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Un positivo su 3 ricoverato non è malato di Covid. Il 36% sono donne in gravidanza

I pazienti ricoverati per patologie diverse dal Covid, che risultano però positivi, una volta in ospedale richiedono una doppia linea di assistenza

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COSENZA – Un terzo dei pazienti positivi al virus SarS-CoV2 ricoverati entra in ospedale non per curare il Covid ma altre malattie. Quindi viene ospedalizzato non per il virus ma con il virus e tuttavia non può accedere ai reparti non Covid perché contagiato. Come nel caso delle donne in gravidanza positive che rappresentano la percentuale maggiore tra i ricoverati in reparti Covid nonostante non abbiano sviluppato la malattia. “Una situazione nuova che richiede agli ospedali un raddoppio della linea di assistenza”, spiega la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), sulla base di uno studio condotto su sei grandi aziende ospedaliere e sanitarie italiane. I pazienti ricoverati per patologie diverse dal Covid che risultano però positivi al virus, una volta entrati in ospedale richiedono una doppia linea di assistenza, poiché non possono essere seguiti in un reparto non Covid ma al contempo hanno bisogno degli specialisti che curano la loro malattia.

Stiamo parlando del 34% dei ricoverati positivi e non malati di Covid, questo comporta una notevole pressione sulle aziende ospedaliere in termini di risorse: la necessità di personale è duplicata”, sottolinea il presidente Fiaso Giovanni Migliore. “Facciamo l’esempio delle donne in gravidanza che vengono ricoverate: sono il 36% del totale dei ricoverati positivi ma senza sintomi respiratori, necessitano di assistenza ostetrica e ginecologica – spiega – occupano un posto letto in reparto Covid e hanno bisogno del personale che segue le partorienti. Ostetrici, infermieri e ginecologi che una volta vestiti con i dispositivi di protezione non possono certo andare nei reparti non Covid”. “La ricaduta – sottolinea Migliore – è essenzialmente di tipo organizzativo-gestionale, è una nuova realtà che si è configurata grazie alla campagna vaccinale: un grande numero di positivi che non sviluppano la malattia, ma non possono essere curati nei reparti di pertinenza”.

“Le strutture ospedaliere sono notevolmente sotto pressione anche per questo motivo – conclude – il Ministero della Salute è al corrente della situazione”. Secondo lo studio Fiaso, nella rilevazione del 5 gennaio, su un campione di 550 pazienti, 187 (il 34%) non manifestano interessamento polmonare. La stragrande maggioranza, il 36% del totale dei ricoverati positivi ma senza sintomi respiratori, riguarda donne in gravidanza che necessitano di assistenza ostetrica e ginecologica. Il 33% è rappresentato da pazienti che hanno subito uno scompenso della condizione internistica. L’8%, riguarda pazienti con ischemie, ictus, emorragie cerebrali o infarti. Un altro 8%, invece, è rappresentato da quei pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico urgente pur se positivi al Covid. Il 6% arriva al pronto soccorso a causa di incidenti con traumi e fratture.

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Via libera alla pillola anti-Covid di Pfizer. Stop alle monoclali italiane “inefficaci su Omicron”

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha infatti raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per il Paxlovid

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ROMA – Arriva una nuova arma contro il Covid. L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha infatti raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per il Paxlovid, la pillola anti-Covid prodotta da Pfizer. L’antivirale orale è raccomandato per il trattamento del Covid negli adulti che non necessitano di ossigeno supplementare e ad alto rischio che la malattia diventi grave.

Negli studi presi in considerazione dall’Ema, i dati hanno mostrato che il farmaco ha ridotto il rischio di ospedalizzazione o di morte dell’89% (entro tre giorni dall’inizio dei sintomi) e dell’88% (entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi) rispetto al placebo. La maggior parte dei pazienti nello studio è stata infettata dalla variante Delta, ma sulla base di studi di laboratorio si prevede che la pillola sia attiva anche contro Omicron e altre varianti.

Paxlovid “ha il potenziale per fare davvero la differenza per le persone ad alto rischio di progressione verso il Covid grave. La pillola Pfizer è il primo antivirale orale per uso domestico nel nostro portafoglio e abbiamo visto prove promettenti della sua efficacia contro Omicron e altre varianti“, ha sottolineato la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides. In Italia, è già disponibile anche l’antivirale orale della Msd (Merck) – la pillola Lagevrio, con la quale sono stati già trattati 1.662 pazienti – dopo che lo scorso novembre l’Ema aveva emesso un parere per supportare le autorità nazionali che avessero deciso su un possibile uso precoce delle capsule prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Se le pillole anti-Covid rappresentano dei nuovi importanti strumenti terapeutici, molto si è puntato anche sugli anticorpi monoclonali, che vanno somministrati sempre nella fase iniziale della malattia ma agiscono in modo diverso.

Stop alle monoclonali in studio in Italia

La variante Omicron ha però portato, per questi farmaci, ad una battuta d’arresto: dopo lo stop della Fda statunitense ai due monoclonali di Eli Lilly e Regeneron perchè poco efficaci contro la variante, ora, per la stessa ragione, arriva una frenata anche per gli anticorpi monoclonali in studio in Italia. Toscana Life Sciences sviluppo ha infatti annunciato di aver sospeso temporaneamente l’arruolamento di nuovi pazienti positivi al Covid nell’ambito della sperimentazione clinica di fase II/III in corso su MAD0004J08, l’anticorpo monoclonale individuato dal team di ricerca della Fondazione Tls coordinato dal professor Rino Rappuoli. I dati in vitro su Omicron, si spiega, “rilevano una perdita di efficacia” del farmaco. Buone notizie, invece, sul fronte dei vaccini, con l’azienda Moderna che ha iniziato la sperimentazione per un richiamo vaccinale specifico per combattere Omicron.

