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Covid, nel 2020 mortalità più alta dal dopoguerra. Nel 2021 più morti al Centro-Sud

Nell’anno della pandemia registrati 746.146 decessi, 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019 con un aumento del 9%

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COSENZA – Nel 2020 la mortalità in Italia è stata la più alta mai registrata dal Dopoguerra in poi. Ad evidenziarlo è il rapporto Istat-Iss sull’impatto del Covid: nell’anno della pandemia sono stati registrati complessivamente 746.146 decessi, 100.526 in più, il 15,6%, rispetto alla media 2015-2019. Considerando le variazioni nei tassi standardizzati di mortalità, poi, la mortalità ha registrato nel 2020 un aumento del 9%, rispetto alla media del quinquennio 2015-2019. Le Regioni che riportano aumenti significativamente più alti sono Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia e la Provincia autonoma di Trento. Nel nuovo rapporto sull’incidenza della pandemia sulla mortalità in Italia, Istat e Iss osservano una buona risposta della popolazione alla campagna vaccinale. “Il 95% dei vaccinati ha seguito la schedula vaccinale per la seconda dose, e a partire dal 15-mo giorno di somministrazione della prima dose, è stata osservata una riduzione progressiva del rischio di infezioni da SARS-CoV-2, di ricovero e di decesso”, si legge nel dossier. “Dopo sette settimane – continua – si è stimata una riduzione di circa l’80% per rischio di infezione, il 90% per il rischio di ricovero e il 95% per il rischio di decesso”.

Italia e Spagna drammatico incremento

Nel confronto internazionale, basato su dati ufficiali, è al momento possibile solo attraverso i dati pubblicati da Eurostat relativi all’eccesso di mortalità mensile dei paesi dell’Unione Europea: l‘Italia ha condiviso con la Spagna il primo drammatico incremento dei decessi a partire dal mese di marzo 2020. Tale incremento è comunque diminuito a partire dal mese di maggio 2020 fino al mese di ottobre quando si è verificata una nuova fase di rapida crescita dei decessi. Nel mese di dicembre e nei primi mesi del 2021 l’eccesso di mortalità in Italia è stato al di sotto della media europea per poi risalire leggermente nel mese di marzo 2021. I confronti Internazionali basati sul solo dato dell’eccesso hanno di sé dei forti limiti in quanto non tengono conto della diversa struttura per età delle popolazioni. È solo attraverso la standardizzazione per fasce di età che si evidenziano le vere differenze in termini di mortalità fra paesi. Uno studio recente pubblicato sulla rivista British Medical Journal che ha mostrato gli eccessi in diversi paesi standardizzando per età, ha evidenziato che l’eccesso di mortalità nel nostro Paese è risultato inferiore a quello registrato in altri paesi Europei, tra i quali Spagna, Belgio e Regno Unito, e negli Stati Uniti.

Fascia più colpita 65-79 anni, più uomini che donne

La stima del contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità generale conferma come l‘impatto sia più marcato nel genere maschile. Si evidenzia inoltre come la fascia di età in cui si riscontra un’incidenza maggiore di decessi Covid-19 sui decessi totali sia la 65-79 anni, in questa classe un decesso su 5 è attribuibile al Covid-19.

Nel 2021 il più colpito dal covid il Nord-est ma più morti al Centro-sud

Analizzando la diffusione del virus nei primi mesi del 2021 le Province con il maggior tasso di incidenza sono state quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano/Bozen. Molto bassa appare l’incidenza in alcune province della Sardegna (Sud Sardegna, Oristano, Sassari), in alcune Province della Calabria (Catanzaro, Cosenza, Crotone) e della Sicilia (Ragusa, Enna, Agrigento). Rispetto all’intero anno 2020, nei primi quattro mesi del 2021 l’impatto dei decessi per Covid-19 sui decessi totali è aumentato soprattutto nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; questo accade sia perché è aumentata la capacità di rilevazione dei decessi Covid-19 da parte delle Regioni sia per lo scenario di diffusione del virus che è notevolmente mutato interessando le regioni del Centro e del Mezzogiorno, le quali avevano registrato una scarsa presenza del virus nella prima ondata (marzo-maggio 2020).

