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Palazzo Arpacal, Dodaro si difende: “Due anni di ritardo nei pagamenti”

La Finanza ha ieri sequestrato alla famiglia 360mila euro per non aver versato l’IVA relativa alla vendita dell’immobile. 

 

CASTROLIBERO (CS) – Dopo la notizia del sequestro di 360mila euro per presunti illeciti commessi nella compravendita di un immobile a Castrolibero da parte dell’Arpacal l’azienda si difende.”In merito ai provvedimenti giudiziari subiti nella mia qualità di legale rappresentante della Efim SpA, a seguito dell’inchiesta sui presunti illeciti commessi nella compravendita di un immobile a Castrolibero da parte dell’Arpacal, mi vedo costretto a fare alcune precisazioni”. Lo afferma, in una nota, Francesco Dodaro, rappresentante legale della Efim spa. “Anzitutto la Efim – aggiunge Dodaro – è una società per azioni e nonostante ciò alcun sequestro è stato eseguito su alcun conto corrente, azioni o appartamento riconducibile alla predetta società. Ahimè, nonostante la mia storia imprenditoriale ho subito un sequestro preventivo per un valore di 358 mila e 800 euro su beni appartenenti alla mia persona. Nel merito della vicenda, la Efim, che è bene ribadire è, in questa vicenda, il soggetto fortemente danneggiato dalle improvvide iniziative e comportamenti di quella burocrazia che all’epoca dei fatti guidava l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha incassato un acconto di 2.152.800 euro su un maggior valore di aggiudicazione di 2.199.100 euro per la vendita di un immobile della consistenza di complessivi 1.985 metri quadri.

 

Tale incasso è intervenuto con ben due anni di ritardo e sulla base di una gara pubblica il cui prezzo a base d’asta era di 1.375 euro per metro quadro, prezzo all’epoca dei fatti (anno 2009) così depresso che la gara andò deserta in ben quattro precedenti esperimenti di gara. Sul modello di offerta di gara era testualmente specificato ‘2.199.100 euro al netto di IVA e non viene data indicazione separata dell’importo relativo ad IVA in quanto la vendita è soggetta a ‘reverse charge’ ex art. 17 comma 6 DPR 633/72 e dunque viene assoggettata alla sola imposta ipocatastale in misura del 4% per complessivi 87.964 euro’, che, come risaputo, è a carico dell’acquirente. Di conseguenza l’importo ricevuto in acconto non è stato in alcun modo sottratto alle casse dell’erario in quanto interamente riportato a reddito della società Efim SpA le cui scritture contabili sono state trasparentemente verificate dalla Guardia di finanza e della quale operazione non è derivato alcun vantaggio per la società venditrice, bensì un sicuro vantaggio per la stazione appaltante ovvero la società acquirente Arpacal. Peraltro, non appare superfluo specificare che il ‘reverse charge’ o inversione contabile è un particolare meccanismo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), in cui l’obbligo dell’imposizione fiscale viene traslata dal venditore all’acquirente, con la finalità di eliminare l’evasione dell’IVA. Dunque – conclude Francesco Donaro – nessuna violazione è stata commessa dalla Efim e dal suo organo amministrativo, che confida in tempi celeri di poter dimostrare la completa estraneità alle accuse che le sono state rivolte”.

 

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