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Fierro racconta l’Italia e il livore

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COSENZA – Siamo ancora un Belpaese? L’etichetta affibbiata all’Italia, riguardante la bellezza dei suoi paesaggi mozzafiato,

il suo clima, mite e gradevole, la sua storia e la sua tradizione, non fa più tendenza. Soprattutto, quando l’Italia “descritta” quotidianamente sui giornali, raccontata dai media, non è più questa, almeno dal punto di vista della tenuta sociale, dell’inaffidabilità politica, della considerazione verso l’Europa e le principali potenze mondiali. Che vergogna. E quel che è peggio è che nessuno fa niente per migliorare questo stato di cose o si attiva per garantire l’individuazione dei punti cardinali per ritrovare la rotta giusta e riprendere il largo. la fotografia di quest’Italia, senza più charme, senza più ideologie, senza più appeal, l’ha scattata il collega Enrico Fierro, nel suo Malaitalia.it. “L’Italia – scrive Fierro – sta sprofondando nel livore. L’indignazione, sentimento giustissimo soprattutto in una società come la nostra devastata da una classe dirigente (politici, imprenditori, manager pubblici e privati, intellettuali) nella sua stragrande maggioranza incapace, arruffona, vorace, si è già trasformata in rancore sociale. Una buona parte degli italiani non sa più distinguere. Non vuole. Tutto è nero, tutti ladri, tutta merda. Ognuno, nella grande platea del web, di facebook e dei socialnetwork, si sente giudice supremo. La rete ti esalta e ti condanna in modo inappellabile. Trasforma l’imbelle in eroe o ti precipita negli abissi del disprezzo sociale. Neppure la morte riesce a mitigare i giudizi e a placare le ire dei sommi giudici da tastiera. Scrivo questo – continuo il giornalista avellinese – perché ho letto su Fb, sui giornali on line, su twitter i commenti alla morte del Capo della Polizia Antonio Manganelli. Che schifo. Uno in meno (ho letto anche questo), guadagnava 600mila euro l’anno, ora la moglie si consolerà con la sua pensione, non si è scusato per i massacri del G8 di Genova. Sentenze inappellabili scritte da chi non sa, non ha letto, non conosce la biografia di un uomo che era tra gli investigatori più apprezzati da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giusto per citare due nomi. Ma in quali abissi sta precipitando questo Pase? Dove siamo? Qui – prosegue uno dei giornalisti di punta de “Il fatto Quotidiano” – l’ignoranza di gente che ormai vive in simbiosi con una tastiera da computer sta prendendo il sopravvento. Frustrazioni individuali mai risolte si sposano con l’ignoranza sconfinata di chi non legge un libro o un giornale da secoli, la rabbia ottusa prende il sopravvento sulla ragione e la capacità di discernimento. I fatti e la vita degli uomini hanno una loro lettura a prescindere. Parlano di Manganelli (un uomo morto a 62 anni che lascia una moglie giovane e una figlia giovanissima) e del G8 ma la Genova di quei giorni l’hanno vista in tv. Blaterano – conclude amaramente lo scrittore – di cambiare il Paese ma molti di loro non sono mai scesi in piazza a protestare. Vivono chini su una tastiera vomitando rancore, esaltando miserabili e condannando uomini perbene”. Che dire? Che tristezza. Peccato. C’era una volta il Belpaese. 

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Cosenza e Paganese ci provano fino alla fine, ma a Pagani finisce senza reti. Rossoblu spreconi nel primo tempo

Marco Garofalo

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Le due squadre danno vita ad una bella gara, ricca di emozioni e azioni da rete, ma il risultato non si schioda dallo 0 a 0. Per i rossoblu è il sesto risultato utile consecutivo. Cosenza migliore nella prima frazione di gara. Annullata una rete a La Mantia nella ripresa
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Sparatoria con due morti a Roma, convalidato il fermo di un giovane calabrese

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E’ ancora da chiarire del tutto i motivi del litigio anche se tra Scarozza e Ventre vi erano dei dissidi dovuti a una relazione che il più giovane aveva con l’ex moglie di Fabrizio Ventre.

 
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Il caso Legnochimica arriva in Senato, si chiede ai ministri il perché del blocco della bonifica

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Continui rimpalli di responsabilità e aumento di patologie ‘anomale’ tra i residenti, cosa intende fare il Governo? (altro…)

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