Riattivata la società per il Ponte sullo Stretto, Salvini: «chiederò risorse all'Ue» - QuiCosenza.it
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Riattivata la società per il Ponte sullo Stretto, Salvini: «chiederò risorse all’Ue»

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, ha comunicato la riattivazione della società Stretto di Messina spa

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ROMA – Per riavviare il progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, è stata riattivata la società Stretto di Messina spa, attualmente in liquidazione. Lo ha detto il vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, in conferenza stampa sulla manovra, ribadendo che il 5 dicembre a Bruxelles chiederà un cofinanziamento europeo per la realizzazione del Ponte che unirà Calabria e Sicilia. La manovra prevede “il riavvio di un percorso che – ha detto Salvini – comincia 54 anni fa e che alla collettività è costato centinaia di migliaia di euro senza posare mai una pietra”.

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Sono 909 i morti sul lavoro nei primi 10 mesi del 2022. Aumentano i decessi in Calabria

L’analisi evidenzia un incremento delle denunce di infortunio nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud

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ROMA – Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro lo scorso mese di ottobre sono state 909, 108 in meno rispetto alle 1.017 registrate nei primi 10 mesi del 2021 (-10,6%), sintesi di un decremento delle denunce osservato nel quadrimestre gennaio-aprile (-32,5%) e di un incremento tra maggio e ottobre (+11,7%), nel confronto tra i due anni. Si registrano 127 casi in meno rispetto al periodo gennaio-ottobre 2020 (1.036 decessi) e 13 in più rispetto al periodo gennaio-ottobre 2019 (896 decessi).

A livello nazionale i dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano, pur nella provvisorietà dei numeri, un decremento per i primi 10 mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, solo dei casi avvenuti in occasione di lavoro, scesi da 815 a 659, per il notevole minor peso delle morti da Covid-19, mentre quelli in itinere sono passati da 202 a 250. Il calo ha riguardato soprattutto l’industria e servizi (da 859 a 772 denunce), seguita da conto stato (da 46 a 32) e agricoltura (da 112 a 105).

L’analisi territoriale evidenzia un incremento delle denunce di infortunio all’Inail, nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud (+46,1%), seguito da Isole (+41,7%), Nord-Ovest (+39,7%), Centro (+35,9%) e Nord-Est (+18,3%). Tra le regioni con i maggiori aumenti percentuali si segnalano principalmente la Campania (+84,3%), la Liguria (+59,2%) e il Lazio (+55,9%).
L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2021 e il 2022 è legato sia alla componente femminile, che registra un +54,3% (da 159.524 a 246.162 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +21,1% (da 288.586 a 349.407). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+34,9%), sia quelli extracomunitari (+24,8%) e comunitari (+20,6%). Dall’analisi per classi di età emergono incrementi generalizzati in tutte le fasce. Quasi la metà dei casi confluisce nella classe 40-59 anni.

Più morti sul lavoro in Calabria Lombardia e Toscana

Dall’analisi territoriale degli infortuni, segnalati all’Inail nei primi 10 mesi dell’anno, emerge un incremento di due casi mortali nelle Isole (da 70 a 72) e un decremento di 70 casi al Sud (da 271 a 201), di 24 nel Nord-Est (da 226 a 202), di 10 al Centro (da 196 a 186) e di sei nel Nord-Ovest (da 254 a 248). Tra le regioni con i maggiori decrementi, la Campania (-29 casi mortali), l’Abruzzo (-19) e la Puglia, il Lazio e l’Emilia Romagna (-18 ciascuna). Tra le regioni che registrano aumenti, invece, si segnalano la Calabria (+13 casi), la Lombardia e la Toscana (+8 ciascuna).

Il calo rilevato tra i primi 10 mesi del 2021 e del 2022 è legato solo alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 922 a 806, mentre quella femminile sale da 95 a 103 casi. In diminuzione le denunce dei lavoratori italiani (da 861 a 735 decessi), in aumento quelle dei comunitari (da 37 a 47) e degli extracomunitari (da 119 a 127). Dall’analisi per classi di età, da segnalare l’incremento di casi mortali tra i 25-39enni (da 132 a 167 casi) e tra gli under 20 (da 10 a 20) e il calo tra gli over 39 anni (da 843 a 693).

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Raffica di aumenti per pranzo e cena di Natale: costerà di più anche brindare a fine anno

«Le scelte del Governo non sembrano difendere il potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento delle accise provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi»

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ROMA – “Imbandire le tavole in occasione del Natale costerà quest’anno agli italiani, a parità di consumi, 340 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Ma già 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare la spesa legata alle feste per far fronte agli abnormi incrementi dei prezzi al dettaglio”. Lo afferma Assoutenti, che ha realizzato uno studio per capire quanto costerà nel 2022 il tradizionale pranzo di Natale.

“Rispetto allo scorso Natale si spende oggi il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro, il 52,3% in più per l’olio di semi – afferma l’associazione – Lo zucchero sale del 49%, la verdura del 15,2%, l’acqua minerale del 15,5%. Costerà di più anche brindare per il nuovo anno: il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%. Forti aumenti anche per il latte (quello conservato costa il 33,1% in più, quello fresco parzialmente scremato il 20% in più), i formaggi (+16,8%), il riso (+35,3%), farina e cereali (+23,5%), il pane (+15,9%) e la pasta (+21,3%).

Rincari dei prezzi che, a parità di consumi rispetto allo scorso anno, faranno salire di circa 340 milioni di euro la spesa degli italiani per pranzo e cenone di Natale, portando il costo complessivo degli acquisti alimentari legati al Natale a superare quota 2,8 miliardi di euro” – calcola Assoutenti. Secondo l’associazione, tuttavia, per contenere la spesa per le feste ben 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare i consumi natalizi. “L’emergenza prezzi si abbatte anche sul Natale e rischia di portare ad una sensibile riduzione dei consumi da parte dei cittadini – avvisa il presidente Furio Truzzi – Le recenti scelte del Governo non sembrano andare nella direzione di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, considerando che l’aumento delle accise scattato lo scorso 1 dicembre provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi al dettaglio e inciderà sulle tasche dei cittadini che si sposteranno in auto durante le prossime festività”.

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Farmaco a base di vitamina D contro l’osteoporosi ritirato dall’Aifa

Un noto farmaco a base di vitamina D è stato ritirato dall’Aifa per risultato fuori specifica. Ecco il lotto a cui fare attenzione

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COSENZA – L’Aifa ha disposto il ritiro del seguente medicinale: Sefal 1 microgrammo capsule molli – 30 cps, AIC 033819020, lotto n. 1415690101 scad. 04/2023, concessionario per la vendita in Italia Farma Group Srl.

Il ritiro è stato disposto a seguito della comunicazione della Società Di Renzo Regulatory Affairs per conto della ditta Farma Group Srl, concernente risultati fuori specifica del titolo, in confezioni del medicinale sopra riportato ed ai sensi dell’art. 70 del D. L.vo 219/2006.

Sefal è un farmaco a base di alfacalcidolo, appartenente al gruppo terapeutico Vitamine D. È indicato, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per curare le seguenti condizioni patologiche: Osteodistrofia da insufficienza renale in dialisi o meno. Ipoparatiroidismo. Rachitismo ed osteomalacia D-resistente o D-dipendente (pseudo-deficitaria). Rachitismo ed osteomalacia da alterazioni renali dovute al metabolismo della Vitamina D. Osteoporosi postmenopausale. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute è invitato a verificare il ritiro, già avviato dal titolare AIC, come comunicato dalla società Di Renzo Regulatory Affairs.

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