Variante Delta: 81 casi in Lombardia, 12 in Sardegna. AstraZeneca "alta protezione" - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Italia

Variante Delta: 81 casi in Lombardia, 12 in Sardegna. AstraZeneca “alta protezione”

Due dosi prevengono al 92% l’ospedalizzazione, nessun decesso. Protezione all’86% anche contro la variante Alpha

Avatar

Pubblicato

il

COSENZA – Sono 81 i casi di variante delta finora rilevate in Lombardia, due sono stati identificati ad aprile, 70 nel mese di maggio e 9 al 14 giugno. In questo mese di giugno si registra quindi una tendenza in calo rispetto a maggio, ma ancor più significativa è la scarsa percentuale della cosiddetta variante Delta sul totale delle genotipizzazione, che è stata dell’1,20% in maggio e finora dell’1,15% a giugno.

Gli 81 casi della variante indiana in Lombardia (rinominata Delta dall’OMS), al momento la regione italiana con più contagi riscontrati, si riferiscono praticamente dall’inizio dell’anno ad oggi. “Tutti i casi sono attentamente monitorati e seguiti, mi sembra di poter dire a oggi che la situazione sia sotto controllo” ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana a chi gli chiedeva se è preoccupato per la diffusione della cosiddetta variante indiana che nel Regno Unito ha protato il primo ministro a ritardare di un mese tutte le riaperture. “Dovremo monitorarla costantemente, controllare che non si verifichino nuovi focolai di questa variante – continua Fontana- Comunque da quello che risulta dalle valutazioni scientifiche è che la Delta è sensibile al vaccino ma ha, sembra, una maggior diffusibilità. Cercheremo di essere particolarmente attenti”.

Ma non è solo la Lombardia ad essere monitorata, visto che 12 casi di delta, la nuova denominazione dell’indiana, più un caso di nigeriana sono stati sequenziati anche in Sardegna. La situazione per il momento è sotto controllo – spiega il direttore del laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologia dell’Aou di Cagliari Ferdinando Coghe – non si tratta di un focolaio significativo. A questo quadro sì deve aggiungere un problema nel nord Sardegna legato a un volo proveniente dal Regno Unito. Da parte dell’Azienda ospedaliera universitaria un invito alla massima prudenza: “È chiaro che diventano sempre più importanti e decisivi i controlli effettuati in ingresso – sottolinea Coghe – soprattutto dai Paesi con focolai o dove c’è incertezza sul quadro epidemiologico”. Lotta al Covid anche con i sequenziamenti e le analisi effettuate nei laboratori dell’Aou. “Insieme ai controlli in porti e aeroporti è importante – precisa il direttore – il tracciamento dei positivi per ridurre o azzerare la circolazione del virus”. Allerta variante indiana, ma al momento la diffusione più larga è quella della variante inglese riscontrata, riferisce Coghe, in 35 degli ultimi quaranta sequenziamenti.

AstraZeneca “alto livello di protezione contro la variante”

I dati del mondo reale di Phe, pubblicati come prestampa, hanno dimostrato che due dosi di vaccino Covid-19 AstraZeneca sono efficaci al 92% contro il ricovero in ospedale a causa della variante delta, ex indiana, e non hanno mostrato decessi tra i vaccinati. Il vaccino ha anche mostrato un alto livello di efficacia contro la variante Alpha (B.1.1.7; ex variante ‘Kent’) con una riduzione dell’86% dei ricoveri e nessun decesso segnalato”. Cosi’ in una nota AstraZeneca in relazione ai dati di efficacia sul vaccino emersi ieri dalla Gran Bretagna. “I dati – aggiunge l’azienda – suggeriscono che l’efficacia del vaccino contro la malattia sintomatica più lieve, sebbene significativa, era inferiore. L‘efficacia del vaccino contro la malattia sintomatica è stata del 74% contro la variante alpha e del 64% contro la variante delta. La maggiore efficacia contro le malattie gravi e il ricovero è  supportata da dati recenti che mostrano una forte risposta delle cellule T al vaccino Covid-19 AstraZeneca, che dovrebbe essere correlata a una protezione elevata e duratura”.

1-2%reinfezioni dopo ciclo vaccinale, ma non gravi

Anche in Italia sono segnalati casi di reinfezione da SarsCov2 nonostante la vaccinazione. A segnalarlo, pur in mancanza al momento di dati ufficiali e statisticamente rilevanti, è il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano: “Secondo stime nel nostro centro vaccinale all’Istituto Galeazzi di Milano – afferma all’ANSA – abbiamo rilevato una percentuale pari all’1-2% di reinfezioni dopo la seconda dose di vaccino anti-Covid Pfizer. Si tratta però di forme non gravi”. In questi casi, spiega l’esperto, “abbiamo osservato che si tratta di una reinfezione molto più debole e senza complicanze, e nella maggior parte dei casi dovuta alla variante Alfa, precedentemente denominata variante inglese. La reinfezione si è rilevata a distanza di 1-2 mesi dal completamento del ciclo vaccinale“. Nei giorni scorsi, inoltre, “è stato rilevato anche un caso di reinfezione post vaccino da variante Delta (indiana) in Lombardia. Il dato positivo – sottolinea – è che comunque le reinfezioni sono lievi, quindi ciò indica una efficacia del vaccino nel mitigare l’impatto della reinfezione stessa”. Anche rispetto alla variante Delta – rileva – studi ci dicono che nell’80% di casi si evitano ospedalizzazioni e casi gravi dopo la singola dose e nel 95% dei casi dopo le due dosi, secondo i dati inglesi. La conclusione, commenta il virologo, è che il “vaccino serve, pur considerando questa parziale inefficacia rispetto ad alcune reinfezioni, e ciò per ridurre quello che può essere il colpo di coda futuro alla luce della eventuale insorgenza e diffusione in Italia, molto probabile, della variante Delta.

