Garante infanzia: "Squid game e rischio emulazione. Non lasciare da soli i bimbi" - QuiCosenza.it
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Garante infanzia: “Squid game e rischio emulazione. Non lasciare da soli i bimbi”

Sono tante le segnalazioni arrivate all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e ai garanti regionali. La serie tv è destinata a maggiori di 14 anni e i bambini devono essere seguiti nella visione

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ROMA – Preoccupa il fenomeno Squid Game soprattutto per quei bambini che nei propri giochi si ispirano alla serie tv destinata a maggiori di 14 anni in cui i protagonisti partecipano a sfide che prevedono punizioni cruente in caso di sconfitta. Il rischio emulazione si fa sempre più frequente e sono arrivate diverse segnalazioni all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e ai garanti regionali e delle province autonome.

Carla Garlatti, titolare dell’Autorità sottolinea: “Le preoccupazioni sui possibili comportamenti emulativi sono condivise da questa Autorità garante che, come in altre occasioni, tiene sotto attenta osservazione il fenomeno e che ha raccolto anche le preoccupazioni manifestate dai garanti regionali e provinciali”.

“Certe immagini possono inoltre influire sullo sviluppo dei bambini e dei ragazzi. La visione – aggiunge Garlatti – andrebbe quanto meno accompagnata dalla presenza degli adulti, tenendo conto dell’età e dei contenuti. Va comunque considerato che i minorenni, talora, assistono a immagini di violenza reale, delle quali magari ci si preoccupa meno”.

“È evidente – prosegue l’Autorità – che esiste un problema di controllo da parte degli adulti e, insieme, la necessità di trovare una risposta, in questo caso, a una serie di successo su scala planetaria. I genitori, trattandosi di video diffusi da una piattaforma di streaming, possono attivare sistemi di parental control, ma questo argine può saltare se le stesse sequenze sono condivise sui social, anche se va ricordato che sotto i 14 anni i bambini non dovrebbero poter accedere a tali piattaforme. Da questo punto di vista è inevitabile fare appello alla responsabilità dei genitori, che non dovrebbero mai lasciare i propri figli da soli davanti a uno schermo”.

“È plausibile però – aggiunge – che i bambini possano comunque venire a contatto con tali contenuti, magari per il tramite di compagni di classe o di giochi. Per questo è opportuno che genitori ed educatori inizino a discutere insieme ai ragazzi i motivi per i quali sono affascinati dai temi della competizione, della crudeltà, delle differenze sociali e della morte. È infatti essenziale cogliere quali sono gli aspetti importanti di cui sentono la necessità di parlare e affrontarli con loro”.

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Orrore sui social, si scambiavano foto dei figli sulla chat ‘Famiglie da Abusi’

Gli operatori della postale sono riusciti ad identificare una rete di pedofili che avevano creato un gruppo chiuso, denominato ‘Famiglie da Abusi’

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ROMA – Cinque persone attive su una nota piattaforma di messaggistica sulla quale si scambiavano contenuti con materiale pedopornografico sono state arrestate dalla Polizia di Stato. Gli arrestati, tra l’altro, avevano creato un gruppo chiuso, denominato ‘Famiglie da Abusi’ in cui si scambiavano contenuti espliciti che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, realizzati anche mediante lo sfruttamento sessuale di minori e ritraenti sia atti sessuali che momenti intimi catturati di nascosto.

L’indagine, coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni attraverso il Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.), ha avuto inizio da uno scambio info-investigativo di carattere internazionale, che ha fatto perno sui rapporti in essere da anni con altri organismi investigativi delle forze di polizia estere, e è stata condotta in piena sinergia investigativa dai Compartimenti di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania. Gli operatori della Postale sono riusciti a compiere un’identificazione “a catena” dei sodali, consistita nella progressiva evidenziazione di tutte le tracce informatiche di volta in volta raccolte, grazie a cui si è ricostruita nella sua completezza la struttura del gruppo criminale.

Le indagini sul gruppo dei cinque sodali

La prima perquisizione in ordine di tempo è stata eseguita dal Compartimento Polizia Postale per il Lazio, su delega della Procura della Repubblica di Roma, a carico di un cittadino residente nella Capitale, arrestato in flagranza di reato perché individuato in possesso di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico.

In quella occasione è emersa per la prima volta l’esistenza del gruppo: dagli approfondimenti investigativi, in particolare, è stata enucleata dagli investigatori la gravità della posizione di un cittadino bolognese, quarantacinquenne, imprenditore edile, perquisito dalla Polizia Postale di Bologna nell’immediatezza dei fatti, su delega urgente dell’A.G. romana. La ricerca di elementi di prova a carico dell’imprenditore ha confermato l’impianto investigativo teorizzato, emergendo la condivisione da parte dell’indagato di un video autoprodotto, che vede il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare.

