Depuratori, sequestrati dieci impianti da Rossano a Longobucco

COSENZA – Ventitrè indagati per disastro ambientale.

Sversavano i fanghi della depurazione delle fogne nei torrenti con la complicità di funzionari e sindaci che avrebbero dovuto vigilare. L’operazione Calipso, dal nome della Dea del mare, partita nel 2011, ha portato al sequestro di dodici impianti di depurazione cui procedura sullo smaltimento dei rifiuti dell’attività di depurazione non sono risultati essere a norma di legge. La ripetuta e continua violazione del codice dell’ambiente avrebbe così fatto registrare nei punti di fuoriuscita dell’acqua valori batteriologici che superano di gran lunga i limiti imposti dall’Unione Europea per garantire la salute pubblica e scongiurare l’inquinamento delle acque. Il corpo forestale dello Stato che insieme alla capitaneria di porto di Corigliano ha portato a termine l’operazione informa che dai rilievi “sono emersi sforamenti abnormi dei valori se ad esempio di un determinato batterio la legge prevede un tetto massimo di 5mila, noi registavamo nelle acque numeri che superavano le 200mila unità”. L’Escheria Coli è il batterio tra i più conosciuti tra quelli rinvenuti nelle acque degli impianti di depurazione sequestrati. I sigilli sono scattati a Rossano (località Sant’Angelo), Corigliano (località Ciciriello), Bocchigliero (torrente Duno), Caloveto, Paludi, Campana (fiume Trionto), Terravecchia (località Lombardi) e Longobucco (Acque dei Santi). Gli impianti sono stati confiscati, ma non ne è stata bloccata definitivamente l’attività. Comuni e privati hanno 60 giorni per adempiere agli obblighi di legge. Dalle dichiarazioni degli inquirenti si evince che il problema della depurazione delle acque pare sia strettamente connesso alla tecnologia vetusta ed obsoleta degli impianti. Le indagini che hanno portato al monitoraggio dell’intera costa dello jonio cosentino proseguiranno a 360° in tutto il territorio della provincia. Il capitano di fregata D’Amore intanto tranquillizza i bagnanti affermando che la schiuma galleggiante e la mucillaggine in mare sono fenomeni naturali dati spesso dal semplice surriscaldamento delle acque. “Ci sono due comuni che non hanno gli impianti di collettamento delle fogne verso i nuovi depuratori”. Lo ha detto all’Agi Eugenio Facciolla, procuratore capo di Rossano (CS), in riferimento al sequestro di 12 depuratori effettuato oggi dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro lungo la fascia ionica cosentina. “Si tratta di Campana – ha spiegato il magistrato – che avrebbe un vecchio depuratore ormai abbandonato e non ha pochi metri di condutture che consentirebbero di collegare il nuovo, per cui i reflui vanno in un torrente, e di Bocchigliero, dove e’ stato costruito un vero bypass, prima del depuratore, che getta i reflui nelle acque di un fiume. E’ incredibile che nel 2013 ancora non si riesca a salvaguardare l’ambiente – conclude il magistrato – e per questo servono i presidi della giustizia sul territorio”.

 

LA VERSIONE DI ARPACAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiante Calabria) – “Mentre l’operazione denominata “Calipso”, condotta dal Corpo forestale dello Stato e dalla Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro, ha portato in queste ore al sequestro di dieci depuratori di comuni dello ionio cosentino, le segnalazioni raccolte dal Numero Verde dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (ARPACAL), nell’ambito dell’iniziativa “SOS Pronto intervento per il Mare 2013”, già dai primi giorni di luglio avevano acceso una spia sull’area jonica cosentina. Nell’edizione del 2012, infatti, sul totale delle segnalazioni ricevute, la costa jonica cosentina occupava soltanto l’1,47% del totale, mentre in questa prima fase dell’edizione 2013, la stessa area interessa l’11,66% delle complessive segnalazioni raccolte. “La spia che la situazione stesse presentando qualche emergenza nell’area jonica cosentina – commenta il direttore scientifico dell’Arpacal, dr. Oscar Ielacqua – era stata accesa già dagli operatori del nostro Numero Verde, raffrontando i dati 2013 con quelli del 2012. Al di là dell’esito delle analisi scientifiche, che hanno standard e tempi da seguire, e di quelle giudiziarie, la percezione da parte dell’utenza che qualcosa non stesse andando per il verso giusto è stata pressoché immediata”. Anche un nuovo aggiornamento delle statistiche registra, più in generale, la provincia di Cosenza balzare al comando della classifica delle province maggiormente segnalate al Numero Verde Arpacal (800.33.19.29). La provincia bruzia, infatti, sale al primo posto, passando dal 32 al 38% delle segnalazioni totali; Catanzaro scende di una posizione, occupando il secondo posto della classifica con un 26%, mentre nel precedente monitoraggio aveva il 33%. Vibo Valentia si mantiene stabile al 16%; leggero calo per Reggio Calabria, che passa dal 12 all’11%, mentre Crotone sale dal 7 al 9% sul totale delle segnalazioni ricevute”.