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Oltre 15.000 voli cancellati ad agosto. Operatori: “Rinviate le vacanze”, Codacons “rimborsare”

Il Condacons “milioni di passeggeri italiani senza tutela a causa della bocciatura antitrust delle procedure di conciliazione veloci e gratuite”

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COSENZA – Oltre al problema dei rincari dei prezzi dei biglietti, continuano le difficoltà che interessano il traffico aereo, con un mese di agosto caratterizzato da migliaia di voli cancellati, problemi di ogni tipo agli aeroporti e scioperi annunciati da parte delle compagnie. Il Codacons interviene ricordando che in caso di cancellazione del volo i passeggeri hanno diritto, oltre al rimborso del biglietto, anche ad un indennizzo fino a 600 euro a viaggiatore.

La cancellazione del volo o il ritardo aereo legati ad uno sciopero non esonerano la compagnia aerea dal pagamento della compensazione pecuniaria e dall’obbligo di prestare assistenza ai passeggeri a terra – spiega il Codacons – Anche nel corso di uno sciopero i vettori aerei sono tenute a garantire al passeggero:

– bevande e pasti durante tutto il periodo di attesa;
– sistemazione in albergo, qualora la cancellazione del volo faccia sorgere la necessità di uno o più pernottamenti;
– trasferimenti da e per l’aeroporto all’occorrenza a mezzo taxi o autobus;
– chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o e-mail.

Come previsto dal Reg. (CE) n. 261/04 in caso di cancellazione del volo il passeggero ha diritto alla scelta tra le seguenti tre opzioni:

– rimborso del prezzo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata;
– imbarco su un volo alternativo quanto prima possibile in relazione all’operativo della compagnia aerea;
– imbarco su un volo alternativo in una data successiva più conveniente per il passeggero.

Se la cancellazione del volo non è stata comunicata con almeno due settimane di preavviso, il passeggero ha inoltre diritto ad una compensazione pecuniaria pari a:

– € 250 per tutte le tratte aeree inferiori o pari a 1500 km
– € 400 per i voli intracomunitari che superino i 1500 km e per tutte le altre tratte comprese tra 1500 e 3500 km
– € 600 per le tratte aeree superiori ai 3.500 Km al di fuori dell’Unione Europea

Diritti questi che – ricorda il Codacons – valgono anche in caso di sciopero, come stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 6 ottobre 2021, secondo cui lo sciopero del personale aereo non è da considerarsi una “circostanza eccezionale”, come può essere invece un incidente o delle condizioni meteo improvvisamente divenute proibitive, perché si tratta di “un evento inerente al normale esercizio dell’attività del datore di lavoro interessato”, e perciò “non è né insolito né imprevedibile“. In poche parole, il diritto allo sciopero dei lavoratori non può interferire con il diritto al risarcimento dei passeggeri che rimangono coinvolti dalle agitazioni. La mancata approvazione del regolamento europeo sulle Adr (Alternative Dispute Resolution) aggrava la situazione dei passeggeri del trasporto aereo e limita i loro diritti in caso di disservizi come quelli attuali – afferma il Codacons. I tentativi di giungere a procedure di conciliazione veloci e gratuite con le compagnie aeree (come quella avviata tra Codacons e Ryanair) sono stati ingiustamente bloccati dall’Antitrust, lasciando milioni di passeggeri senza tutela.

Italia

Influenza, è record: Iss 943mila colpiti solo nell’ultima settimana

L’influenza è tornata, ed è difficile non accorgersene. Dall’inizio dell’inverno sono già due milioni e mezzo gli italiani bloccati a letto da influenze o sindromi parainfluenzali

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COSENZA – Nell’ultima settimana sono stati quasi un milione gli italiani a letto con l’influenza: lo indica il bollettino della rete di sorveglianza InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Nell’ultima settimana, si legge, sono stati 943mila gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali. L’influenza non è solo più precoce, ma ha un’incidenza che nell’ultima settimana ha sfiorato 16 casi ogni mille abitanti, superando il picco di tutte le stagioni precedenti, a partire dal 2009. In totale, dall’inizio del monitoraggio sono 3,5 milioni le persone contagiate.