Italia

Federfarma, è assalto alle farmacie: 2,5 milioni di green pass e 60% di tamponi

Farmacie in difficoltà e prese d’assalto dai cittadini “si fatica a reggere l’urto. Siamo al vostro fianco ma aiutateci ad aiutarvi”

Marco Garofalo

Pubblicato

il

Scritto da

COSENZA – Un vero e proprio assalto alle farmacie per il Green pass con le strutture che faticano a gestire i servizi. Ne sono stati stampati 2,5 milioni cifra che si va ad aggiungere all’altra prestazione erogata, circa il 60% dei tamponi rapidi effettuati in Italia. A lanciare l’allarme è Federfama per bocca del suo presidente Marco Cossolo, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Genetica Oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus. “Nell’epoca della digitalizzazione, i cittadini si rivolgono al loro farmacista di fiducia anche per il Green pass -ha detto Cossolo-. Non c’è solo da stampare un foglio, ma molte volte chiedono anche spiegazioni sull’utilizzo e la durata. Quando si parla di salute il cittadino vuole avere come interlocutore un operatore sanitario, mi spiego in questo modo quest’assalto alle farmacie che se da un lato è una cosa buona, dall’altro ci sta mettendo in difficoltà”.

“La nostra preoccupazione – ha aggiunto – è per i pazienti che vengono in farmacia per prendere le medicine che magari possono manifestare dei malumori. Se c’è qualcuno che arriva con le tessere sanitarie di tutta la famiglia per stampare il green pass a tutti, magari il farmacista preso da questo non dà la dovuta attenzione al paziente nell’erogazione del farmaco come siamo abituati a fare. Mi sento di lanciare un appello: siamo al fianco dei cittadini e continueremo ad esserlo, ma aiutateci ad aiutarvi, cerchiamo di essere comprensivi e pazienti. Negli ultimi giorni sono stati stampati 2,5 milioni di Green pass in farmacia, si fa fatica a reggere l’urto. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità e la confermiamo ma chiediamo disponibilità anche ai cittadini”.

Il 60% dei tamponi rapidi vengono fatti in farmacia. Questo fa capire l’impatto che ha avuto la farmacia nel tracciamento. I vaccini stanno andando avanti, con qualche differenza a livello regionali“, ha aggiunto Cossolo. “Il generale Figliuolo ci ha invitato anche a dare una mano sulla vaccinazione dei più giovani e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. Sulla medicina del territorio ha poi detto: “Nel pnrr è stato descritto molto bene il ruolo delle farmacie rurali, questa descrizione andrebbe ripresa per tutte le farmacie anche nelle città. L’esempio del green pass a Roma dimostra come non siano solo gli abitanti delle comunità rurali che vogliono il proprio farmacista, anche gli abitanti delle grandi città”

Continua a leggere

Italia

Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

Il 20% di chi prima della pandemia lavorava fuorisede ha approfittato del lavoro agile per tornare nella sua città di origine o spostarsi in un’altra città

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

CATANZARO – Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.
Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Le regioni

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

Una tendenza emersa dall’indagine è quella dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, 6 smart workers di ritorno su 10 hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa. Il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).

Continua a leggere

Italia

Tumori, la diagnosi precoce è più facile con la risonanza-totale DWB

Una nuova macchina usata in pochi centri al mondo, non ha radiazioni e permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

Permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale, compresi molti di quelli per cui fino ad oggi non esisteva alcuna possibilità di screening, senza radiazioni e bisogno di liquido di contrasto anche nelle persone sane: è la risonanza magnetica Whole Body Diffusion (DWB), di cui i massimi esperti internazionali di diagnostica per immagini, coordinati dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno pubblicato, sulla rivista Radiology, le prime linee guida per il suo uso nella diagnosi precoce dei tumori. La DWB è in grado di creare un’unica immagine di tutto il corpo senza utilizzare radiazioni né mezzi di contrasto, ottenendo immagini ultra-sensibili a livello molecolare. Inizialmente è stata utilizzata per pazienti con tumori ad alto rischio di sviluppare metastasi nascoste e asintomatiche. Vista la sua capacità di visualizzare lesioni di pochissimi millimetri spesso non individuabili con le altre tecniche, si è pensato di applicarla anche allo screening per le persone sane.

“I risultati clinici ottenuti con i pazienti, l’assenza di radiazioni e mezzo di contrasto e l’assoluta sicurezza dell’esame ci hanno spinto a proporre questo tipo di risonanza alle persone sane – spiega Giuseppe Petralia, primo autore dello studio – per ottenere uno screening dell’intero corpo, per individuare per tempo anche tumori come quelli del pancreas, del rene, dell’apparato osseo o linfomi che oggi sfuggono alla prevenzione”. Attualmente la tecnica è utilizzata nei principali ospedali oncologici europei e americani per i malati oncologici, ma solo allo Ieo è applicata in grandi volumi anche per la diagnosi precoce dei tumori, oltre che sui pazienti oncologici già in cura, quando le indagini convenzionali non sono state conclusive e in tutte le pazienti incinte. “Con la risonanza magnetica Whole Body Diffusion e le linee guida – commenta Roberto Orecchia, direttore scientifico dello Ieo – abbiamo uno strumento in più di medicina di precisione”.

Continua a leggere

Di tendenza