Bonus da 200 euro: domani via alle domande degli autonomi con redditi fino a 35mila euro - QuiCosenza.it
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Bonus da 200 euro: domani via alle domande degli autonomi con redditi fino a 35mila euro

L’indennità da 200 euro, che potrà esser richiesta da domani, è stata introdotta per alleviare gli effetti dell’impennata dell’inflazione nel nostro Paese

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COSENZA – A partire dalle 12 di domani, lunedì 26 settembre, i lavoratori autonomi iscritti all’Inps e i professionisti associati alle Casse di previdenza private potranno richiedere (sui siti dei propri Enti pensionistici) l’indennità da 200 euro prevista dal decreto Aiuti. All’indomani della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del testo attuativo della misura, dunque, scatterà la chance di ottenere il bonus per chi ha redditi dai 35.000 euro in giù. L’indennità da 200 euro, che potrà esser richiesta da domani, è stata introdotta per alleviare gli effetti dell’impennata dell’inflazione nel nostro Paese, raggiungendo così la platea degli occupati indipendenti che, nell’anno d’imposta 2021, hanno registrato un reddito complessivo inferiore ai 35.000 euro (complessivamente, si stima che si tratti di almeno 3 milioni di potenziali beneficiari). La settimana scorsa, inoltre, l’Adepp, l’Associazione delle Casse previdenziali private, vista la novità del decreto Aiuti ter approvato nell’ultimo Consiglio dei Ministri, che stabilisce un bonus aggiuntivo di 150 euro per i liberi professionisti con redditi dai 20.000 euro in giù percepiti nel 2021, ha fatto sapere che gli Enti “sono pronti ad aggiornare la procedura informatica allestita per la richiesta” del sussidio da 200 euro, “tenendo conto del doppio ‘tetto’ reddituale dei potenziali aventi diritto”.

Cassa Forense, richieste fino al 30 novembre

Disponibile dalle ore 12 di domani, 26 settembre, la procedura telematica per la presentazione delle domande per ottenere l’indennità ‘una tantum’ di 200 euro per i lavoratori autonomi e gli iscritti alle Casse obbligatorie di previdenza, inclusi, dunque, gli iscritti alla Cassa forense. Lo si legge in una nota dello stesso Ente pensionistico degli avvocati, che dà istruzioni sulle procedure: il ‘click day’, si legge, “fissato in contemporanea con gli altri Enti di previdenza aderenti all’Adepp, riguarda tutti i colleghi che per il 2021 (in base alla dichiarazione 2022) hanno dichiarato un reddito complessivo non superiore a 35.000 euro (dal computo del reddito assoggettabile ad Irpef, al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali, sono esclusi i trattamenti di fine rapporto, il reddito della casa di abitazione e le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata)”. Requisito per accedere all’indennità, specifica la Cassa presieduta da Valter Militi, “è l’aver effettuato, entro la data di entrata in vigore del Decreto (18/5 /2022), almeno un versamento, totale e parziale, per la contribuzione dovuta con competenza a decorrere dall’anno 2020“.

Le domande, si ricorda, “potranno essere presentate esclusivamente con procedura telematica, accedendo alla propria posizione personale sul sito, utilizzando codice meccanico e pin e allegando copia di un documento d’identità e del codice fiscale. Eventuali richieste in forma cartacea o, comunque, con modalità diverse saranno ritenute inammissibili”. Sono, inoltre, “esclusi dal bonus gli iscritti alla Cassa già pensionati con decorrenza antecedente al 30 giugno ( perché i bonus sono già stati liquidati in precedenza, sempre per i redditi dai 35.000 euro in giù) e i colleghi iscritti contemporaneamente ad una gestione previdenziale Inps (in questo caso la domanda andrà presentata presso quest’ultimo istituto)”. I soggetti interessati, recita ancora la nota, “potranno inoltrare la domanda fino al 30 novembre. Per gli iscritti a Cassa Forense, inoltre, la procedura prevede che, con unica domanda, potranno accedere all’ulteriore bonus di 150 euro previsto dal Decreto Aiuti Ter tutti i colleghi che hanno hanno dichiarato un reddito non superiore ai 20.000 euro“. Infine, si legge, “lo stanziamento complessivo per il bonus per il 2022 ammonta a 600 milioni di euro, di cui 95,6 milioni destinati agli iscritti alle Casse di previdenza” private.

