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Montalto Uffugo, allarme amianto in via Borsellino

MONTALTO UFFUGO – Spifferi d’amianto. I residenti della popolosa via Paolo Borsellino di Taverna di Montalto, vivono, ormai da tempo, con l’incubo di un pericoloso nemico: l’eternit. Le polveri micidiali, dannose per la salute e per l’ambiente,

si sollevano, imperterrite, dalla copertura di un capannone, di proprietà di un imprenditore della zona, adibito a deposito di materiali di vario genere e a falegnameria. L’appuntamento con la paura inizia verso la fine del mese di agosto. Sul tetto del capannone, infatti, vengono iniziati alcuni lavori di manutenzione. Per effettuarli, però, è necessario rimuovere la copertura coibentata che “copre” l’amianto killer e ne impedisce la diffusione. Anziché utilizzare, come previsto dalla legge in materia, accorgimenti specifici, gli operai, incaricati per l’esecuzione dei lavori, smantellano la copertura, con l’utilizzo di martelli e trapani, finendo per “polverizzare” parte della copertura e permettere alle polveri dell’eternit di “volare”. L’esecuzione anomala dei lavori non passa inosservata. Alcuni residenti della zona, infatti, notato che i pezzi della copertura vengono staccati e gettati per terra, come fosse spazzatura. A nulla serve la prima segnalazione ai centralini della polizia locale. Nonostante tutto, però, i residenti non demordono e decidono di investire della situazione, ritenuta da loro pericolosa, il primo cittadino della città montaltese. Nemmeno questo nuovo passaggio burocratico-istituzionale serve a nulla. Per fermare quell’obbrobrio i cittadini decidono di farsi sentire, inscenando proprio davanti a quel “mostro” una protesta civile e pacifica. Gli operai sono costretti a fermarsi e a scendere dalle impalcature. L’aria nella zona è tesa, qualcuno, temendo il surriscaldarsi degli animi, allerta la sala operativa del 112. I carabinieri della stazione di Montalto Uffugo arrivano sul posto e tengono a controllo l’evolversi della protesta. Ai residenti, però, non basta la sola protesta, vogliono che quell’amianto libero e quelle coperture disintegrate sul ciglio della strada, vengano monitorate per accertarne la pericolosità. Parte così la segnalazione anche alla sala operativa del comando provinciale dei vigili del fuoco di Cosenza. L’sos viene “diramato” agli uomini del distaccamento di Rende, competenti per territorio. L’arrivo dei pompieri porta una prima significativa tregua. Ma è di breve durata. I vigili del fuoco, infatti, prelevano alcuni pezzi di copertura e vanno via, senza dare significative risposte ai dimostranti. Viene interpellata anche la protezione civile, con la richiesta di un sopralluogo. Anche questa nuova istanza cade nel vuoto. Ora a distanza di più giorni dall’ultimo ed infruttuoso sollecito, i residenti di via Paolo Borsellino hanno deciso di esporre il caso al reparto speciale dei carabinieri del Noe, di stazza a Catanzaro. Ora si attendono nuovi sviluppi. Del caso è stata informata anche la Procura della Repubblica di Cosenza. «Abbiamo smesso di dormire, di aprire le finestre, di far giocare i nostri figli e nipoti in giardino. E’ con la voce rotta dalla rabbia e dall’indignazione che i residenti della zona, ci presentano la diapositiva del loro quartiere. «Non si può andare avanti così. Anche i panni che stendiamo, dopo alcune ore di esposizione all’aria si macchiano. Bisogna rilavarli, non solo per togliere le macchie ma anche per mandar via quell’odore nauseabondo che ti entra nella gola, fino a stringertela. Speriamo che chi di dovere – proseguono – faccia qualcosa. Qui ci sono le scuole medie ed elementari, la chiesa, il parco giochi, tante civili abitazioni, altrettante attività commerciali, un mercato e altro ancora. Non vorremmo che – concludono amaramente – il “potere” di un uomo solo vinca sugli interessi della collettività. Soprattutto quando la collettività vede in pericolo il suo bene più prezioso: la salute».

Agli organi preposti la risposta. Immediata