Risolto il mistero sulle ossa: sono dell’anno 1000. Cadono i sospetti sui partigiani

SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO) – Non fu opera dei partigiani. Il ritrovamento di ossa appartenenti a decine di cadaveri. Una voce popolare che li collega a una “corriera fantasma” e al presunto eccidio di un gruppo di repubblichini compiuto dai partigiani.

Anni di polemiche. Alla fine, un esame che grazie al radiocarbonio chiude la partita: quei corpi appartengono a persone vissute a cavallo dell’anno Mille e le vicende dell’ultimo dopoguerra non possono proprio entrarci nulla. Tutto comincia nell’ottobre del 1962, quando a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, all’interno di un campo agricolo vengono ritrovate le ossa di un consistente numero di scheletri. Qualcuno ne è certo: sono i passeggeri di una corriera partita da Brescia e transitata per San Giovanni, dove i partigiani tesero un’imboscata e uccisero gli occupanti perché fascisti. L’anno dopo si svolgono funerali solenni e gli scheletri, raccolti in 32 cassette, vengono seppelliti nel cimitero cittadino. Nel frattempo viene portata avanti un’inchiesta e i cadaveri vengono esaminati da un istituto di medicina legale che, in base alle possibilità tecniche dell’epoca, non esclude che i cadaveri possano risalire al secondo dopoguerra. Una sentenza del tribunale di Bologna, però, nel 1965 mette nero su bianco: non si riscontrano eventi traumatici e, di conseguenza, non si tratta di fascisti uccisi dai partigiani. Le voci, però, continuano. Tanto che l’Anpi, recentemente, chiede di riesaminare i corpi. I campioni prelevati da tre cassette passano all’esame degli esperti dell’Università di Bologna e del museo archeologico ambientale di Persiceto, prima di essere inviati al Centro di datazione e diagnostica (Cedad) dell’Università del Salento, a Lecce. Due gli individui sottoposti al test radiometrico: emerge che uno è vissuto tra l’890 e il 1050, l’altro tra il 990 e il 1160. Un dato “assolutamente affidabile”, assicura Maria Giovanna Belcastro, docente di antropologia dell’Alma Mater ed esperta negli aspetti forensi della disciplina, “perché affidabile è il metodo ed affidabile è il Cedad”. Il protocollo, in casi del genere, prevede comunque un secondo esame in un altro laboratorio: i campioni, in questo caso, andranno a Oxford per essere ricontrollati. Non dovrebbe essere necessario, invece, estendere il test agli altri scheletri: lo stato di conservazione delle ossa, infatti, fa ritenere che si tratti di un gruppo “omogeneo” di reperti escludendo, dunque, che nelle cassette possano esserci corpi risalenti a diverse epoche storiche.