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Sequestrata dal marito in casa, ma aveva le chiavi: il giudice assolve l’imputato

L’accusa aveva chiesto una condanna ad un anno e sei mesi ma il giudice ha accolto la tesi della difesa assolvendo l’uomo perchè il fatto non sussiste

 

 

COSENZA – La difesa di M.A., 41enne cosentino accusato di sequestro di persona aggravato e maltrattamenti in famiglia riesce a dimostrare al giudice come il castello accusatorio fosse non debole e tentennante ma addirittura inesistente ed infondato. Sin dall’inizio della vicenda l’avvocato Chiara Penna ha ravvisato come il sequestro in realtà fosse una banale lite tra marito e moglie e come quest’ultima per ripicca della troppa gelosia provata dal marito avesse inscenato il sequestro. Tanto che la donna, pentita per il gesto nei confronti del marito che ama e a cui è legata da 27 anni, ha deciso di raccontare la verità al giudice, chiedendo anche il ritiro della denuncia: “Quella mattina ho chiamato i carabinieri perchè mio marito era andato a firmare e mi ha chiuso in casa per dieci  – quindici minuti. Prima di questo fatto avevamo avuto una lite di gelosia ed altre cose – dichiara la 37enne, moglie dell’imputato, teste della difesa di quest’ultimo che ha chiesto se il marito l’avesse fatto di proposito. «Non mi ha chiuso di proposito, io avevo anche il cellulare. Ho chiamato perché ero impaurita che magari non potevo uscire (leggi qui tutta la testimonianza resa in aula)».

La vicenda ha inizio lo scorso 26 febbraio quando la donna, 37 anni, allerta il 112 dichiarando di essere stata sequestrata dal coniuge nella propria abitazione a Castrolibero. I carabinieri si sono subito precipitati  presso il luogo indicato trovando l’ingresso chiuso da un portone blindato e impossibilitati ad accedere. La donna gridava da dietro la porta allertando i carabinieri che il marito era uscito per andare a firmare (l’uomo era sottoposto all’obbligo di firma, ndc) ed aveva le chiavi con se. I militari dell’Arma rintracciano il 41enne e gli chiedono di ritornare il più in fretta possibile a casa dove poi lo arresteranno.

 

L’avvocato Chiara Penna

In fase di convalida dell’arresto mentre l’accusa chiedeva la misura cautelare in carcere, il giudice accoglie le motivazioni della difesa in merito alla vicenda e al ruolo del suo assistito e convalida l’arresto ma non dispone la misura della detenzione in carcere, ma ai domiciliari. L’uomo rilascia dichiarazioni spontanee dove spiega che in casa ci sono due mazzi di chiavi e che non aveva sequestrato nessuno. Nel frattempo decide di querelare la moglie perchè proprio non è l’uomo dipinto dalla moglie (leggi qui le dichiarazioni in querela). La difesa chiede durante l’istruttoria dibattimentale chiede  per conto del proprio assistito il giudizio abbreviato condizionato alle nuove prove acquisite dal giudice: la testimonianza della parte offesa, i messaggi che quest’ultima ha inviato al marito dopo i fatti e la querela presentata dal 41enne nei confronti della moglie. E quest’ultimo la mattina successiva ritira la querela nei confronti del marito e successivamente la difesa del 41enne ottiene la revoca dei domiciliari.

Un litigio d’amore per troppa gelosia che poteva avere un epilogo molto diverso e difficile per il 41enne considerate le gravi accuse di sequestro di persona e maltrattamenti che gravavano sulla sua testa. Accuse smontate dalla difesa che oggi nonostante la richiesta di condanna da parte dell’accusa, ha visto accolta la richiesta di assoluzione dal giudice De Vuono del Tribunale di Cosenza

 

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