Gap Immunitario

Il fenomeno a cui stiamo assistendo è causato infatti, in larga parte, da quello che gli specialisti chiamano immunity gap, o più di recente immunity debt. Un termine che in passato veniva utilizzato principalmente parlando di vaccini, per riferirsi al rischio di nuove epidemie quando le coperture vaccinali scendono al di sotto della soglia di sicurezza. Negli ultimi mesi si è sentito utilizzare però sempre più spesso per parlare della circolazione dei virus respiratori in seguito all’abolizione delle misure di distanziamento con cui abbiamo affrontato Covid 19.

In un inverno normale, una buona percentuale della popolazione incontra i patogeni stagionali: virus dell’influenza, i tanti virus parainfluenzali, quelli del raffreddore, o il virus respiratorio sinciziale (pericoloso principalmente per i più piccoli). Qualcuno si ammala, qualcuno ha sintomi leggeri, qualcuno è del tutto asintomatico. La cosa importante è che milioni di persone in seguito all’infezione sviluppano degli anticorpi che li difenderanno nel corso della stagione seguente.

O almeno, lo faranno in qualche misura. I virus come quello dell’influenza infatti sono particolarmente bravi a mutare per non essere riconosciuti dal nostro sistema immunitario. E allo stesso tempo, le difese che sviluppa il nostro organismo contro questi patogeni hanno breve durata. È per questo che l’influenza e i raffreddori tornano ogni anno, inesorabilmente. Nonostante tutto, l’esposizione periodica ai patogeni garantisce comunque una certa percentuale di resistenza a una fetta rivelante della popolazione.

Se i virus però non si fanno vedere per un paio di anni, come capitato mentre lottavamo contro Covid, le cose cambiano. La percentuale di persone immuni scende drasticamente. Quella delle persone suscettibili cresce. E i virus trovano le condizioni perfette per circolare liberamente, provocando epidemie più rapide, e più intense, del normale.

Non ultimo, è possibile l’influenza che circola quest’anno sia causata da un virus particolarmente infettivo o virulento. In Australia, dove la stagione influenzale precede di diversi mesi quella dell’emisfero boreale, l’epidemia di quest’anno in effetti è stata particolarmente severa. E il virus che sta circolando maggiormente in Italia in queste settimane, un sottotipo chiamato H3N3 – Darwin, è stato identificato per la prima volta proprio in Australia sul finire del 2021.

 

 La terapia

Per quanto riguarda invece la terapia, i trattamenti principali sono di tipo sintomatico. I loro bersagli sono essenzialmente la febbre, il mal di testa e i dolori muscolari, che possono essere affrontati con antipiretici e antinfiammatori antidolorifici. In alcuni casi potrebbero essere utili anche spray per la gola e rimedi contro la tosse.

Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus influenzali, e gli antivirali sono consigliati soltanto in caso di rischio di gravi complicanze: a causa delle loro controindicazioni (bambini, gravidanza e allattamento) e del rischio di effetti collaterali, oltre alla necessità di iniziare il trattamento entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, non vengono utilizzati regolarmente per accelerare la guarigione dall’influenza.

Per guarire velocemente dall’influenza si dovrebbe fare affidamento invece sul riposo (una buona occasione per passare più tempo a letto a dormire per recuperare anche le ore di sonno perse a causa dei troppi impegni o dell’insonnia). Inoltre è bene non fumare e non bere alcolici, ed è consigliabile fare il pieno di acqua, di sali minerali e vitamine.

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Italia

Reddito di cittadinanza, respinte 240mila domande nei primi 10 mesi del 2022

Circa 50 mila sono state le domande sospese e sottoposte ad ulteriori controlli. Invece 290mila quelle a rischio

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ROMA – “Gli scenari di rischio elaborati ed i relativi allarmi” attivati dall’Inps hanno permesso di individuare su un milione e 290mila domande arrivate, ne ha individuate 290mila a rischio e 240mila respinte prima che la prestazione fosse erogata, mentre 50mila sono state sospese per essere sottoposte a controlli ulteriori. Quelle respinte, lo sono state per mancanza del requisito della residenza in Italia, false o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare, come spiegano dall’Inps.