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Commercialisti: uno su due ha aumentato il proprio reddito

«La nostra professione può e deve svolgere un ruolo importante per imprese, finanza, pubblica amministrazione e anche Pnrr»

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ROMA – Quasi un commercialista italiano su due dichiara di aver registrato un trend positivo del proprio reddito prodotto nel 2021 senza evidenti differenze di genere, il 47% degli uomini e il 41% delle donne. Lo rileva un sondaggio SWG presentato ai Magazzini del Cotone durante il convegno “Previdenza in tour2022 Verso nuove rotte – Strategie e strumenti di navigazione per i dottori commercialisti di domani’ organizzato dalla Cassa Dottori Commercialisti.

“Dal sondaggio SWG a cui hanno risposto oltre 12 mila colleghi, nonostante le difficoltà emerge la fotografia di una categoria in buona salute e in crescita, che tiene in termini di nuovi iscritti e di volumi d’affari – sottolinea il presidente della Cassa Stefano Distilli – Abbiamo chiuso un assestamento di bilancio preventivo 2022 con un’ipotesi di avanzo di 331 milioni e anche nel 2023 prevediamo di gestire un patrimonio netto in crescita ben oltre i 10 miliardi“. “Un altro dato fondamentale emerso dal sondaggio è la consapevolezza dei professionisti di dover evolvere verso nuove forme di consulenza. La nostra professione può e deve svolgere un ruolo importante rispetto alle imprese, il mondo della finanza, la pubblica amministrazione e anche il Pnrr”.

La crescita del reddito ha riguardato soprattutto i professionisti che hanno un’attività solida e ben avviata: 60% di casi per quelli con redditi oltre 100 mila euro e quasi 50% dei casi per quelli tra 50 e 100 mila euro. Solo un professionista su 5 segnala un andamento in calo, con un dato che sale a quasi il 40% per chi ha redditi più bassi sotto i 15 mila euro. Dal sondaggio emergono opinioni differenti riguardo alle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la quota maggiore (30%) degli intervistati ritiene possa rappresentare un’opportunità in termini di crescita professionale contro un 24% che non ne è convinto. Se a Sud e nelle isole i favorevoli al Piano salgono al 37% e nel Centro Italia al 32%, nel Nord Ovest e Nord Est calano al 25%. Inoltre la maggior parte dei commercialisti ha intenzione di affiancare i propri clienti nell’accesso alle linee di finanziamento Piano o lo ha già fatto (38%). L’area di intervento su cui è richiesta maggiore consulenza è l’industria 4.0 (70% delle risposte), seguita dai bonus edilizi (50%).

Sul fronte dell’evoluzione della professione è diffusa comunque la consapevolezza che il dottore commercialista del domani debba individuare ambiti di sempre maggiore specializzazione, come dichiara più di un intervistato su due (57,2%) e forme di aggregazione, integrazione e collaborazione possono rappresentare un’opportunità di crescita (39,1%) anche “per sfuggire a una burocrazia soffocante e a un progressivo declino di alcune attività tradizionali.
In merito alla misura introdotta dal ministero della Funzione pubblica per il reclutamento di professionisti nell’ambito della Pubblica amministrazione, appena il 30% degli intervistati non ne era a conoscenza e tra chi la conosceva uno su 5 ha aderito (soprattutto chi ha redditi più bassi) o intende farlo.

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Sono 909 i morti sul lavoro nei primi 10 mesi del 2022. Aumentano i decessi in Calabria

L’analisi evidenzia un incremento delle denunce di infortunio nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud

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ROMA – Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro lo scorso mese di ottobre sono state 909, 108 in meno rispetto alle 1.017 registrate nei primi 10 mesi del 2021 (-10,6%), sintesi di un decremento delle denunce osservato nel quadrimestre gennaio-aprile (-32,5%) e di un incremento tra maggio e ottobre (+11,7%), nel confronto tra i due anni. Si registrano 127 casi in meno rispetto al periodo gennaio-ottobre 2020 (1.036 decessi) e 13 in più rispetto al periodo gennaio-ottobre 2019 (896 decessi).

A livello nazionale i dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano, pur nella provvisorietà dei numeri, un decremento per i primi 10 mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, solo dei casi avvenuti in occasione di lavoro, scesi da 815 a 659, per il notevole minor peso delle morti da Covid-19, mentre quelli in itinere sono passati da 202 a 250. Il calo ha riguardato soprattutto l’industria e servizi (da 859 a 772 denunce), seguita da conto stato (da 46 a 32) e agricoltura (da 112 a 105).

