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Green Pass anche su IO e Immuni: “ripartire in sicurezza”. Cinque modi per ottenerlo

Chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali, può farsi aiutare da medici, pediatri e farmacie. Serve la tessera sanitaria

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COSENZA – L‘app Immuni si aggiorna per accogliere il Green Pass. L’applicazione è solo uno dei tanti modi digitali tramite cui accedere al proprio certificato verde, c’è anche l’app Io, il fascicolo sanitario elettronico, il sito Web dedicato. La versione 2.5.0 dell’app introduce ora una nuova sezione all’interno del menu che si chiama ‘EU Digital Covid Certificate’, all’interno della quale è possibile caricare il proprio certificato verde. Anche ai Calabresi vaccinati iniziano ad arrivare i codici per scaricare il green pass.

Come ottenere il green pass

Sono cinque modi per ottenere la Certificazione verde Covid-19 che in Italia può essere richiesta per partecipare ad eventi pubblici, per accedere alle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori classificati in ‘zona rossa’ o ‘zona arancione’. Mentre dal 1 luglio sarà valida come ‘EU digital Covid certificate. In Italia la distribuzione del codice via sms o email è iniziata da poco più di 24 ore e al momento non tutti l’hanno ricevuto. In alcuni casi, pur avendolo ricevuto, non risulta ancora possibile completare l’operazione e ottenere la certificazione verde. Probabilmente perchè la macchina del Green Pass è stata appena avviata ed entro i prossimi giorni dovrebbe viaggiare a pieno ritmo poichè il sistema sarà operativo dal primo luglio, cioè la data decisa dall’Ue per dare il via al progetto che consentirà ai cittadini comunitari di muoversi all’interno dell’Unione con più facilità e sicurezza.

Dal 1 luglio giugno spostamenti nell’UE

Per ottenere il Green Pass personale è necessario però avere il codice autorizzativo che si riceve via e-mail o sms da Ministero della Salute e che attesta la vaccinazione, il risultato di un tampone o l’avvenuta guarigione dal Covid-19. Al momento non tutti l’hanno ricevuto e pur avendolo ricevuto in diversi casi non risulta ancora possibile completare l’operazione: a seconda del servizio, infatti, vengono mostrati messaggi come ‘La Certificazione non è disponibile’ o ‘Nessun EU Digital Covid Certificate trovato‘. Probabilmente perché la macchina del Green Pass è stata appena avviata ed entro i prossimi giorni dovrebbe viaggiare a pieno ritmo poiché il sistema sarà operativo dal primo luglio. E’ la data decisa dall’Unione Europea per dare il via al progetto che consentirà ai cittadini comunitari di muoversi all’interno dell’Unione con più facilità e sicurezza. Sul sito ufficiale del Green Pass si chiarisce che bisognerà aspettare fino al 28 giugno perché siano disponibili tutte le certificazioni per gli aventi diritto.

Per rendere più semplice l’accesso ad eventi e strutture in Italia, fa sapere la protezione Civile Regione, è attiva la Certificazione Verde Covid-19 che dal primo luglio faciliterà gli spostamenti anche in Europa.

Chi può avere la Certificazione Verde Covid-19?

-Chi è vaccinato contro il Covid-19 (I e II dose)

-Chi è guarito dal Covid-19

-Chi ha fatto un test molecolare o antigenico con esito negativo presso le strutture abilitate

Come si ottiene la Certificazione Verde Covid-19?

-Dal sito dedicato www.dgc.gov.it

-Dal sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale

-Con l’App Immuni

Oppure si può richiedere:

-Al medico di base

-Al pediatra di libera scelta

-In farmacia.

Si evidenzia che anche coloro che hanno avuto la sola prima dose riceveranno un messaggio dal Ministero della Salute il quale comunicherà la disponibilità della certificazione verde tramite le modalità già descritte. Per tutte le informazioni si può visitare il sito www.dgc.gov.it oppure chiamare il numero verde 800.91.24.91 attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20.

Italia

Federfarma, è assalto alle farmacie: 2,5 milioni di green pass e 60% di tamponi

Farmacie in difficoltà e prese d’assalto dai cittadini “si fatica a reggere l’urto. Siamo al vostro fianco ma aiutateci ad aiutarvi”

Marco Garofalo

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COSENZA – Un vero e proprio assalto alle farmacie per il Green pass con le strutture che faticano a gestire i servizi. Ne sono stati stampati 2,5 milioni cifra che si va ad aggiungere all’altra prestazione erogata, circa il 60% dei tamponi rapidi effettuati in Italia. A lanciare l’allarme è Federfama per bocca del suo presidente Marco Cossolo, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Genetica Oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus. “Nell’epoca della digitalizzazione, i cittadini si rivolgono al loro farmacista di fiducia anche per il Green pass -ha detto Cossolo-. Non c’è solo da stampare un foglio, ma molte volte chiedono anche spiegazioni sull’utilizzo e la durata. Quando si parla di salute il cittadino vuole avere come interlocutore un operatore sanitario, mi spiego in questo modo quest’assalto alle farmacie che se da un lato è una cosa buona, dall’altro ci sta mettendo in difficoltà”.

