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Truffa a Cosenza, falsificati atti bancari per ottenere finanziamenti pubblici

Fondi elargiti grazie a lettere false ritrovate in via delle Medaglie tra gli uffici della Confidi Opus Homini presieduta dall’uomo che Occhiuto inserì nel suo staff dopo l’arresto.

 

 

COSENZA – Un fiume di finanziamenti. A beneficiarne, apparentemente, aziende in precarie condizioni economiche. Fondi antiusura ed ordinari elargiti, secondo gli inquirenti, truffando il Ministero delle Economie e delle Finanze. Milioni di euro piovuti sul mercato cosentino tra il 2008 ed il 2012, senza controllare neanche se le aziende fossero iscritte nell’elenco dei cattivi pagatori della CRIF, la Centrale Rischi della Banca d’Italia. Bastava firmare un foglio prestampato in bianco. Poi Confidi, fungendo da mediatrice tra banche e Ministero, si sarebbe occupata di reperire i finanziamenti farseli accreditare e girarli sul conto corrente del socio che ne faceva richiesta. Due gli enti (finanziati da MEF, Regione Calabria, Invitalia, Provincia di Cosenza, Camera di Commercio di Cosenza e FinCalabria) che si occupavano di istruire le pratiche e portarle a buon fine: Opus Homini e Confidi Finlabor. Oggi il presidente di quest’ultima, Giovanni Falanga risulta imputato insieme al direttore generale di Confidi Opus Homini Gianfranco Vecchione e al suo presidente Giuseppe Carotenuto per truffa ai danni dello Stato.

 

Noto per gli incarichi in Regione e al Comune di Cosenza conferitigli dalla famiglia Morrone, Carotenuto si ricorda, fu eletto nel 2009 come consigliere provinciale nella lista a sostegno di Pino Gentile men tre nel 2015 era stato inserito nello staff del sindaco Occhiuto, nonostante il suo rinvio a giudizio, con un salario pagato dai cosentini di oltre 30mila euro l’anno. Secondo quanto emerso ieri mattina nel corso dell’udienza che vede alla sbarra Carotenuto,  Vecchione e Falanga, arrestati nel 2012 ed inizialmente accusati di associazione a delinquere, a Cosenza i fondi Confidi sarebbero stati gestiti in maniera clientelare usando documenti falsificati. L’unico criterio per accedere ai fondi antiusura ed ordinari, su 123 pratiche analizzate dagli inquirenti, pare fosse l’aver ricevuto una lettera di rigetto delle richieste di finanziamento assistite da garanzia del Confidi, per un valore pari al 50% dell’importo complessivo.

 

E come per magia in via delle Medaglie d’Oro, tra le scrivanie dell’inchiesta sui ‘Confidi d’oro’ appaiono decine di lettere. Rigorosamente false.  Atti di diniego contraffatti che riportavano i nomi di diverse banche tra cui la stessa BCC presieduta da Giacinto Caroselli che, presentando richiesta per un’azienda a lui riconducibile, si è accaparrato un finanziamento Confidi di 500mila euro. Documenti che costituivano l’unico requisito necessario per ottenere i finanziamenti. A testimoniarne la falsità sono state le stesse banche che né avrebbero mai firmato quei rigetti né avrebbero mai ricevuto quelle richieste di finanziamento dalle aziende che dichiaravano di aver ricevuto la lettera per accedere ai fondi pur non possedendone i requisiti. L’ammontare dei finanziamenti pubblici movimentati da Carotenuto, Vecchione e Falanga nei più disparati settori dall’edilizia ai panifici pare non sia stato ancora esattamente quantificato.

 

L’incasso di Confidi Opus Homini (consorzio ancora attivo) e Confidi Finlabor per ogni pratica, per le sole commissioni, era (e non sappiamo se lo sia ancora) di 4mila euro cadauna. Per un totale, su 123 pratiche analizzate dal maresciallo Antonio Fiore che ieri è stato audito dal collegio giudicante presieduto dal giudice Enrico Di Dedda, di circa mezzo milione di euro. Denaro a cui vanno aggiunti i circa 50mila euro corrisposti dal MIF a Confidi (27mila nel primo anno + 30mila euro nel secondo anno analizzato) ovvero l’1% dei 5 milioni e 700mila euro di fondi movimentati utilizzando nella maggior parte dei casi, secondo l’accusa, documenti falsificati per agevolare aziende ‘amiche’.  Artifizi compiuti, da quanto emerso nel corso delle indagini, a volte chiedendo ai beneficiari ‘qualcosa’ in cambio come nel caso che vede coinvolto Vecchione. Quest’ultimo sarebbe stato accusato da una donna di aver richiesto esplicitamente delle prestazioni sessuali per ottenere il mutuo agevolato presso la Bcc di Cosenza attraverso il fondo antiusura Confidi. A far chiarezza sui fatti dovrà essere la magistratura che potrebbe emettere una prima sentenza entro la fine dell’estate 2017.

LE REPLICA DELLA CONFIDI OPUS HOMINI

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Il nuovo organico della Confidi Opus Homini

L’attuale cooperativa Confidi Opus Homini intende precisare che ad oggi l’intero organico è stato modificato. Attualmente operano al suo interno solo giovani professionisti che hanno ereditato una pessima immagine della società. Nel rispetto della libertà di stampa e di espressione, che deve essere sempre garantita e tutelata, la direzione del Confidi Opus Homini società cooperativa – si legge in una nota divulgata dalla società – sente il dovere di chiarire quanto segue. Seppur la sede legale ed amministrativa è ancora presso gli uffici di Via delle Medaglie d’Oro n. 26 (Cosenza) e nonostante la triste vicenda giudiziaria riportata nel dettagliato e puntuale articolo pubblicato quest’oggi dal quotidiano online “quicosenza.it”, è necessario specificare che da un anno il Confidi Opus Homini società cooperativa ha effettuato un sostanziale rinnovamento sia a livello manageriale che a livello operativo, assumendo oggi una nuova veste del tutto rinnovata rispetto al passato. Infatti, l’attuale staff è composto da giovani professionisti, specializzati in diversi settori quali il controllo di gestione e il risk management, la finanza pubblica agevolata, la tutela e la consulenza legale alle imprese, la contabilità aziendale, nonché i settori inerenti le attività classiche di un Confidi.

 
 

Il tutto è gestito da un nuovo management, nella persona del Presidente Pasquale Nigro e del Vice Presidente Antonio Bozzo, coadiuvato da un nuovo e rinnovato consiglio di amministrazione. Tutte le attività sono gestite ed implementate nel massimo della trasparenza, professionalità ed onestà, attributi questi che ben si fondono con la mission aziendale, ovvero il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze dei soci i quali necessitano di tutela, supporto e sviluppo nei progetti in ambito finanziario e gestionale. Pertanto, il management e tutto lo staff del Confidi Opus Homini società cooperativa auspica che i sacrifici e gli sforzi profusi per “ricreare” una struttura che, attualmente, per qualità dei servizi offerti e per la professionalità con la quale tali servizi vengono gestiti ed implementati, risulta unica nel suo genere in Calabria, non vengano vanificati con facili accostamenti a tristi vicende giudiziarie che nulla hanno a che vedere con l’attuale realtà del Confidi Opus Homini società cooperativa”.