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Vaccini bluff: il ruolo dell’avvocato che non voleva soldi ma “prestigio professionale”

Dietro un presunto giro di persone che da tutta Italia arrivavano all’hub di Ancona con la complice azione dell’infermiere infedele e altre figure

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ANCONA – Si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip l’avvocato Gabriele Galeazzi, 51 anni, finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Ancona su un presunto giro di vaccinazioni simulate che ha portato all’emissione indebita di decine di Green pass. È durato pochi minuti l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Carlo Masini. Una scelta, fa sapere il suo legale, Riccardo Leonardi, dettata dalla necessità di conoscere tutti gli atti dell’inchiesta, che ha cinquanta indagati per un ventaglio di reati che va dal peculato alla corruzione fino al falso ideologico; reati continuati e, in alcuni casi, in concorso.

I ‘mediatori’ dell’infermiere infedele

Leonardi non ha neanche chiesto la revoca della misura cautelare, ma si riserva di valutare altre opzioni. Un infermiere vaccinatore Emanuele Luchetti, di 51 anni, è finito in carcere ed è stato sospeso dall’Asur: è accusato di avere simulato la somministrazione del vaccino anticovid, disperdendo invece il liquido nell’ovatta che finiva nell’ ‘Agobox’ , a persone che venivano da tutte le Marche e anche da altre parti d’Italia appositamente all’hub Paolinelli di Ancona, dietro compenso per cifre fra i 300 e i 450 euro. Quattro persone, tra cui l’avv. Galeazzi, poste ai domiciliari, sono invece sospettate di avere agito da intermediari tra l’infermiere e una vasta rete di no vax che però avevano necessità o volevano avere il Green pass per non subire limitazioni.

Oltre al legale, si tratta di un ristoratore di Civitanova Marche, che anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere, di un imprenditore edile e della commessa di un supermercato. I tre avrebbero intascato una parte delle somme. L’avv. Galeazzi agli atti non risulta che abbia ricevuto né denaro né altre utilità: l’unico movente sarebbe il “prestigio professionale”. In ogni caso sarà sottoposto a procedimenti disciplinari dall’Ordine degli avvocati.

Altri 45 indagati

Gli altri 45 indagati sono, invece, coloro che sono venuti ad Ancona per “non esser vaccinati”: professionisti (c’è anche un altro avvocato), personal trainer, dipendenti pubblici, madri o padri con figli minorenni. Gente che veniva presa in carico direttamente da Luchetti. Non risulta il coinvolgimento di altri medici o operatori sanitari, anzi un medico odontoiatra in servizio al Paolinelli ha denunciato quanto stava accadendo alla Squadra Mobile di Ancona, dopo avere notato i maneggi dell’infermiere e avere finto di stare al gioco. L’infermiere, interrogato dal gip e successivamente dal pm Ruggero Dicuonzo, si è detto pentito, sostenendo di essere solo “un anello della catena”. L’avv. Leonardi ricorda che Luchetti ha precedenti penali e si chiede come mai sia finito a fare l’infermiere per l’Asur. Le indagini proseguono e sono in corso accertamenti su un’altra ventina di persone.

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‘Ndrangheta in Veneto: condannati 30 referenti al clan Grande Aracri

Contestate decine di episodi di minaccia, estorsioni, violenze messe in atto per convincere gli imprenditori a fare false fatture per ripulire il denaro sporco

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VENEZIA – Condannati in primo grado a quasi 116 anni di carcere, si sono visti ridurre di poco le pene in Appello a Venezia i 30 imputati imputati – a vario titolo – di aver portato le spire della ‘ndrangheta, in particolare del clan, nelle città venete di Vicenza, Padova, Venezia e Treviso. La corte d’appello veneziana ha accordato solo per alcuni la riduzione di pena, mentre ad altri non è stato riconosciuta l’associazione di stampo mafioso. Ma l’impianto accusatorio del primo grado di giudizio ha retto. Il secondo capitolo del processo per la ‘ndrangheta in Veneto si è concluso oggi nell’aula bunker del Tribunale di Venezia.