Per tali motivi, la Procura di Bologna, assunta per competenza territoriale la direzione delle indagini, ha richiesto e ottenuto dal GIP la misura cautelare della custodia in carcere per il soggetto, attesa la gravità dei fatti e il pericolo di reiterazione delle condotte delittuose. La misura è stata eseguita a cura degli specialisti della Polizia Postale emiliana.

Contestualmente all’esecuzione di tale provvedimento giudiziario, su delega di quell’A.G., è stato altresì perquisito dalla Polizia Postale per la Campania il terzo componente del gruppo, dipendente del Comune di Napoli, denunciato a piede libero perchè detentore di materiale pedopornografico.

Il quarto componente del gruppo, cittadino italiano residente nel bresciano, è stato a sua volta arrestato in flagranza di reato per detenzione di ingente quantitativo di materiale attinente allo sfruttamento sessuale di minori ed indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia, nell’ambito di una separata attività investigativa, originata da una segnalazione del collaterale canadese, veicolata dal C.N.C.P.O. ed eseguita dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano, coordinato dalla Procura della Repubblica di Brescia, i cui esiti sono stati ricollegati agli odierni fatti delittuosi.

Parallelamente, raccolti ulteriori elementi investigativi, il Compartimento Polizia Postale di Roma era riuscito a identificare altri due soggetti, a loro volta destinatari di perquisizione perchè in contatto con il primo indagato, con il quale intrattenevano conversazioni a sfondo pedopornografico e scambiava contenuti illeciti. Dei due il primo, residente in Provincia di Roma, è stato denunciato a piede libero poiché deteneva sui propri dispositivi i file ricevuti dal romano, che gli aveva anche fornito istruzioni inerenti alle modalità con cui instaurare un contatto sessuale con un minore.

Papà abusava della figlia e condivideva le registrazioni dei rapporti

La seconda posizione, invece, relativa a un cinquantacinquenne siciliano, è emersa in tutta la sua gravità nel corso della perquisizione eseguita in Sicilia a cura degli Agenti della Polizia Postale di Roma. L’uomo, infatti, abusava della propria figlia, costringendola a subire rapporti sessuali, e condivideva le registrazioni dei rapporti con i suoi interlocutori.

Per lui la Procura della Repubblica di Messina, subentrata per competenza giurisdizionale alla luce delle risultanze investigative, ha immediatamente richiesto e ottenuto dal GIP l’emissione della misura della custodia cautelare in carcere per i reati di violenza sessuale in danno di minore e produzione di materiale pedopornografico.

Nei confronti della moglie del siciliano, invece, indagata per non essere intervenuta pur essendo a conoscenza degli abusi, è stata emessa la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale e del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Entrambi i provvedimenti sono stati eseguiti dal Compartimento Polizia Postale di Catania e dalla Sezione Polizia Postale di Messina.

Il quinto sodale, membro del gruppo chiuso, è un napoletano poco più che trentenne. Nel corso della perquisizione, eseguita nei suoi confronti dai poliziotti del Compartimento di Napoli e di quello di Bologna su delega dell’A.G. felsinea, sono stati rinvenuti circa 200 files pedopornografici e si è potuta acclarare la partecipazione dell’indagato alla chat, su cui condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori anche con foto riferite a momenti della vita quotidiana familiare. Il soggetto è stato tratto in arresto per detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico e associato in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Napoli.

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La variante sudafricana spaventa l’Europa “rischio da alto a molto alto”

L’Ecdc, che sta seguendo con attenzione gli sviluppi, avverte l’Oms e spiega il perché la variante è più infettiva rispetto alle altre

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BRUXELLES – Sulla base delle prove disponibili, la variante sudafricana del virus Covid potrebbe essere associata a una trasmissibilità molto elevataa un indebolimento dell’azione dei vaccini ma non a un’infezione più grave. Lo scrive l’Ecdc nel suo rapporto settimanale sulle malattie trasmissibili. Ma, avverte l’Agenzia Ue con sede a Stoccolma, si tratta di informazioni preliminari: un rapporto specifico e con informazioni più aggiornate sulla variante Nu è atteso nelle prossime ore.

Ecdc: rischio da alto a alto Alto

L’Ecdc, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, che sta seguendo con attenzione gli sviluppi, ha definito la Omicron “preoccupante”. Aggiungendo che “è la variante più divergente rilevata in numeri significativi finora nella pandemia” che preoccupa perché può “ridurre significativamente l’efficacia dei vaccini e aumentare il rischio di reinfezione”.

