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Bomba ecologica tra Rende e Castrolibero, la discarica di Orlandino dopo la frana (FOTO)

Un mistero lo stato di salute delle falde: secondo i periti della Regione sono contaminate, per l’Arpacal invece non esistono.

CASTROLIBERO – Una megadiscarica da un milione di metri cubi a quattrocento metri di distanza da scuole e abitazioni. Il progetto della Cittadella Energetica di Orlandino Greco è fermo, bloccato dal nucleo VIA del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria. L’ampliamento della discarica che sorge tra il polo scolastico di Castrolibero e il villaggio Evergreen, nonostante la normativa preveda una distanza minima di un chilometro, per ora non sarà portato a termine in quanto nel progetto, secondo i tecnici, sono emerse troppe ‘anomalie’. La strada sulla quale sarebbero dovuti passare i Tir per sversare i rifiuti, costruita su una discarica degli anni ‘70, è crollata. Ciò che resta sono collinette dai cui terreni, tra gli ulivi che sovrastano l’area, spuntano buste di plastica e lattine arrugginite. Un progetto redatto alla ‘Orlandino maniera’ in cui pare sia tutto illegale. Dal perimetro all’assetto idrogeologico.

 

Sullo stato di salute delle falde acquifere sottostanti invece regna il mistero: per il Comune di Castrolibero e i periti della Regione sono contaminate dalla presenza di metalli pesanti, per l’Arpacal invece non esistono. Dal rapporto sostenibilità del 2007, stilato dal Comune di Castrolibero (che ha firmato la carta di Aalborg che raccoglie tutti i municipi ecosostenibili dell’Unione Europea) emerge che il primo obiettivo dei sottoscrittori è quello di ridurre i gas serra. In realtà l’ecosostenibilità di Castrolibero si è tradotta nel decuplicare la capienza della discarica da 100.000 metri cubi a un milione di metri cubi di rifiuti tal quale, cui abbancamento è ormai vietato dalla normativa vigente che prevede che siano stoccati e lavorati prima di arrivare in discarica. Un progetto che Orlandino Greco ha tirato fuori a meno di un anno dalla firma della carta di Aalborg dopo aver riaperto la discarica chiusa dalla Regione per inquinamento delle falde acquifere con la scusante dell’emergenza rifiuti nel periodo di commissariamento del settore.

 

Un ampliamento sottoscritto il 27 Ottobre del 2008 da un accordo tra Comune di Castrolibero, la Provincia di Cosenza allora retta da Mario Oliverio e la Regione Calabria nell’era di Agazio Loiero. Per immaginare di cosa si tratti bisogna pensare ad un parallelepipedo di rifiuti di ogni tipo che si estende in un’area grande il doppio dello stadio Marulla ed alta quanto il grattacielo di via Panebianco. Il tutto con un unico vincolo: ‘’previo adeguamento della viabilità esistente”. I fondi regionali per la discarica sono già pronti quando l’ingegnere Azzato all’epoca dei fatti assessore all’Ambiente del Comune di Castrolibero lavora al progetto. Disboscata l’area che sovrasta viale Magna Grecia, in quel fazzoletto di terra che divide Sant’Agostino da Andreotta si inizia a costruire la bretella che consentirà ai camion di raggiungere la discarica. Scavando tra i rifiuti si costruisce la strada che crolla alle prime piogge dopo una violenta frana. Un esperimento non riuscito, ma l’ingegnere Azzato oggi dirigente del dipartimento urbanistica del Comune di Rende ci riprova e tenta di far approvare facendola passare da Sant’Agostino, nel Comune di Rende.

 

Il progetto però non è ancora stato approvato. Azzato non ama i giornalisti e tantomeno le domande scomode. L’ingegnere si limita ad affermare che non è vero che la strada serve alla discarica e che non ha mai firmato nulla per la Cittadella Energetica perché all’epoca lui era ‘solo’ l’assessore all’Ambiente del Comune di Castrolibero. Intanto per la Cittadella Energetica pare siano stati ricevuti dal Comune di Castrolibero ben tre milioni di euro dei cinque già stanziati. Soldi che sono serviti non solo a disboscare la zona e farla franare, ma anche per mettere a rischio la vecchia discarica di Rende, Sant’Agostino, tombata e da supervisionare. Sul sito i lampioni sono stati divelti dalla frana, i canali di scolo del percolato sono stati compromessi così come l’impermeabilizzazione del suolo che avrebbe impedito la contaminazione delle falde. La vecchia discarica sulla quale invece è stata costruita la strada, non è mai stata bonificata.

 

Nelle foto scattate durante i lavori si vedono le ruspe che spostano i rifiuti da un lato all’altro compattando tutto. Ciò avviene in un’area percorsa da un incendio in cui, per legge, non si dovrebbe costruire nulla per almeno dieci anni. Ma c’è altro. La vecchia discarica di Castrolibero che doveva essere ampliata è stata coperta con dei teloni per mitigare i cattivi odori. Le bolle che si creano all’interno, però, potrebbero provocare incendi come è già successo, mentre il percolato ormai fuori controllo finisce direttamente nel fiume Campagnano. Eppure quei terreni che offrono un belvedere a 360° gradi sulla città con un panorama mozzafiato in cui si può vedere dal Pollino alla costa potevano essere utilizzati diversamente. Magari con un parco naturale al posto di una Cittadella Energetica rivelatasi una vera e propria bomba ecologica.