28 marzo 2020 giorno più nero: 928 morti

Il numero più alto di decessi giornalieri causa Covid si è registrato il 28 marzo 2020 con un totale di 928 vittime, mentre nella seconda ondata il record è stato registrato il 19 novembre con 805 morti. Lo rivela il nuovo rapporto Istat-Iss sull’incidenza della pandemia in Italia. Nei primi quattro mesi del 2021, sono stati riportati 42.957decessi. Se si considerano i soli mesi di marzo e aprile 2021 rispetto al 2020 i decessi riportati sono 21.004 rispetto ai 30.064 dei rispettivi mesi nel 2020. Complessivamente dall’inizio dell’epidemia il numero di decessi è avvenuto prevalentemente tra gli uomini (56,7%). La curva dei decessi, analogamente a quella dei casi, mostra una seconda fase di crescita a partire da settembre 2020. Pur essendo il numero dei casi con diagnosi confermata con Covid-19 più elevato nella seconda ondata, il numero assoluto di decessi si mantiene leggermente più basso rispetto alla prima. Questo – rileva il rapporto congiunto Istat-Iss sulla mortalità – dipende principalmente dal fatto che nella seconda ondata è stato diagnosticato un maggior numero di casi asintomatici e relativamente giovani con un minor rischio di decesso. L’esperienza dei servizi nell’affrontare l’emergenza e le migliorate conoscenze in merito a possibili trattamenti terapeutici possono avere ulteriormente contribuito alla diminuzione della letalità tra i casi diagnosticati con Covid-19 nella seconda ondata.

 -95% rischio morte a 7 settimane dalla prima dose

Per quanto riguarda i vaccino, nuovo rapporto Istat-Iss sull’incidenza della pandemia in Italia evidenzia che il rischio di decesso per Covid si riduce del 95% a partire dalla settima settimana dopo la somministrazione della prima dose di vaccino. Analizzando il primo quadrimestre del 2021, il documento spiega che “la vaccinazione ha portato a una notevole riduzione del rischio di morte a meno di due mesi dalla prima dose del vaccino” Rispetto al 2020 si è registrato un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nella popolazione molto anziana (80 anni e più) e un abbassamento dell’età dei casi segnalati. “Questo – spiega l’Istat – è un segnale di come la campagna di vaccinazione, le raccomandazioni e la prevenzione messa in atto abbiano dato esiti postivi nel ridurre la trasmissione di malattia nella fascia anziana della popolazione, ma è anche una conseguenza dell’aumentata capacità diagnostica e delle attività di contact tracing”. In particolare, il report segnala che alla data del 7 giugno 2021 in Italia sono state somministrate 38.178.684 dosi di vaccino per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2, con un totale di 13.028.350 di persone che hanno ricevuto il ciclo completo (24,01% della popolazione over 12 anni). Il rapporto evidenzia una riduzione progressiva del rischio di infezione da SARS-CoV-2, di ricovero e di decesso.

Con vaccino da mazo crollo dei decessi degli over 80

Da marzo 2021 si cominciano ad osservare gli effetti positivi della campagna vaccinale che ha prioritariamente puntato a proteggere la popolazione più fragile. Se da un lato l’eccesso di decessi di marzo 2021, rispetto al dato medio dello stesso mese del periodo 2015-2019, continua ad essere attribuibile per quasi il 90% ai morti di 65 anni e più, d’altro canto rispetto al picco di decessi di marzo 2020 il calo più importante si deve soprattutto alla classe 80+; il crollo dei decessi di questa classe di età rispetto a marzo 2021 spiega il 70% della diminuzione dei decessi totali osservata tra marzo 2021 e marzo 2020; un altro 26% è dovuto alla minore mortalità della classe 65-79 anni.

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Più di 45mila gli operatori sanitari non vaccinati in Italia. Scattano le sospensioni

In testa l’Emilia Romagna con oltre 14mila operatori, quasi l’8% del totale, Seguono la Sicilia con 9.214 (6,5%) e la Puglia con 9mila

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COSENZA – Sono 45.753, tra medici, infermieri e personale sanitario in generale, le persone non ancora vaccinate in Italia: si tratta del 2,36% della categoria. Il dato emerge dal report settimanale della struttura Commissariale per l’Emergenza. Si tratta, complessivamente, di medici, infermieri, professioni sanitarie e assistenti socio-sanitari. Le Regioni con soggetti non vaccinati per questa categoria sul proprio territorio sono Emilia Romagna (14.390: il 7,87% rispetto al numero di operatori sanitari in tutta la Regione), Sicilia (9.214 – 6,52%), Puglia (9.099 – 6,50%) e Friuli Venezia Giulia (5.671 -11,91%), Piemonte (2.893 – 1,90%), Marche (1.181 – 2,58%), Umbria (928 – 3,02%) e Liguria (172 – 0,29%). Alti anche i numeri nella Provincia di Trento (2.205 – 11,03%). Dopo due mesi dal decreto, che ha introdotto l’obbligo vaccinale anti-Covid per i professionisti della sanità, sono arrivate le prime sospensioni da parte delle Asl. In questo lasso di tempo gli Ordini professionali, gli ospedali e le Rsa hanno fornito e stanno ancora fornendo i nominativi di tutti i medici e gli infermieri delle diverse strutture sanitarie.