L’Ecdc definisce da “alto” a “molto alto” il rischio sanitario per l’Unione europea: “Esiste una notevole incertezza relativa alla trasmissibilità, all’efficacia del vaccino, al rischio di reinfezione e ad altre proprietà della variante Omicron – scrive il Centro europeo -. Dato il suo potenziale di ‘fuga immunitaria’ e il vantaggio di trasmissibilità potenzialmente maggiore rispetto alla variante Delta, valutiamo la probabilità di un’ulteriore introduzione e diffusione nella comunità nell’Ue come ‘Alta’. In una situazione in cui la variante Delta sta rinascendo nell’Ue, l’impatto dell’introduzione e della possibile ulteriore diffusione di Omicron potrebbe essere ‘Molto elevato'”. In conclusione – si legge nel report -, il livello complessivo di rischio per l’Ue associato alla variante SARS-CoV-2 Omicron è valutato da Alto a Molto Alto”.

Infezioni da Omicron aumentate vertiginosamente

Nelle ultime settimane, però, “le infezioni sono aumentate vertiginosamente – si legge nella nota dell’Oms – in coincidenza con il rilevamento della variante B.1.1.529. La prima infezione confermata nota da B.1.1.529 proveniva da un campione raccolto il 9 novembre 2021”. I dati suggeriscono che “Omicron potrebbe avere un vantaggio di crescita” e quindi essere più contagiosa, “oltre al già citato maggiore rischio di reinfezione rispetto ad altre varianti di preoccupazione”.

La variante covid africana è stata rilevata in poco più di 80 campioni secondo i dati forniti dagli esperti dei centri Cdc africani. Quello che preoccupa è la presenza di oltre 30 mutazioni solo nella regione della proteina Spike, responsabile dell’ingresso del coronavirus Sars-CoV-2 nelle cellule umane.

Perché è più infettiva

Gli esperti italiani attendono di vedere il sequenziamento della nuova versione del virus che agita l’Europa, ma dalle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie internazionali e dai laboratori sudafricani iniziano a trarre le prime conclusioni su come e con quali conseguenze la B.1.1.529 con le sue 32 mutazioni della proteina Spike potrà espandersi nel Vecchio Continente, Italia compresa.

«I virus a Rna a singola elica, com’è il coronavirus, sono i più fragili, perché nel riprodursi commettono degli errori e così facendo mutano», commenta Donato Greco, epidemiologo di fama internazionale del Cts e tra i padri fondatori degli Ecdc, i centri europei per il controllo delle malattie. «Molti di questi errori – prosegue– non sono importanti ma quando se ne contano 32 come in questo caso ci troviamo di fronte a un essere quasi del tutto nuovo». Questo però, secondo Greco, «non significa che evada completamente gli anticorpi, ma è probabile che sia più trasmissibile della Delta».

L’Europa si blinda

Paura in Europa per la nuova variante individuata in Sudafrica, forte di ben 32 mutazioni. Il vecchio continente si blinda e chiude la frontiera all’Africa australe, ma un caso c’è già in Belgio. Anche Israele ne registra uno, Oms preoccupata. Per il Centro europeo controllo malattie livello rischio “alto o molto alto”, va colmato il gap sulle immunizzazioni. Pfizer e Moderna fanno sapere di essere già al lavoro. Protesta il Sudafrica, ‘draconiani e ingiustificati i divieti di viaggio’. Anche l’Italia si blinda e Speranza spiega la presa di posizione, ‘sulla nuova variante scelta una linea di massima prudenza’.

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Green pass falsi su Telegram, sgominata la banda. Bastavano 100 euro

Il pagamento doveva avvenire rigorosamente in criptovalute. Sarebbero quattro gli indagati, che avrebbero già ammesso le loro responsabilità

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ROMA – Proponevano sulle chat di Telegram green pass perfettamente funzionanti, in vendita a cento euro l’uno. La truffa è stata scoperta dal Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza in un’indagine coordinata dalla procura di Milano che ha portato ad una serie di perquisizioni e sequestri. Sarebbero quattro, secondo quanto si apprende, gli indagati, che avrebbero già ammesso le loro responsabilità. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati diversi documenti di identità e tessere sanitarie di decine di clienti.

Soddisfatti o rimborsati, pagamento in bitcoin

Le perquisizioni hanno riguardato diversi cittadini residenti in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia, amministratori degli account Telegram sui quali pubblicizzavano i pass, ognuno con il proprio Qr code funzionante. Per sostenere l’autenticità dei certificati, gli indagati dicevano di poter contare sulla complicità di appartenenti al servizio sanitario e, in ogni caso, garantivano i clienti la possibilità di riavere indietro il denaro se il pass non avesse funzionato. Il pagamento doveva avvenire rigorosamente in criptovalute.

Le indagini e gli accertamenti tecnici sui telefoni e sui dispositivi degli indagati hanno consentito di rinvenire e sequestrare fotografie di documenti d’identità e tessere sanitarie, referti di tamponi con esito negativo, false recensioni dei clienti che in precedenza avevano acquistato i pass contraffatti e le criptovalute con i quali erano stati pagati i certificati. Sono decine i clienti che, oltre ad aver perso i soldi, hanno condiviso con gli indagati i propri dati nella speranza di avere il pass senza doversi vaccinare o fare un tampone. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dai sostituti Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti

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