La Cassazione bacchetta i Comuni: "niente multa se l’auto del disabile va nelle ZTL" - QuiCosenza.it
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La Cassazione bacchetta i Comuni: “niente multa se l’auto del disabile va nelle ZTL”

L’ente locale non può limitare il diritto della persona che ha problemi motori con obblighi non previsti dalla legge: è quanto emerge da un’ordinanza

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ROMA – La Cassazione bacchetta i Comuni: niente multa perché l’auto del disabile va in preferenziali e ztl senza comunicare la targa al Comune. L’ente locale non può limitare il diritto della persona che ha problemi motori con obblighi non previsti dalla legge: sta al proprietario dell’auto provare di aver trasportato il titolare del contrassegno

Con questa ordinanza la Cassazione bacchetta tutti quei comuni che pur di fare cassa pongono ostacoli alla libertà di movimento dei diversamente abili che non sono previsti dalla legge. Per la Suprema Corte, La persona diversamente abile può circolare con l’auto in corsie preferenziali e zone a traffico veicolare limitato senza prima dover comunicare la targa del veicolo al Comune. L’ente locale non può limitare la piena effettività del diritto riconosciuto a chi ha problemi motori, introducendo obblighi non previsti dalla legge mediante un’ordinanza. E se è vero che identificare il veicolo consente agli uffici di evitare multe inutili, risulta pure escluso che l’amministrazione possa introdurre una sanzione connessa in sostanza alla sola mancata comunicazione preventiva.

È quanto emerge da un’ordinanza pubblicata il 27 settembre 2022 dalla seconda sezione civile della Cassazione. Accolto il ricorso proposto da marito e moglie: lui diversamente abile, lei proprietaria dell’auto multata quattordici volte per aver percorso le corsie preferenziali. Sbaglia il tribunale a riformare la sentenza del giudice di pace confermando la legittimità del «mero obbligo» di preventiva comunicazione della targa. E ciò sul rilievo che l’invalido ha scelto di circolare su di una vettura che non risulta nel database del Comune fra quelle autorizzate a entrare nelle zone vietate. Coglie nel segno il primo mezzo d’impugnazione, che denuncia la violazione degli articoli 11 e 12 del dpr 503/96.

Per i giudici di legittimità, infatti, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, hanno ricordato che “ Il diritto del disabile a entrare con il veicolo nelle zone a traffico limitato è incondizionato: non può dunque essere limitato per esigenze di controllo automatizzato degli accessi. Risultano allora illegittimi i limiti posti dalle ordinanze del Comune al diritto alla libera circolazione delle persone con difficoltà motorie: non può subire conseguenze negative, ad esempio, il titolare del contrassegno che manca di comunicare l’accesso alla ztl nelle quarantotto ore successive. E ciò perché è escluso l’autorizzazione alla circolazione degli invalidi possa incontrare ostacoli creati dalle difficoltà organizzative dell’ente territoriale: è quindi esclusa anche la violazione dell’articolo 7, comma 14, Cds. In caso d’infrazione rilevata da telecamere, spetta al proprietario del veicolo dimostrare che in quella circostanza stava trasportando il disabile esibendo il contrassegno”.

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Commercialisti: uno su due ha aumentato il proprio reddito

«La nostra professione può e deve svolgere un ruolo importante per imprese, finanza, pubblica amministrazione e anche Pnrr»

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ROMA – Quasi un commercialista italiano su due dichiara di aver registrato un trend positivo del proprio reddito prodotto nel 2021 senza evidenti differenze di genere, il 47% degli uomini e il 41% delle donne. Lo rileva un sondaggio SWG presentato ai Magazzini del Cotone durante il convegno “Previdenza in tour2022 Verso nuove rotte – Strategie e strumenti di navigazione per i dottori commercialisti di domani’ organizzato dalla Cassa Dottori Commercialisti.

