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Lega il fratellino ‘ribelle’ con una catena, condannato giovane di Montalto Uffugo

L’adolescente, ritenuto vittima di sequestro, nel corso del processo ha chiesto di poter abbracciare il fratello: “Gli voglio bene, ma l’ho rovinato”.

 

MONTALTO UFFUGO (CS) – I carabinieri lo hanno trovato in casa mentre litigava con il fratello maggiore. Era seduto sul divano legato con una catenella. La telefonata era partita proprio dal telefono del suo ‘aguzzino’ che avrebbe detto lui: “Chiama, chiama. Poi vediamo a chi danno ragione”. E ad averla vinta è stato proprio il ragazzino all’epoca quattordicenne, nonostante nel corso del processo abbia chiarito più volte di essere stato lui stesso a chiedere di essere legato. Quel giorno preferiva stare in casa incatenato pur di non andare a scuola. Un escamotage che gli avrebbe anche permesso di accelerare, secondo lui, le pratiche per essere ospitato in una casa famiglia dalla quale poi è scappato e una volta rientrato ha firmato rifiutando l’assistenza e chiedendo di poter tornare a casa perché gli mancava l’affetto della sua famiglia. Un rapporto conflittuale con il fratello, preoccupato per le sue frequentazioni ‘poco raccomandabili’ finito in una spiacevole avventura.

 

Quando è stato il momento di testimoniare, in aula, l’adolescente ha chiesto di poter abbracciare il fratello e chiedendogli scusa ha detto inanzi ai giudici: “Gli voglio bene, ma l’ho rovinato”. Ciò non è bastato a convincere il collegio giudicante ad assolvere il ventenne, come richiesto dal legale difensore Chiara Penna. Il pm Tridico aveva invocato per lui il minimo della pena per il sequestro di persona, che va dai tre ai dodici anni di reclusione. La condanna inflitta è stata invece di un anno, pena sospesa. Si chiude così la triste vicenda di una coppia già attanagliata dai problemi della crisi economica, dalla gestione di un terzo figlio portatore di handicap, allarmata dai continui problemi con le forze dell’ordine, dalle ripetute fughe da casa e dallo scarso rendimento scolastico del quattordicenne. Il ragazzino infatti aveva già incassato due denunce per furto e detenzione di stupefacenti, concluse con il non luogo a procedere dettato dalla sua tenera età. Ora i due ultraquarantenni che da sempre sollecitavano l’intervento degli assistenti sociali si trovano a dover affrontare anche il peso della condanna del figlio maggiore che aveva inteso solo aiutarli a contenere le ‘marachelle’ del fratellino.

 

Immagine di repertorio

 

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