Morte Ferulli, rinviati a giudizio 4 poliziotti: omicidio preterintenzionale

MILANO – Un pestaggio mortale. Il gup di Milano Alfonsa Ferraro ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale i quattro poliziotti che avrebbero percosso “ripetutamente” nel corso di un arresto a Milano il 30 giugno 2011 Michele Ferrulli, quando era già “immobilizzato a terra”. L’uomo, manovale, facchino, di 51 anni, quella sera morì per arresto cardiaco.

Il giudice ha riqualificato l’ipotesi di reato da cooperazione in omicidio colposo ad omicidio preterintenzionale, rinviando direttamente gli agenti davanti alla corte d’assise. Il processo inizierà il prossimo 4 dicembre. I familiari e gli amici sostengono che Michele Ferrulli sia stato picchiato dagli agenti finché è spirato sull’asfalto, a faccia in giù come un cane, secondo il medico legale ci sono delle contusioni e delle fratture ma non delle lesioni; i poliziotti sostengono che sia sentito male dopo che lo avevano ammanettato perché troppo aggressivo e di averlo, però, soccorso immediatamente. Il 4 dicembre, con l’inizio del processo, si stabilirà la verità. 

L’IDENTIKIT: Michele Ferrulli, 51 anni, impegnato nel settore delle ristrutturazioni edilizie. Ma quando hai moglie e un figlio appena 20enne, la figlia Domenica è sposata, i soldi non bastano mai. Così arrotondava come facchino all’Ortomercato.  Il tempo libero, invece lo divideva tra i bar e le lotte per il diritto alla casa. Nel 2007 si oppose strenuamente allo sgombero del suo appartamento in via del Turchino, dove tutt’ora continua a vivere la sua famiglia, e venne indagato per violenza, resistenza a pubblico ufficiale, occupazione abusiva e danneggiamento. In quel periodo si era rivolto al Comitato inquilini Molise-Calvairate per cercare di sanare la sua posizione di abusivo. Non si occupava solo di se stesso. Ogni causa era buona, l’ultima un presidio antisfratto nel settembre 2010. Michele era impulsivo, sovrappeso e soffriva di cuore.

I FATTI: Sono le 21.30 di giovedì 30 giugno quando alcuni inquilini di via Varsavia allertano la polizia per schiamazzi. Davanti alla saracinesca del bar Miniera Michele Ferrulli con due amici rumeni sta bevendo birra con la musica del suo furgono bianco a tutto volume.
Gli agenti riferiscono che alla richiesta dei documenti Ferrulli abbia reagito in maniera talmente aggressiva che hanno dovuto immobilizzarlo con le manette. In quel momento l’uomo si accascia. Si sente male. Arriva il 118 e lo trasporta al Policlinico di San Donato. La scheda di accettazione al pronto soccorso parla di un paziente in grave stato di anossia, in arresto cardiocircolatorio dopo colluttazione con la polizia. Alle 23.50 viene dichiarato morto. Contemporaneamente, la famiglia sporge denuncia dai carabinieri.

Secondo Emilian Nicolae, uno dei due amici rumeni con cui Ferrulli stava bevendo, l’uomo è stato picchiato, anche con il manganello. E’ caduto a terra, a faccia in giù e lo sentiva chiedere aiuto.
Telegiornali e siti web hanno diffuso un video, girato da uno sconosciuto, le cui generalità sono ancora ignote agli inquirenti, con un telefonino: Michele è ammanettato e colpito a mani nude sulla testa. Secondo parenti e amici il verdetto è uno solo: Ferrulli è stato pestato a morte dall polizia. Secondo l’esame autoptico non ci sono lesioni agli organi interni, non ci sono segni evidenti di percosse. Sono presenti, invece, fratture alle costole e contusioni alla testa. Causa della morte: insufficienza acuta di circolo. I 4 poliziotti presenti al momento del controllo in via Varsavia, indagati per omicidio preterintenzionale, sostengono la tesi del malore. Interrogati dal pm fanno scena muta rimandando al verbale dell’intervento redatto la sera del 30 giugno. Intanto, si moltiplicano le iniziative per tenere alta l’attenzione sul caso di Michele Ferrulli. Il giorno dopo la sua morte il Comitato inquilini Molise-Calvairate-Ponti ha appeso una foto dell’uomo accompagnata dalla scritta Michele uno di noi. Su un muro è apparsa una scritta che accomuna il caso di Ferrulli a quelli di Fedderico Aldrovandi e Stefano Cucchi. I ragazzi del Cantiere hanno tappezzato Milano, compresa la facciata di Palazzo Marino, con una ventina di richieste di verità e giustizia per Michele.