Vaccini e calo dei ricoveri

Intanto, gli effetti della campagna vaccinale in atto si fanno sentire in termini di minori ricoveri: secondo Gimbe, in 7 giorni si è registrato un calo dell’1,4% nelle intensive. Si evidenzia pure un calo del 3,7% dei casi, ma un +3% di ricoveri in area medica e un +11,2% di decessi. E hanno raggiunto il 29,3% i bambini tra 5-11 anni che hanno avuto almeno una dose. Anche l’Agenas rileva che l’occupazione delle intensive, al 17% a livello nazionale, cala in 9 regioni. Mentre l’occupazione dei reparti resta al 31% ma cala in 6 regioni. Un dato preoccupante è invece segnalato dalla Fiaso: una donna incinta su 6, secondo un’indagine in 12 ospedali sentinella, partorisce con il Covid e una donna incinta su 2 non è vaccinata, con alti rischi per madri e neonati.

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Nuove regole a scuola “non più quarantena ma autosorveglianza”. Niente Dad per guariti e vaccinati

Questo chiarimento potrebbe arrivare con una circolare nelle prossime ore, tra oggi e domani. Lo ha detto il sottosegretario alla salute Andrea Costa

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COSENZA – La pandemia ha generato il caos nel sistema scolastico italiano, tra dad, quarentene e regole sulla cadenza con cui effettuare in tamponi per il rientro in classe. È in arrivo molto presto un chiarimento sulle quarantene scolastiche. Per gli studenti che finiranno in Dad non sarà prevista la quarantena ma l’autosorveglianza: solo lezioni a distanza per un determinato periodo, dunque, e non l’autoisolamento. Una prima misura è pronta a fare da apripista per dare il via ad una serie di modifiche in arrivo oltre alla scuola.

Stop al sistemi a colori, rimarrà solo la zona rossa

I provvedimenti però arriveranno soltanto con un decreto o Dpcm la prossima settimana e, come già emerso dai tavoli tecnici che si susseguono in questi giorni, riguarderanno quarantene, test, conteggio dei ricoveri e una semplificazione del sistema dei colori delle regioni, come un aggiornamento degli indicatori e una macro-distinzione di due diversi livelli: da un lato la zona rossa, dall’altro tutto il resto delle fasce anche se il sistema dei colori sarà mantenuto per l’analisi epidemiologica. E, ancora sul fronte del sistema scolastico, si studia la possibilità di evitare il ricorso alla didattica a distanza per gli studenti vaccinati alle elementari.

Costa “non più quarantena ma auto sorveglianza”

Nei casi di positività che fanno scattare la Dad i ragazzi si intendono in auto sorveglianza e non più in quarantena“, questo chiarimento potrebbe arrivare con una circolare nelle prossime ore, tra oggi e domani. Le rassicurazioni arrivano dal sottosegretario alla salute Andrea Costa intervenuto a Effetto Giorno su Radio 24. Sulle zone colorate ha confermato che “resterà solo la zona rossa”.

Niente Dad per guariti e vaccinati

Novità anche ”per il ritorno in classe di guariti e vaccinati con solo il tampone (senza il certificato del medico) la circolare dovrebbe arrivare al massimo all’inizio della settimana prossima”.  Più tempo servirà invece per le altre modifiche, ha specificato Costa, tra cui il fatto di poter evitare il ricorso alla Dad per gli studenti vaccinati: ”Per queste misure serve modificare dei Dpcm, e quindi serve un Consiglio dei ministri che potrebbe arrivare dopo il voto per il Quirinale all’inizio della settimana prossima”.

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Una donna incinta su 6 partorisce con il Covid e una su 2 non è vaccinata

Un solo neonato, figlio di una donna non vaccinata ha contratto l’infezione. “Occorre rivolgere ancora una volta un appello alla vaccinazione a tutte le donne incinte”

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ROMA – Una donna in gravidanza su sei partorisce con il Covid. È la rilevazione Fiaso fatta in 12 ospedali sentinella. Su un totale di 404 parti eseguiti nelle 12 strutture sanitarie nella settimana dal 18 al 25 gennaio, 65 sono avvenuti in area Covid. Complessivamente, dunque, il 16% delle gravide ha contratto l’infezione da Sars-Cov-2 e ha partorito con il Covid. Tra le donne risultate positive al momento del parto, il 60% non era vaccinato e il 5% aveva sviluppato sintomi respiratori e polmonari tipici della malattia da Covid. Un solo neonato, figlio di una non vaccinata, ha contratto l’infezione.

Tra le donne risultate positive al momento del parto, il 60% non era vaccinato e il 5% aveva sviluppato sintomi respiratori e polmonari tipici della malattia da Covid. Un solo neonato, figlio di una non vaccinata, ha contratto l’infezione.

“La presenza di pazienti gravide positive – spiega Giovanni Migliore, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere – pone un problema dal punto di vista gestionale: a differenza di tante altre condizioni di positività che possono essere gestite in reparti multidiscliplinari, una partoriente positiva al Covid va ricoverata nei reparti di Ostetricia e questo impone la duplicazione dei percorsi per l’assistenza di pazienti negative e positive, che devono essere separate, con il conseguente raddoppio delle risorse necessario. È un impegno importante e ulteriore per le aziende sanitarie e ospedaliere che da due anni sono in prima linea nell’emergenza. Occorre rivolgere ancora una volta un appello alla vaccinazione a tutte le donne incinte che ancora non hanno aderito alla campagna”.

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