“Dal sondaggio SWG a cui hanno risposto oltre 12 mila colleghi, nonostante le difficoltà emerge la fotografia di una categoria in buona salute e in crescita, che tiene in termini di nuovi iscritti e di volumi d’affari – sottolinea il presidente della Cassa Stefano Distilli – Abbiamo chiuso un assestamento di bilancio preventivo 2022 con un’ipotesi di avanzo di 331 milioni e anche nel 2023 prevediamo di gestire un patrimonio netto in crescita ben oltre i 10 miliardi“. “Un altro dato fondamentale emerso dal sondaggio è la consapevolezza dei professionisti di dover evolvere verso nuove forme di consulenza. La nostra professione può e deve svolgere un ruolo importante rispetto alle imprese, il mondo della finanza, la pubblica amministrazione e anche il Pnrr”.

La crescita del reddito ha riguardato soprattutto i professionisti che hanno un’attività solida e ben avviata: 60% di casi per quelli con redditi oltre 100 mila euro e quasi 50% dei casi per quelli tra 50 e 100 mila euro. Solo un professionista su 5 segnala un andamento in calo, con un dato che sale a quasi il 40% per chi ha redditi più bassi sotto i 15 mila euro. Dal sondaggio emergono opinioni differenti riguardo alle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la quota maggiore (30%) degli intervistati ritiene possa rappresentare un’opportunità in termini di crescita professionale contro un 24% che non ne è convinto. Se a Sud e nelle isole i favorevoli al Piano salgono al 37% e nel Centro Italia al 32%, nel Nord Ovest e Nord Est calano al 25%. Inoltre la maggior parte dei commercialisti ha intenzione di affiancare i propri clienti nell’accesso alle linee di finanziamento Piano o lo ha già fatto (38%). L’area di intervento su cui è richiesta maggiore consulenza è l’industria 4.0 (70% delle risposte), seguita dai bonus edilizi (50%).

Sul fronte dell’evoluzione della professione è diffusa comunque la consapevolezza che il dottore commercialista del domani debba individuare ambiti di sempre maggiore specializzazione, come dichiara più di un intervistato su due (57,2%) e forme di aggregazione, integrazione e collaborazione possono rappresentare un’opportunità di crescita (39,1%) anche “per sfuggire a una burocrazia soffocante e a un progressivo declino di alcune attività tradizionali.
In merito alla misura introdotta dal ministero della Funzione pubblica per il reclutamento di professionisti nell’ambito della Pubblica amministrazione, appena il 30% degli intervistati non ne era a conoscenza e tra chi la conosceva uno su 5 ha aderito (soprattutto chi ha redditi più bassi) o intende farlo.

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Sono 909 i morti sul lavoro nei primi 10 mesi del 2022. Aumentano i decessi in Calabria

L’analisi evidenzia un incremento delle denunce di infortunio nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud

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ROMA – Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro lo scorso mese di ottobre sono state 909, 108 in meno rispetto alle 1.017 registrate nei primi 10 mesi del 2021 (-10,6%), sintesi di un decremento delle denunce osservato nel quadrimestre gennaio-aprile (-32,5%) e di un incremento tra maggio e ottobre (+11,7%), nel confronto tra i due anni. Si registrano 127 casi in meno rispetto al periodo gennaio-ottobre 2020 (1.036 decessi) e 13 in più rispetto al periodo gennaio-ottobre 2019 (896 decessi).

A livello nazionale i dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano, pur nella provvisorietà dei numeri, un decremento per i primi 10 mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, solo dei casi avvenuti in occasione di lavoro, scesi da 815 a 659, per il notevole minor peso delle morti da Covid-19, mentre quelli in itinere sono passati da 202 a 250. Il calo ha riguardato soprattutto l’industria e servizi (da 859 a 772 denunce), seguita da conto stato (da 46 a 32) e agricoltura (da 112 a 105).