“Il reddito di cittadinanza – come fanno sapere dall’Inps in una nota – è stato oggetto di ampio dibattito istituzionale e di particolare attenzione mediatica anche in occasione delle verifiche di accertati casi di indebita percezione della stessa. Il sistema dei controlli risulta particolarmente complesso in ragione anche della numerosità delle Amministrazioni coinvolte e della tempistica da rispettare per la verifica dei requisiti, all’atto della presentazione della domanda. In fase di prima attuazione, in conformità delle disposizioni normative, l’Inps ha attuato un sistema di controlli centralizzati sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, affiancato da verifiche ex post a cura delle sedi territoriali sulla veridicità delle dichiarazioni.

A seguito dell’evoluzione applicativa della misura – spiegano dall’Inps – l’Inps ha intensificato i controlli ex ante nell’ottica di prevenire ed individuare i comportamenti opportunistici e fraudolenti. Pertanto, il sistema dei controlli è stato progressivamente rafforzato con l’obiettivo di accertare la veridicità delle dichiarazioni rese, verificando preventivamente le informazioni in possesso dell’Inps e di altre amministrazioni pubbliche, e anticipando i controlli anche in ottica “antifrode”. Sono stati, inoltre, individuati scenari di “rischio potenziale” predefiniti, incrociando le dichiarazioni presenti nelle domande di RdC e nelle relative Dichiarazioni Sostitutive Uniche con i dati e le informazioni presenti nei propri archivi.

Ciò ha consentito di intercettare le istanze sintomatiche della presunta insussistenza di uno o più requisiti in capo al richiedente (o al nucleo familiare) e di altre situazioni potenzialmente incompatibili e di adottare tempestivamente i conseguenti provvedimenti di reiezione, anticipando tale verifica al momento della presentazione delle domande, scelta recepita e oggi regolata da una specifica norma di legge.

In particolare, i principali scenari di rischio riguardano:

1. Mancanza del requisito della residenza in Italia;

2. False o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare;

3. False dichiarazioni circa la composizione del nucleo familiare.

Quando i sistemi Inps rilevano domande che presentano gli indicatori di rischio appena citati – continuano dall’Inps – le istanze vengono immediatamente respinte dalla procedura che gestisce la misura, ovvero sospese nei casi in cui si rendano necessari ulteriori approfondimenti, comunque sempre in via preventiva rispetto al pagamento del beneficio.

 

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Italia

Narcos della camorra rivela: «anche la ‘ndrangheta comprava da me»

Raffaele Imperiale racconta ai pm gli affari con la cosca calabrese. Il furto di 140 chili di droga e lo ‘sgarro’ pagato col sangue

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NAPOLI – La cosca calabrese dei Mammoliti acquistava centinaia e centinaia di chilogrammi di cocaina dal narcotrafficate Raffaele Imperiale che di recente ha avviato un percorso di collaborazione con la Procura di Napoli. Lo ha rivelato – confermando le ipotesi degli inquirenti – in uno dei quattro verbali depositati nei giorni scorsi dall’ufficio inquirente partenopeo ai giudici del Riesame di Napoli. Gli affari, fa sapere il “boss dei Van Gogh” (così soprannominato per essere entrato in possesso di due preziosissime tele del pittore fiammingo, custodite per lungo tempo e poi fatte ritrovare) subirono un’accelerazione nel 2016, dopo l’arresto di Rocco Mammoliti e il subentro alla guida di suo fratello Giuseppe.

Le relazioni tra Imperiale e la cosca peggiorarono dopo il furto di un importante quantitativo di droga, ben 140 chili. Imperiale spiega ai magistrati partenopei che a mettere a segno il “colpo” erano stati proprio alcuni affiliati calabresi. Lo sgarro non rimase impunito e ci scappò anche un omicidio spacciato per un regolamento di conto per vicende sentimentali. Imperiale e Giuseppe Mammoliti giunsero a un accordo: si sarebbero divise le perdite. Ma comunque dalla Calabria non arrivarono ben 500mila euro. Da quel momento i Mammoliti cominciarono a chiedere quantitativi minori di cocaina, ricevendo però sempre il diniego di Imperiale.

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