Guerra in Ucraina: previsione drammatica in Italia sui prezzi di pane, farina, olio e cereali

I prodotti alimentari hanno subito una accelerazione a gennaio del +3,6% rispetto al 2021: verdura +13,5%, pasta +12,5%, burro +10,7%

COSENZA – Non solo gas e petrolio, sotto la spinta dell’attacco della Russia all’Ucraina i prezzi del grano sono balzati del 5,7% in un solo giorno raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel. E’ quanto emerge dall’analisi alla chiusura del mercato future della borsa merci di Chicago che rappresenta il punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole con il rischio reale di speculazioni e carestie. Quella ucraina sta diventando dunque un’emergenza a livello mondiale, un’emergenza che riguarda direttamente l’Italia: infatti importiamo il 64% del nostro fabbisogno di grano per la produzione di pane, pasta e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno il nostro bestiame. L’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais, con una quota di poco superiore al 20%, oltre a garantire da sola il 5% del nostro l’import di grano. Ma la prospettiva di uno scontro tra l’Occidente e uno dei principali esportatori di petrolio e gas ha fatto impennare i prezzi dei prodotti energetici, con il brent che ha sfondato i 105 dollari al barile e il wti i 100 dollari, ai massimi dal 2014. I future sul gas vengono scambiati a 117,2 euro al megawattora (+32%) sul mercato di Amsterdam, che funge da benchmark per il prezzo del gas europeo. E lo tsunami del caro energia alimentato dall’invasione Russa travolge persino la coltivazione di piante e fiori Made in Italy con 1 azienda florovivaistica su 3 (31,2%) che è costretta a ridurre le produzioni con l’esplosione dei costi delle bollette.

Russia e Ucraina primi esportatori di grano al Mondo

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), la Russia è il più grande esportatore di grano al mondo, seguita al quarto posto dall’Ucraina: i due paesi sono responsabili del 29% del commercio globale di grano, quasi il 20% delle esportazioni di mais e l’80% delle esportazioni di olio di girasole. A questo si aggiunge l’aumento dei prezzi dell’energia e del gas: oltre che al grano, l’aumento dei pezzi è legato ai costi di produzione, imballaggio e trasporto. Lo stesso discorso vale per la pasta e per la farina e anche per l’olio di girasole. L’Ucraina ne è il primo esportatore seguita dalla Russia al secondo posto. Secondo Italmopa, l’Associazione Mugnai Industriali d’Italia, nel 2020 in tutto il mondo sono state consumate 17 milioni di tonnellate di pasta ossia il doppio di 10 anni fa. In Italia se ne consumano 23 kg pro capite ogni anno. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, un pacco di pasta è passato mediamente da 0,59 euro a 0,79 euro.

L’Italia importa il 64% del proprio fabbisogno di grano

“La guerra sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “nell’immediato occorre quindi garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con prezzi giusti che consentano agli allevatori di continuare a lavorare”. Secondo l’analisi della Coldiretti l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 20% ma garantisce anche il 5% dell’import nazionale di grano. L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti. E quest’anno sono praticamente raddoppiati in Italia i costi delle semine per la produzione di grano per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare.

A gennaio prezzi alimentari aumentati del 3,6%

Intanto in Italia sono già esplosi a gennaio i prezzi dei beni alimentari, portando una famiglia a spendere in media +270 euro su base annua solo per l’acquisto di cibo. Lo afferma il Codacons, che ha rielaborato i dati sull’inflazione diffusi dall’Istat determinando la classifica dei generi alimentari i cui listini sono cresciuti di più nell’ultimo mese. I prodotti alimentari hanno subito una accelerazione a gennaio del +3,6% rispetto al 2021, ma all’interno di tale comparto vi sono beni che hanno registrato una vera e propria impennata – spiega il Codacons – E’ il caso delle pere, che al supermercato e nei negozi costano il 31% in più rispetto allo scorso anno, ma anche degli oli alimentari, che crescono del +19,6%. Per la pasta si spende il 12,5% in più, mentre il burro aumenta del +10,7%. La verdura costa in media il 13,5% in più, con punte del +15,2% per radici, bulbi e funghi. La farina si impenna del +6,8%, il pesce del +5,1% e i succhi di frutta del +4,8%. Non tutte le famiglie però, avvertono i rincari alimentari allo stesso modo. Il Codacons ha messo a confronto i dati Istat relativi alle varie regioni, scoprendo che alla Sardegna spetta la palma del caro-cibo, con la voce “alimentari” che a gennaio aumenta del +5,1% su base annua, seguita dall’Umbria (+5%). La Lombardia la regione dove i prezzi del cibo crescono di meno (+2,2%).
A parità di consumi, una famiglia residente in Sardegna subisce una stangata per l’acquisto di generi alimentari pari a +382 euro annui, contro i +165 euro di un nucleo residente in Lombardia – conclude il Codacons.

Di seguito la classifica dei beni alimentari che hanno subito i rincari più pesanti a gennaio:

Pere +31%
oli alimentari +19,6%
radici, bulbi e funghi 15,2%
verdura +13,5%
pasta +12,5%
burro +10,7%
cavoli +10,2%
molluschi +9,4%
pomodori +9%
arance 8%
insalata +7,3%
farina +6,8%
preparati a base di carne +6%
frutta +5,5%
pesce fresco +5,1%
succhi di frutta +4,8%
pane +3,7%
gelati +3,7%
latte conservato +3,3%
pollo +3,2%

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