In particolare le condanne sono state confermate per i due fratelli Bolognino, Francesco e Michele; quest’ultimo si è visto comminare una pena di 11 anni e quattro mesi di carcere, oltre ad una multa di poco inferiore ai 10mila euro. Confermate in gran parte anche le confische di beni per quasi 160 milioni di euro. Il clan avrebbe compiuto estorsioni specie a carico di imprenditori in difficoltà economiche. Fino a quando una coppia trevigiana, dopo un pestaggio, ha deciso di denunciare tutto: era il 2013. Michele Bolognino, affiliato al clan Grande Aracri di Cutro, in primo grado era stato condannato a 13 anni 4 mesi; oggi per lui la riduzione a 11 anni e quattro mesi. Nonostante gli sconti di pena, l’impianto accusatorio e le condanne sono state confermate anche per gli imprenditori che nella rete di stampo mafioso sono rimasti impigliati facendo da tramite tra il clan ed altre possibili vittime. Contestate decine di episodi di minaccia, estorsioni, violenze messe in atto per convincere gli imprenditori a fare false fatture per ripulire il denaro sporco.

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Truffano un uomo di 100 anni residente in Calabria: 8 gli arresti

Sgominato un giro di polizze di 650mila euro intestate all’anziano uomo ignaro di tutto. Oltre alla truffa, sono contestati i reati di ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio

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ARANTO – I militari della Compagnia di Martina Franca della Guardia di finanza di Taranto hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare, una in carcere e sette ai domiciliari, nei confronti di persone ritenute responsabili di truffa ai danni di un uomo di 100 anni residente in un comune della Calabria. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Taranto, rappresenta l’epilogo di accertamenti compiuti dalle Fiamme Gialle sul conto di una persona residente in provincia di Bari. Quest’ultima, producendo falsa documentazione, avrebbe aperto un conto corrente presso un Ufficio Postale della provincia di Taranto a nome della vittima, all’oscuro del raggiro, utilizzando sue firme falsificate che sarebbero state apposte su una serie di atti per riscuotere illecitamente polizze assicurative sulla vita per un valore di 650mila euro.

L’importo di tali polizze sarebbe poi stato subito suddiviso e veicolato su altri conti correnti intestati a pregiudicati originari della provincia barese, i quali, a loro volta, avrebbero effettuato ulteriori bonifici bancari in favore di altre persone, anche su conti accesi presso istituti di paesi esteri. L’illecita attività sarebbe stata posta in essere grazie anche al coinvolgimento del direttore di un Ufficio Postale e di un dipendente della banca presso la quale erano state attivate le polizze assicurative. Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie facenti capo agli indagati fino alla concorrenza dell’importo di 650mila euro. Oltre alla truffa, sono contestati i reati di ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio

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Rinnovato il contratto per gli operai agricoli, aumento del 4,7%

E’ stato rinnovato il contratto collettivo di lavoro degli operai agricoli che interessa 1,2 milioni di lavoratori impegnati nelle campagne

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ROMA – Il nuovo contratto collettivo di lavoro degli operai agricoli prevede un aumento nei prossimi due anni del 4,7%. Lo rende noto la Coldiretti che, insieme alle altre organizzazioni datoriali e del sindacato Fai-Cisl, Uila-Uil e Flai-Cgil, lo ha siglato alla vigilia delle raccolte estive. La dinamica salariale concordata prevede una prima tranche di aumento al 1 giugno 2022 del 3%, una seconda al 1 gennaio 2023 dell’1,2% ed una terza al 1 giugno 2023 dello 0,5%.

Per Coldiretti, “si tratta di un importante segnale di responsabilità di imprese e lavoratori del settore agricolo nazionale di fronte ad un’emergenza mondiale”.

Un riconoscimento è stato riservato al versante delle prestazioni di sostegno sociale ai lavoratori erogate dal sistema nazionale della bilateralità, mantenendo comunque gli incrementi salariali nei limiti dell’inflazione reale. Una particolare attenzione è stata prevista per le attività di agriturismo, della vendita diretta e delle fattorie sociali e didattiche, creando le condizioni affinché alla contrattazione provinciale sia data la possibilità di prevedere forme aggiuntive di flessibilità. Rivisto anche il regime di classificazione degli operai florovivaisti, con l’inserimento di nuovi e importanti profili professionali e l’integrazione di figure già esistenti che necessitavano di un aggiornamento.

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