“La nostra preoccupazione – ha aggiunto – è per i pazienti che vengono in farmacia per prendere le medicine che magari possono manifestare dei malumori. Se c’è qualcuno che arriva con le tessere sanitarie di tutta la famiglia per stampare il green pass a tutti, magari il farmacista preso da questo non dà la dovuta attenzione al paziente nell’erogazione del farmaco come siamo abituati a fare. Mi sento di lanciare un appello: siamo al fianco dei cittadini e continueremo ad esserlo, ma aiutateci ad aiutarvi, cerchiamo di essere comprensivi e pazienti. Negli ultimi giorni sono stati stampati 2,5 milioni di Green pass in farmacia, si fa fatica a reggere l’urto. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità e la confermiamo ma chiediamo disponibilità anche ai cittadini”.

Il 60% dei tamponi rapidi vengono fatti in farmacia. Questo fa capire l’impatto che ha avuto la farmacia nel tracciamento. I vaccini stanno andando avanti, con qualche differenza a livello regionali“, ha aggiunto Cossolo. “Il generale Figliuolo ci ha invitato anche a dare una mano sulla vaccinazione dei più giovani e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. Sulla medicina del territorio ha poi detto: “Nel pnrr è stato descritto molto bene il ruolo delle farmacie rurali, questa descrizione andrebbe ripresa per tutte le farmacie anche nelle città. L’esempio del green pass a Roma dimostra come non siano solo gli abitanti delle comunità rurali che vogliono il proprio farmacista, anche gli abitanti delle grandi città”

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Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

Il 20% di chi prima della pandemia lavorava fuorisede ha approfittato del lavoro agile per tornare nella sua città di origine o spostarsi in un’altra città

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CATANZARO – Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.
Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Le regioni

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

Una tendenza emersa dall’indagine è quella dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, 6 smart workers di ritorno su 10 hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa. Il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).

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Tumori, la diagnosi precoce è più facile con la risonanza-totale DWB

Una nuova macchina usata in pochi centri al mondo, non ha radiazioni e permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale

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Permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale, compresi molti di quelli per cui fino ad oggi non esisteva alcuna possibilità di screening, senza radiazioni e bisogno di liquido di contrasto anche nelle persone sane: è la risonanza magnetica Whole Body Diffusion (DWB), di cui i massimi esperti internazionali di diagnostica per immagini, coordinati dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno pubblicato, sulla rivista Radiology, le prime linee guida per il suo uso nella diagnosi precoce dei tumori. La DWB è in grado di creare un’unica immagine di tutto il corpo senza utilizzare radiazioni né mezzi di contrasto, ottenendo immagini ultra-sensibili a livello molecolare. Inizialmente è stata utilizzata per pazienti con tumori ad alto rischio di sviluppare metastasi nascoste e asintomatiche. Vista la sua capacità di visualizzare lesioni di pochissimi millimetri spesso non individuabili con le altre tecniche, si è pensato di applicarla anche allo screening per le persone sane.

“I risultati clinici ottenuti con i pazienti, l’assenza di radiazioni e mezzo di contrasto e l’assoluta sicurezza dell’esame ci hanno spinto a proporre questo tipo di risonanza alle persone sane – spiega Giuseppe Petralia, primo autore dello studio – per ottenere uno screening dell’intero corpo, per individuare per tempo anche tumori come quelli del pancreas, del rene, dell’apparato osseo o linfomi che oggi sfuggono alla prevenzione”. Attualmente la tecnica è utilizzata nei principali ospedali oncologici europei e americani per i malati oncologici, ma solo allo Ieo è applicata in grandi volumi anche per la diagnosi precoce dei tumori, oltre che sui pazienti oncologici già in cura, quando le indagini convenzionali non sono state conclusive e in tutte le pazienti incinte. “Con la risonanza magnetica Whole Body Diffusion e le linee guida – commenta Roberto Orecchia, direttore scientifico dello Ieo – abbiamo uno strumento in più di medicina di precisione”.

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