroscopia e svolge la sua professione a Rende, nel suo studio di Roges, ma da oltre 13 anni grazie ad Orthopaedics Onlus, associazione di volontariato che opera in Camerun, Tanzania, Eritrea e Sud America, ha sperimentato il valore di portare il suo lavoro, il suo aiuto e le sue competenze nei paesi più poveri del mondo, dove anche un piccolo passo rappresenta un percorso importante.

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“Il mio lavoro in Camerun mi vede impegnato come medico ortopedico per l’Associazione di volontariato Ortopheadics Onlus, creata dal professore Alessandro Faldini ordinario di Ortopedia all’Università di Pisa ed ovviamente il mio campo d’azione è l’ortopedia e tutte quelle che sono le malformazioni, congenite o acquisite, di cui soffrono le persone, soprattutto bambini e ragazzi. Noi lì troviamo molte deformità: piedi torti, deformazioni agli arti superiori e moltissime degli arti inferiori. Io opero in Camerun a Dafut, piccolo villaggio nel nord est nella provincia di Bamenda, dove andiamo ogni sei mesi a prestare l’opera medica sanitaria. E lì ti rendi conto come il lavoro mio e di tutti gli altri colleghi, cambi davvero la vita delle persone in una parte del mondo dove ci sono gli ospedali dei ricchi e quelli dei poveri”.  A rischio sono soprattutto ragazzi e  bambini : “persone che verrebbero abbandonate dai genitori se non avessero un minimo di autonomia. Questo ci aiuta a fare in modo che il nostro operato sia in grado di dare a questi ragazzini la possibilità di vivere”.

Il dottor Carmelo Massimo Misiti, ha raccontato la sua esperienza ai microfoni di Rlb Radioattiva, ospite in studio alla trasmissione “Informattiva” con Simona Gambaro e Francesco Straticò.

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L’Associazione Orthopaedics Onlus

Questa associazione vede coinvolti tantissimi medici, che io definisco ‘amici’. Quando si intraprende questa scelta si è mossi da un sentimento, quello di volersi sentire utili ed è quella la scintilla che ti fa partira – racconta il dottor Misiti. – Pensi di non poter essere utile la prima volta, quando decidi di provare questa esperienza ma poi quando arrivi in quei luoghi ti rendi conto che qualsiasi cosa riesci a fare è importante: come si accudisce un paziente, come si opera, e quali possono essere gli esiti degli interventi con i pochi mezzi a disposizione”. La squadra è composta da medici di tutta Italia, e si sta ingrandendo con radici anche qui in Calabria. Non c’è un numero preciso ma recentemente sono dei ‘nostri’ anche il dottor Antonio Gaetani di Frascineto, il tecnico di radiologia dell’Annuniata Marisa Guzzo e registriamo anche la grande collaborazione del radiologo cosentino Giovanni Perri  così come di Gualtiero Cipparrone, primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Cosenza. Abbiamo avuto anche la collaborazione delle strutture sanitarie che ci hanno donato materiale in disuso in Italia, ma che lì diventano vitali e stiamo crrando una rete non solo per coinvolgere Cosenza e la Calabria. Voglio ringraziare anche l’operatore Mauro Nigro, che ci ha reso famosi documentando i nostri viaggi e progetti.

IL VIDEO DEL DOCUMENTARIO – Facce da Camerun

 

 

 

In Italia si accede a percorsi sanitari che in quelle aree non esistono

La differenza tra offerta sanitaria italiana e africana è certamente notevole ma oggi “stiamo realizzando un reparto di radiologia; prima facevamo le radiografie con i bagni e l’asciugatura delle lastre al sole, con le mollette dei panni. Ora il reparto avrà un telecomandato che, è sempre vecchio rispetto ai nostri standard ma lì è essenziale…Passo dopo passo e nel nostro piccolo, la qualità del lavoro che portiamo avanti diventa sempre maggiore.

Semestralmente inoltre mandiamo dei container e abbiamo ricevuto anche un’ambulanza 4 ruote motrici donata da alcuni amici silani. Una ambulanza che serve un territorio di ‘qualche milione di abitanti’. La città più vicina a noi infatti, ha 700mila abitanti. Alcuni pazienti vengono portati nella struttura con i motorini (simili ai vecchi Benelli) con sopra 4-5 persone. Quello che mi fa piacere è la volontà di crescita di queste persone. Siamo passati ad esempio da una sterilizazione in acqua bollente a quella “quasi” in autoclave. Abbiamo insegnato loro come si deve creare la sterilità dei ferri. Stiamo cercando di portare quanto più possiamo senza cercare di essere ‘insegnanti’ . Chi viene lì si rende conto come un bagno di umiltà non farebbe male a nessuno”.

Cosa ne pensa della sanità calabrese?  “Siamo medici in trincea senza armi”

“Quello che penso davvero è meglio non dirlo ma ad alta voce dico che i colleghi che lavorano negli ospedali calabresi e all’Annunziata sono persone meravigliose perchè fanno fronte alle esigenze di un bacino d’utenza che fa paura, con i pochissimi mezzi che hanno a disposizione. Fanno di tutto, anche i salti mortali ma la burocrazia, che è il primo male del nostro sistema, e il servilismo politico, non fanno altro che uccidere la possibilità di erogare prestazioni sanitarie corrette e rispondenti alle linee guida sulla base di ‘scienza e coscienza’. Questo è un tasto dolente ed io sono dalla parte della sanità dei medici e non di chi fa il mercimonio della sanità”.

 

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