Intercettazioni, l’ira di Napolitano

Roma, 30 ago. (Adnkronos) – “Nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, interviene con una nota sulle ultime notizie in merito alla vicenda delle telefonate con l’ex ministro Nicola Mancino intercettate dalla Procura di Palermo, parlando di “autentici falsi” e definendo “risibile” la “pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ”ricattare” il Capo dello Stato”.

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“La ‘campagna di insinuazioni e sospetti’ nei confronti del Presidente della Repubblica – si legge nella nota del Quirinale – ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino. Alle tante manipolazioni si aggiungono, così, autentici falsi”.

“Il Presidente, che non ha nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere, ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia”.

“Quel che sta avvenendo, del resto – sottolinea il Presidente della Repubblica – conferma l’assoluta obbiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell’istituzione. Risibile perciò è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ‘ricattare’ il Capo dello Stato. Resta ferma la determinazione del Presidente Napolitano di tener fede ai suoi doveri costituzionali. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante”.

“Piena solidarietà” dal Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura a Napolitano, “oggetto da tempo di attacchi tanto infondati quanto strumentali”. Il Csm, in una nota, dà atto al presidente della Repubblica “della assoluta correttezza dei suoi comportamenti in tutta la vicenda”, poi ricorda “che le conversazioni intercettate non sono nella disponibilità del Capo dello Stato sia perché ancora sottoposte a segreto di indagine che certo non si potrebbe istigare a violare, sia perché oggetto del conflitto di attribuzioni sollevato dinnanzi alla Corte Costituzionale che ne deve decidere liberamente il destino, sia perché la loro riservatezza attiene direttamente alle prerogative istituzionali e non personali del Presidente della Repubblica”.

Parla di una “scandalosa strumentalizzazione delle indagini” il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli. ”Si continua purtroppo ad assistere a una scandalosa strumentalizzazione di indagini giudiziarie -dice Sabelli – condotte dalla Procura di Palermo, del cui contenuto si parla poco o nulla, mentre prosegue un carosello di dichiarazioni, commenti e presunte indiscrezioni che creano sconcerto nell’opinione pubblica, quando non si risolvono addirittura in un attacco diretto al Capo dello Stato”.”Da mesi l’Anm ha rilevato tale situazione e si è sottratta a una simile sarabanda, che nulla ha a che vedere con l’accertamento della verità sui fatti oggetto del procedimento. I magistrati – prosegue – hanno il dovere di dissociarsi esplicitamente, quando c’è il rischio di un loro coinvolgimento strumentale, a tutela dell’autonomia e dell’imparzialità della funzione giudiziaria”. ”Già da tempo l’Anm ha preso pubblicamente posizione in tal senso e oggi ribadisce la propria solidarietà

al Capo dello Stato. Non si tratta di essere timidi o prudenti, ma di non prestarsi a campagne di natura politica, alle quali la magistratura deve restare estranea”, conclude.

Esprimono “solidarietà” anche i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, sottolineando che Napolitano “sta svolgendo un ruolo essenziale affinché la vita politica e sociale del Paese riconquisti condizioni di rinnovamento e di stabilità”.

Nicola Mancino al ‘Fatto quotidiano’ dice: “Io ho mantenuto un mio atteggiamento di carattere istituzionale, non sono io che devo dire se corrisponde al vero o non corrisponde al vero quanto detto da Panorama”. Dunque, non conferma e non smentisce la veridicità della ricostruzione pubblicata questa mattina dal settimanale. ”Gli atti dovrebbero stare secretati e non si capisce chi è che ne ha violato la secretazione”, aggiunge.

Tra le reazioni del mondo politico sul caso sollevato dal settimanale ‘Panorama’, c’è quella di Pier Luigi Bersani (Pd). “Sono parole nette, forti e inequivocabili quelle della Presidenza della Repubblica. Evidentemente c’è chi pensa di poter intimidire un punto di riferimento fondamentale per la nostra democrazia. Non ci riuscirà”. Con una figura come quella di Napolitano, “apprezzata e rispettata in tutto il Paese, sono tentativi vani – aggiunge il segretario Democratico – E noi li contrasteremo con forza”.

”E’ una cosa primitiva, non consona ad una società liberale che intercettazioni private vengano sbattute sulle pagine dei giornali”, commenta Pierferdinando Casini (Udc). ”I colloqui privati hanno diritto ad un minimo di riservatezza -aggiunge – queste sono le regole della democrazia liberale”. Evidentemente, continua, “tra gli uomini primitivi le cose funzionano in un’altra maniera” precisando che una legge sulle intercettazioni “sia indispensabile”.

Fabrizio Cicchitto (Pdl) gli dà ragione. “Ha ragione Casini: è primitivo sbattere le intercettazioni sui giornali e ciò vale per tutti, in primo luogo nei confronti del Presidente della Repubblica a cui esprimiamo la nostra solidarietà e a cui rivolgiamo un invito opposto a quello formulato da Di Pietro e cioè di insistere nel conflitto di attribuzioni”. E aggiunge: “E’ assolutamente indispensabile regolare le intercettazioni per legge”.

Prima, infatti, Antonio Di Pietro (Idv), parlando a SkyTg24, aveva detto: “Che Napolitano possa aver espresso critiche contro Berlusconi, che si sia lasciato andare a qualche parola di troppo verso la Procura di Palermo e abbia criticato me ci sta tutto. Anche se mi ha mandato a quel Paese capisco, è una telefonata privata. Ne prendo atto e ci bevo sopra. Però se il capo dello Stato non rispetta il ruolo dei magistrati la colpa non è di chi pubblica le telefonate ma di chi non rispetta i magistrati”. Poi fa un appello a Napolitano: “ritiri il conflitto di attribuzione che è devastante perché mette in imbarazzo la Corte che dovrebbe per forza dargli ragione, presenti un messaggio alle Camere dicendo ‘risolvete la questione’ e renda pubbliche le telefonate”.

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