Scattano le sospensioni

“Abbiamo dato oggi indicazioni a tutti gli ordini territoriali che, in presenza di un accertamento da parte della Asl di operatori sanitari e medici non vaccinati, si provveda ope legis alla sospensione del medico e alla sua attività finchè lo stesso non avrà effettuato la vaccinazione anti-Covid e comunque non oltre il 31 dicembre” ha spiegato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, in riferimento alle sospensioni avviate da Asl di varie regioni sulla base del chiarimento del ministero sul decreto di aprile che ha introdotto l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. In relazione all’obbligo di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 per tutti gli esercenti le professioni sanitarie, spiega la Fnomceo nella circolare inviata a tutti gli ordini territoriali, “introdotto dall’art.4 del DL n.44/2021, convertito in Legge n.76/2021, la Federazione è intervenuta presso il ministero della Salute per acquisire l’esatta interpretazione degli obblighi normativi” e il Ministero “ha definitivamente chiarito la natura della sospensione dall’esercizio professionale dei professionisti che non ottemperino all’obbligo vaccinale e i conseguenti provvedimenti che gli Ordini devono adottare“. La legge, spiega la Fnomceo, “attribuisce dunque all’Azienda sanitaria l’accertamento della mancata osservanza dell’obbligo vaccinale dalla quale discende la sospensione ex lege dall’esercizio della professione sanitaria e dalla prestazione dell’attività lavorativa. L’accertamento viene comunicato dalla Asl all’interessato, al datore di lavoro e agli Ordini professionali perché ne prendano atto e adottino i provvedimenti e le misure di competenza”.

Operatori riabilitati se si vaccinano

La sospensione è comunicata immediatamente all’interessato dall’Ordine professionale. Una volta ricevuto l’atto di accertamento della Asl, cioè, l’Ordine deve adottare tempestivamente una delibera di mera presa d’atto della sospensione del professionista. La conseguenza è dunque la sospensione temporanea dall’esercizio della professione fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o comunque non oltre il 31 dicembre 2021. “Il vaccino – commenta Anelli – ha rappresentato per tutti i medici lo strumento migliore di protezione individuale abbattendo del 99% la mortalità da Covid e proteggendo da una parte i medici stessi nell’esercizio della loro professione e dall’altra i cittadini che loro si affidano. Quindi è giusto e doveroso che tutti in medici si vaccinino. Va detto chiaramente – conclude il presidente Fnomceo – che il vaccino è diventato oggi più che un obbligo il requisito stesso per poter svolgere la professione medica”.

Burioni “facciano un altro lavoro”

‘Incredibile, doloroso ma indispensabile per la sicurezza dei pazienti. Forse bisognerebbe guidare tutti questi sanitari verso un lavoro differente, più adatto a loro” ha scritto su Twitter il virologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, commentando il dato degli oltre 45mila operatori sanitari senza vaccino.

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Green Pass anche su IO e Immuni: “ripartire in sicurezza”. Cinque modi per ottenerlo

Chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali, può farsi aiutare da medici, pediatri e farmacie. Serve la tessera sanitaria

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COSENZA – L‘app Immuni si aggiorna per accogliere il Green Pass. L’applicazione è solo uno dei tanti modi digitali tramite cui accedere al proprio certificato verde, c’è anche l’app Io, il fascicolo sanitario elettronico, il sito Web dedicato. La versione 2.5.0 dell’app introduce ora una nuova sezione all’interno del menu che si chiama ‘EU Digital Covid Certificate’, all’interno della quale è possibile caricare il proprio certificato verde. Anche ai Calabresi vaccinati iniziano ad arrivare i codici per scaricare il green pass.

Come ottenere il green pass

Sono cinque modi per ottenere la Certificazione verde Covid-19 che in Italia può essere richiesta per partecipare ad eventi pubblici, per accedere alle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori classificati in ‘zona rossa’ o ‘zona arancione’. Mentre dal 1 luglio sarà valida come ‘EU digital Covid certificate. In Italia la distribuzione del codice via sms o email è iniziata da poco più di 24 ore e al momento non tutti l’hanno ricevuto. In alcuni casi, pur avendolo ricevuto, non risulta ancora possibile completare l’operazione e ottenere la certificazione verde. Probabilmente perchè la macchina del Green Pass è stata appena avviata ed entro i prossimi giorni dovrebbe viaggiare a pieno ritmo poichè il sistema sarà operativo dal primo luglio, cioè la data decisa dall’Ue per dare il via al progetto che consentirà ai cittadini comunitari di muoversi all’interno dell’Unione con più facilità e sicurezza.