L’analisi territoriale evidenzia un incremento delle denunce di infortunio all’Inail, nei primi dieci mesi dell’anno, in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud (+46,1%), seguito da Isole (+41,7%), Nord-Ovest (+39,7%), Centro (+35,9%) e Nord-Est (+18,3%). Tra le regioni con i maggiori aumenti percentuali si segnalano principalmente la Campania (+84,3%), la Liguria (+59,2%) e il Lazio (+55,9%).
L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2021 e il 2022 è legato sia alla componente femminile, che registra un +54,3% (da 159.524 a 246.162 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +21,1% (da 288.586 a 349.407). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+34,9%), sia quelli extracomunitari (+24,8%) e comunitari (+20,6%). Dall’analisi per classi di età emergono incrementi generalizzati in tutte le fasce. Quasi la metà dei casi confluisce nella classe 40-59 anni.

Più morti sul lavoro in Calabria Lombardia e Toscana

Dall’analisi territoriale degli infortuni, segnalati all’Inail nei primi 10 mesi dell’anno, emerge un incremento di due casi mortali nelle Isole (da 70 a 72) e un decremento di 70 casi al Sud (da 271 a 201), di 24 nel Nord-Est (da 226 a 202), di 10 al Centro (da 196 a 186) e di sei nel Nord-Ovest (da 254 a 248). Tra le regioni con i maggiori decrementi, la Campania (-29 casi mortali), l’Abruzzo (-19) e la Puglia, il Lazio e l’Emilia Romagna (-18 ciascuna). Tra le regioni che registrano aumenti, invece, si segnalano la Calabria (+13 casi), la Lombardia e la Toscana (+8 ciascuna).

Il calo rilevato tra i primi 10 mesi del 2021 e del 2022 è legato solo alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 922 a 806, mentre quella femminile sale da 95 a 103 casi. In diminuzione le denunce dei lavoratori italiani (da 861 a 735 decessi), in aumento quelle dei comunitari (da 37 a 47) e degli extracomunitari (da 119 a 127). Dall’analisi per classi di età, da segnalare l’incremento di casi mortali tra i 25-39enni (da 132 a 167 casi) e tra gli under 20 (da 10 a 20) e il calo tra gli over 39 anni (da 843 a 693).

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Raffica di aumenti per pranzo e cena di Natale: costerà di più anche brindare a fine anno

«Le scelte del Governo non sembrano difendere il potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento delle accise provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi»

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ROMA – “Imbandire le tavole in occasione del Natale costerà quest’anno agli italiani, a parità di consumi, 340 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Ma già 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare la spesa legata alle feste per far fronte agli abnormi incrementi dei prezzi al dettaglio”. Lo afferma Assoutenti, che ha realizzato uno studio per capire quanto costerà nel 2022 il tradizionale pranzo di Natale.

“Rispetto allo scorso Natale si spende oggi il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro, il 52,3% in più per l’olio di semi – afferma l’associazione – Lo zucchero sale del 49%, la verdura del 15,2%, l’acqua minerale del 15,5%. Costerà di più anche brindare per il nuovo anno: il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%. Forti aumenti anche per il latte (quello conservato costa il 33,1% in più, quello fresco parzialmente scremato il 20% in più), i formaggi (+16,8%), il riso (+35,3%), farina e cereali (+23,5%), il pane (+15,9%) e la pasta (+21,3%).

Rincari dei prezzi che, a parità di consumi rispetto allo scorso anno, faranno salire di circa 340 milioni di euro la spesa degli italiani per pranzo e cenone di Natale, portando il costo complessivo degli acquisti alimentari legati al Natale a superare quota 2,8 miliardi di euro” – calcola Assoutenti. Secondo l’associazione, tuttavia, per contenere la spesa per le feste ben 3 famiglie su 10 sono pronte a tagliare i consumi natalizi. “L’emergenza prezzi si abbatte anche sul Natale e rischia di portare ad una sensibile riduzione dei consumi da parte dei cittadini – avvisa il presidente Furio Truzzi – Le recenti scelte del Governo non sembrano andare nella direzione di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, considerando che l’aumento delle accise scattato lo scorso 1 dicembre provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi al dettaglio e inciderà sulle tasche dei cittadini che si sposteranno in auto durante le prossime festività”.

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