L’analisi territoriale evidenzia un incremento delle denunce di infortunio all’Inail, nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud (+46,1%), seguito da Isole (+41,7%), Nord-Ovest (+39,7%), Centro (+35,9%) e Nord-Est (+18,3%). Tra le regioni con i maggiori aumenti percentuali si segnalano principalmente la Campania (+84,3%), la Liguria (+59,2%) e il Lazio (+55,9%).
L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2021 e il 2022 è legato sia alla componente femminile, che registra un +54,3% (da 159.524 a 246.162 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +21,1% (da 288.586 a 349.407). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+34,9%), sia quelli extracomunitari (+24,8%) e comunitari (+20,6%). Dall’analisi per classi di età emergono incrementi generalizzati in tutte le fasce. Quasi la metà dei casi confluisce nella classe 40-59 anni.

Più morti sul lavoro in Calabria Lombardia e Toscana

Dall’analisi territoriale degli infortuni, segnalati all’Inail nei primi 10 mesi dell’anno, emerge un incremento di due casi mortali nelle Isole (da 70 a 72) e un decremento di 70 casi al Sud (da 271 a 201), di 24 nel Nord-Est (da 226 a 202), di 10 al Centro (da 196 a 186) e di sei nel Nord-Ovest (da 254 a 248). Tra le regioni con i maggiori decrementi, la Campania (-29 casi mortali), l’Abruzzo (-19) e la Puglia, il Lazio e l’Emilia Romagna (-18 ciascuna). Tra le regioni che registrano aumenti, invece, si segnalano la Calabria (+13 casi), la Lombardia e la Toscana (+8 ciascuna).

Il calo rilevato tra i primi 10 mesi del 2021 e del 2022 è legato solo alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 922 a 806, mentre quella femminile sale da 95 a 103 casi. In diminuzione le denunce dei lavoratori italiani (da 861 a 735 decessi), in aumento quelle dei comunitari (da 37 a 47) e degli extracomunitari (da 119 a 127). Dall’analisi per classi di età, da segnalare l’incremento di casi mortali tra i 25-39enni (da 132 a 167 casi) e tra gli under 20 (da 10 a 20) e il calo tra gli over 39 anni (da 843 a 693).

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Raffica di aumenti per pranzo e cena di Natale: costerà di più anche brindare a fine anno

«Le scelte del Governo non sembrano difendere il potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento delle accise provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi»

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ROMA – “Imbandire le tavole in occasione del Natale costerà quest’anno agli italiani, a parità di consumi, 340 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Ma già 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare la spesa legata alle feste per far fronte agli abnormi incrementi dei prezzi al dettaglio”. Lo afferma Assoutenti, che ha realizzato uno studio per capire quanto costerà nel 2022 il tradizionale pranzo di Natale.

“Rispetto allo scorso Natale si spende oggi il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro, il 52,3% in più per l’olio di semi – afferma l’associazione – Lo zucchero sale del 49%, la verdura del 15,2%, l’acqua minerale del 15,5%. Costerà di più anche brindare per il nuovo anno: il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%. Forti aumenti anche per il latte (quello conservato costa il 33,1% in più, quello fresco parzialmente scremato il 20% in più), i formaggi (+16,8%), il riso (+35,3%), farina e cereali (+23,5%), il pane (+15,9%) e la pasta (+21,3%).

Rincari dei prezzi che, a parità di consumi rispetto allo scorso anno, faranno salire di circa 340 milioni di euro la spesa degli italiani per pranzo e cenone di Natale, portando il costo complessivo degli acquisti alimentari legati al Natale a superare quota 2,8 miliardi di euro” – calcola Assoutenti. Secondo l’associazione, tuttavia, per contenere la spesa per le feste ben 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare i consumi natalizi. “L’emergenza prezzi si abbatte anche sul Natale e rischia di portare ad una sensibile riduzione dei consumi da parte dei cittadini – avvisa il presidente Furio Truzzi – Le recenti scelte del Governo non sembrano andare nella direzione di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, considerando che l’aumento delle accise scattato lo scorso 1 dicembre provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi al dettaglio e inciderà sulle tasche dei cittadini che si sposteranno in auto durante le prossime festività”.

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