Dal 1 luglio giugno spostamenti nell’UE

Per ottenere il Green Pass personale è necessario però avere il codice autorizzativo che si riceve via e-mail o sms da Ministero della Salute e che attesta la vaccinazione, il risultato di un tampone o l’avvenuta guarigione dal Covid-19. Al momento non tutti l’hanno ricevuto e pur avendolo ricevuto in diversi casi non risulta ancora possibile completare l’operazione: a seconda del servizio, infatti, vengono mostrati messaggi come ‘La Certificazione non è disponibile’ o ‘Nessun EU Digital Covid Certificate trovato‘. Probabilmente perché la macchina del Green Pass è stata appena avviata ed entro i prossimi giorni dovrebbe viaggiare a pieno ritmo poiché il sistema sarà operativo dal primo luglio. E’ la data decisa dall’Unione Europea per dare il via al progetto che consentirà ai cittadini comunitari di muoversi all’interno dell’Unione con più facilità e sicurezza. Sul sito ufficiale del Green Pass si chiarisce che bisognerà aspettare fino al 28 giugno perché siano disponibili tutte le certificazioni per gli aventi diritto.

Per rendere più semplice l’accesso ad eventi e strutture in Italia, fa sapere la protezione Civile Regione, è attiva la Certificazione Verde Covid-19 che dal primo luglio faciliterà gli spostamenti anche in Europa.

Chi può avere la Certificazione Verde Covid-19?

-Chi è vaccinato contro il Covid-19 (I e II dose)

-Chi è guarito dal Covid-19

-Chi ha fatto un test molecolare o antigenico con esito negativo presso le strutture abilitate

Come si ottiene la Certificazione Verde Covid-19?

-Dal sito dedicato www.dgc.gov.it

-Dal sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale

-Con l’App Immuni

Oppure si può richiedere:

-Al medico di base

-Al pediatra di libera scelta

-In farmacia.

Si evidenzia che anche coloro che hanno avuto la sola prima dose riceveranno un messaggio dal Ministero della Salute il quale comunicherà la disponibilità della certificazione verde tramite le modalità già descritte. Per tutte le informazioni si può visitare il sito www.dgc.gov.it oppure chiamare il numero verde 800.91.24.91 attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20.

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Recovery Plan, Italia promossa a pieni voti. Draghi “ridurre divari sociali specie al Sud”

Ottima la valutazione che la Commissione Ue ha dato del Pnrr italiano. A a tutte le voci tranne che sui “Costi” dove figura una B

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BRIXELLES – Il Recovery Plan italiano è stato promosso a pieni voti dalla commissione europea che ha così dato il via libera ai 191,5 miliardi di fondi. La valutazione della Commissione Ue del Pnrr italiano vede tutte A, cioè il massimo voto, e una B alla voce ‘Costi‘, come per gli altri piani approvati finora. Nella pagella che sarà approvata entro domani e che la presidente Ursula Von der Leyen consegnerà al premier Draghi a Roma, si sottolinea che il piano “contribuisce ad affrontare in modo soddisfacente” le raccomandazioni specifiche della Ue. “Il PNRR ha tra i suoi obiettivi principali quello di ridurre i divari sociali, soprattutto nel Mezzogiorno” ha detto il Premier Draghi

Il Pnrr italiano è “ben allineato” al Green Deal, con il 37% di misure indirizzate alla transizione climatica, tra cui progetti di efficientamento energetico degli edifici (Superbonus) e per favorire la concorrenza nel mercato del gas e dell’elettricità. È il giudizio contenuto nella ‘pagella’ Ue sul Pnrr, secondo quanto appreso dall’ANSA. Bruxelles rileva poi che al digitale è dedicato il 25% del piano, con misure per la digitalizzazione delle imprese, incentivi fiscali per la transizione 4.0, la banda larga e il sostegno a ricerca e innovazione. La Commissione dà il via libera al 13% di pre-finanziamento al nostro Paese. Il documento di valutazione sarà approvato entro martedì e consegnato al premier Mario Draghi a Roma.

E’ il momento di sognare un’Italia più giusta, che sta dalla parte dei giovani, che riattiva l’ascensore sociale. Ma il sogno avrà senso se sarà un sogno collettivo, un sogno di tutto il Paese. Perché l’Italia deve diventare un Paese dove è bello vivere”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, intervenendo al Forum Pa.

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